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Il valore per l’impresa delle applicazioni di mobilità

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Il valore per l’impresa delle applicazioni di mobilità

02 Dic 2004

di Luciano Barelli

Nokia, il gigante finlandese dei telefoni cellulari, punta ad espandere il suo raggio d’azione dal mercato consumer a quello business come fornitore di soluzioni di mobilità. Per questo ha indagato sulle applicazioni mobili, identificandone l’offerta in base ai vantaggi potenziali per le imprese

Poche sono le aziende che possono vantare una visibilità nel settore della mobilità (in particolare di tipo “nomadico” ossia in movimento) come Nokia (www.nokia.com). Inizialmente, il mercato di riferimento per i device, i servizi voce e la messaggistica Sms era quello dell’area consumer, ma dagli inizi del 2004, con la creazione della divisione Enterprise Solutions la multinazionale dei telefoni cellulari ha fatto il gran passo verso il mercato business, per la trasmissione dati e l’accesso alle applicazioni. Ci è sembrato quindi un’interessante opportunità poter chiedere a Valerio Tavazzi, Territory Manager per gli Enterprise Mobility Systems della divisione Enterprise Solutions di Nokia Italia (tel. 02.3600.3652) di illustrare le possibilità applicative delle soluzioni di mobilità ritenute più interessanti per le nostre aziende secondo il punto di vista di una società di matrice tecnologica e culturale ben diversa da quelle dei vendor d’informatica.
Premesso che il concetto di mobilità a cui si riferisce è quello che abilita “l’accesso a dati e applicazioni da qualunque luogo, in qualunque momento e da qualunque dispositivo”, e che le applicazioni per la mobilità da prendere in considerazione sono molte e molto diversificate, Tavazzi inquadra una prima classificazione secondo un concetto che non è in funzione della tecnologia ma dei risultati che questa può portare all’impresa.

Il concetto del ‘value on investment’
“Possiamo dividere le applicazioni in due grandi classi. Da un lato abbiamo quelle ‘Roi driven’, ossia che trovano la loro giustificazione in un preciso ritorno degli investimenti; dall’altro quelle che possiamo chiamare ‘Voi driven’, cioè che non trovano la giustificazione dell’investimento dal puro un ritorno economico, ma dalla generazione di un valore per l’impresa. Questo può essere il miglioramento della qualità di un servizio, o la sua accessibilità da parte di un dipendente o di un cittadino. Ci sono poi applicazioni che possono ricadere in entrambe le categorie”.
Considerando altri due parametri, e cioè l’impegno richiesto per personalizzare l’applicazione sui bisogni specifici degli utenti, e l’impatto sul business, ed applicando questi concetti di misura alle applicazioni in mobilità, scegliendo le più diffuse o quelle di maggior potenziale, Nokia ottiene il diagramma riportato in figura. Come si può apprezzare già a colpo d’occhio, il grafico evidenzia come già oggi, con la tecnologia attuale e pur con le limitazioni dei terminali esistenti, è possibile costruire soluzioni applicative giustificabili dalle aziende e dalle amministrazioni pubbliche dal punto di vista economico, oppure da quello del valore, anche intangibile, generato, o ancora, da entrambi i criteri.
Quali sono le basi tecnologiche su cui si possono realizzare applicazioni di mobilità? Sostanzialmente due, ci spiega Tavazzi, entrambe derivate dalle tecnologie desktop con le opportune modifiche per adattarle ai piccoli schermi dei terminali. La prima è la posta elettronica, la seconda è l’accesso al Web. Occorre però che queste applicazioni ‘derivate’ siano adattate al nuovo utilizzo, sostanzialmente per renderne possibile la fruizione senza le penalizzazioni comportate dall’uso un terminale dotato di un piccolo o piccolissimo schermo come può essere un Pda o un telefono cellulare e collegato ad una linea molto meno veloce della Lan aziendale.

La distribuzione delle soluzioni ‘mobile’

Fonte: elaborazione Nokia su dati di mercato


Valerio Tavazzi
Territory Manager per gli Enterprise Mobility Systems della divisione Enterprise
Solutions di Nokia Italia

Naturalmente, Tavazzi esemplifica il concetto citando come la sua azienda abbia disegnato e realizzato un componente infrastrutturale, il Nokia One Business Server, che adatta il messaggio, o il risultato della navigazione, alla caratteristica del terminale, che viene riconosciuta automaticamente. Per esempio, gli allegati dei messaggi (di tutti i formati Office, più i Pdf di Adobe e i file zippati) non vengono scaricati ma vengono aperti sul gateway e resi accessibili una pagina alla volta. Anche sul fronte, estremamente importante, della sicurezza, dove occorre predisporre linee protette in modo da rendere il collegamento sicuro per gli impieghi aziendali, Nokia ha realizzato un Secure Access System che permette di stabilire connessioni remote sicure alla rete aziendale anche da terminali non aziendali, come il personal computer di casa, e una Firewall Appliance che fornisce sofisticate funzioni di filtraggio degli accessi e di rilevamento dei tentativi di collegamento non autorizzati.
Il ‘mobile worker’ che sia stato attrezzato con soluzioni modificate come suggerito da Tavazzi, può comunicare nei due sensi con la propria azienda e accedere a tutte quelle applicazioni aziendali che siano web-oriented. Ecco perchè, nonostante le limitazioni fisiche del terminale, sono così numerose le applicazioni realizzabili in mobilitàomadicità.
Le più ovvie sono quelle che richiedono lo scambio di un numero limitato di dati. sia in trasmissione che in ricezione. Nel diagramma illustrato (cui occorre fare riferimento ogni volta che si fa una discriminazione tra applicazioni Roi o Voi driven) vediamo ad esempio:
– le applicazioni B2B field service, che coprono tutte le attività inerenti la post-vendita e manutenzione presso i clienti (come scaricare dati, ricevere informazioni sul cliente, inviare aggiornamenti e segnalazioni dei lavori effettuati);
– le applicazioni di Parcel delivery, per gli operatori di logistica (che si basa sulla ricezione dei dati del cliente, sull’individuazione del percorso ottimale per il vettore e sulla segnalazione di avvenuta consegna e degli eventuali resi);
– le applicazioni di Sales force automation (con ricezione dei dati del cliente in modo automatico in funzione della posizione sul territorio, grazie a software che s’interfacciano al Gps o sistemi analoghi forniti dall’access provider, l’aggiornamento continuo dello stato degli ordini, l’inserimento remoto degli ordini da parte dei commerciali);
– le applicazioni in ambito medico, come la ricezione dei dati della cartella clinica anche fuori sede (ad esempio sul luogo di un incidente), lo scambio di referti tra i vari reparti di un ospedale, la comunicazione immediata dei risultati degli esami.
Inoltre, commenta Tavazzi, il recentissimo sviluppo della messaggistica multimediale e della qualità delle fotocamere integrate nei telefonini di ultima generazione rendono possibile una speciale famiglia di applicazioni basata sull’invio di immagini: ad esempio la rilevazione dei danni da parte dei periti delle assicurazioni, la segnalazione dei sinistri da parte degli assicurati.
Ci sono poi tutte le applicazioni Wi-Fi che si basano sulla disponibilità di punti di accesso pubblici o appartenenti a reti aziendali. Qui i terminali sono in genere notebook dotati di schede Wi-Fi, anche se alcuni telefonini dotati di tastiera possono essere utilizzati per certe applicazioni, quelle meno esigenti quanto a immissione dei dati. Considerando che dietro ad una applicazione non c’è solo un pacchetto applicativo e un terminale ma anche una infrastruttura che abilita il servizio con il richiesto livello di protezione, sottolinea Tavazzi, si può identificare una categoria di applicazioni wireless che indirizzano la necessità di creare un ambiente di lavoro protetto in un’area remota e per un tempo definito. Esempio tipico, i cantieri in località remote e con scarse infrastrutture di comunicazione, dove la necessità è avere un ambiente elaborativo disponibile e protetto (l’accento cade sull’accesso e sulla sicurezza) tramite il quale poter comunicare con la rete aziendale e i partner commerciali.
“Infine – conclude Tavazzi – abbiamo una serie di applicazioni che potremmo definire ‘decisionali’, ossia che permettono ai manager aziendali di decidere in base ad informazioni debitamente analizzate, che si prestano in modo ideale ad essere fruite in mobilità, perché da un lato sono destinate a persone con esigenze di frequenti spostamenti e dall’altro sono mediate, come sono tutti i sistemi di reportistica e business intelligence, da un livello di sintesi che riduce il volume dei dati da trasmettere”. Nella prima categoria ricadono ad esempio le applicazioni tipo trading on line, nella seconda tutte le applicazioni di decision support, a valle di ogni tipo di sistema di business intelligence o di enterprise performance management.


Le applicazioni wireless secondo ibm
Il trend in atto nella comunicazione wireless è lo sviluppo del trasporto dati innescato della pervasività della rete, il cui punto di accesso è sempre più vicino al punto dove il dato è generato. Secondo Graziella Dilli, Responsabile Business Wireless di Ibm South Europe, “Il 65% delle aziende si doterà di almeno un’applicazione pervasiva entro il 2006”, con la convergenza tra dispositivi, reti e tecnologie d’accesso. Tra i primi, oltre a palmtop e cellulari, “si diffonderanno dispositivi non tradizionali, anche indossabili”; il business on demand e l’aumento dei ‘mobile workers’ faranno delle reti wireless un’infrastruttura chiave per l’industria e l’accesso pervasivo porterà flessibilità ed efficienza operativa, servizio al cliente e minori costi. L’Rfid già porta l’accesso al dato sull’oggetto che lo genera: la lettura di un chip posto sul prodotto consente di gestirlo in tempo reale con la movimentazione fisica: dopo le informazioni e le applicazioni, l’oggetto entra in rete.
Dilli cita il caso della tedesca MetroStore, la cui applicazione pervade i vari segmenti (acquisti, logistica, gestione ordini, gestione punti di vendita e così via) di una catena del valore non lineare, per cui ogni segmento è fonte di informazioni per ogni altro. Un tale progetto richiede una visione d’insieme, non solo dei processi su tutta la catena, ma anche dei vantaggi da cogliere e dei problemi da affrontare a livello applicativo, infrastrutturale e di device.
Tra le esperienze italiane, Dilli cita Arena Holding (alimentari), che supporta la propria espansione creando nuovi uffici con tecnologia Wi-Fi, e il gruppo Hera (energia) la cui applicazione guida sul luogo di un guasto la squadra d’intervento più vicina.

Luciano Barelli

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