Come portare un team al successo secondo Atlassian

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Come portare un team al successo secondo Atlassian

Il periodo di quarantena ha spinto le imprese a sperimentare nuovi modi di lavorare, ma perché siano effettivamente efficaci è necessario avere la corretta impostazione culturale e dotarsi delle tecnologie adeguate. Ecco l’opinione di Atlassian

08 Giu 2020

di Redazione

“Non so cosa accadrà con il virus prossimamente, ma so che in questo periodo di cambiamento forzato vedremo emergere nuove tecnologie, nuovi servizi e nuovi modi di lavorare”. È iniziato così il keynote di Mike Cannon-Brookes, co-fondatore e co-CEO di Atlassian (l’altro è Scott Farquhar), tenuto in occasione del Remote Summit che ai primi di aprile 2020 ha sostituito l’appuntamento dell’azienda programmato a Las Vegas.

foto CEO Atlassian
Da sinistra: Scott Farquhar e Mike Cannon-Brookes, co-fondatori e co-CEO di Atlassian

L’inizio di una nuova era all’insegna di un nuovo modo di lavorare

“Siamo all’inizio di una nuova era – ha sottolineato il CEO di Atlassian – nella quale i team e le imprese dovranno abbracciare una nuova normalità per poter prosperare”. E dovranno farlo in fretta, perché si tratta di modifiche strutturali e non episodiche, per le quali occorreranno tecnologie adeguate. Per spiegarlo, Cannon-Brookes ha ricordato le tappe più importanti del cammino digitale che hanno portato allo scenario attuale, partendo da una delle più significative, quella di 50 anni fa, quando IBM presentò il calcolatore 704, seguito successivamente dai computer della Commodore e della Apple.

Ma è alle connessioni a Internet con la banda larga e al mobile computing che si deve la chiave della nostra attuale vita digitale. Un profluvio di innovazioni che hanno risolto problemi difficili nel commercio, nei servizi finanziari, nell’energia, nei trasporti e in tanti altri settori. Per poter avere tutto questo oggi “nella propria mano”, c’è bisogno di un posto dove una tale marea di informazioni “viva e respiri” e al quale connettersi. L’ascesa del cloud si spiega per tale motivo, poiché “è un grande equalizzatore, un elemento cruciale per collegare il nostro mondo fisico e digitale”.

foto CEO Atlassian
Mike Cannon-Brookes, co-fondatore e co-CEO di Atlassian al Remote Summit 2020

Un mondo che però necessita di un altro tassello indispensabile per abilitare nuovi modi di lavorare, un tassello che è insieme tecnologico, rappresentato dai tool di collaboration avanzata, e culturale, perché basato su agilità e un team working efficace che rappresentano le basi dello smart working (una modalità organizzativa che in questo periodo è stata spesso confusa con il lavoro da remoto e che invece ha ben altre implicazioni di carattere organizzativo e strategico).

Una modalità organizzativa che è strettamente correlata al concetto di innovazione: “L’innovazione non può essere imposta. Deve far parte della cultura dell’intera azienda, non può quindi essere concentrata in una sola persona o nascosta in una stanza dedicata. Questa consapevolezza deve manifestarsi anche nel modo in cui l’azienda opera quotidianamente e tenere il passo rispetto ai rapidi cambiamenti e alle aspettative dei dipendenti”, ha detto Vladimir Cavalcanti, Channel Manager EMEA e Country Manager Italia di Atlassian.

Ma concretizzare questo obiettivo non è semplice e il cambiamento passa, prima di tutto, dal top management: “La leadership aziendale – dice ancora Cavalcanti – dovrebbe dare alle persone l’autonomia per creare qualcosa di nuovo e vivere l’azienda come un laboratorio, dovrebbe generare nuove idee, cercando un feedback costante ed evolvendosi di conseguenza per soddisfare i propri clienti, ma anche i dipendenti”.

Cavalcanti foto
Vladimir Cavalcanti, Channel Manager EMEA e Country Manager Italia di Atlassian

Team building: ancor più necessario nello smart working

Affrontiamo dunque prima di tutto il tema dal punto di vista culturale. Se lo smart working viene vissuto realmente come un nuovo modo di costruire le relazioni di lavoro, è ovvio che anni di riflessioni e teorizzazioni su temi come il team building, ormai consolidati nella cultura manageriale, non possono essere spazzati via dal fatto che non si è fisicamente nello stesso luogo di lavoro.

Coordinare, gestire e armonizzare un team che lavora da remoto richiede una serie di attenzioni. Utilizzare strumenti di videoconferenza e instant messaging e vedersi di persona un paio di volte all’annonon è sufficiente per creare gruppi di lavoro forti e coesi. I team di successo, ossia quelli che hanno le migliori performance e godono di un elevato senso di benessere sul luogo di lavoro, utilizzano le pratiche di team building nello svolgimento delle loro attività quotidiane e si prendono del tempo per divertirsi insieme in modo costante. Ma come fare quando si lavora a centinaia di chilometri di distanza l’uno dall’altro?

La risposta viene dal modo in cui la stessa Atlassian ha affrontato questo tema. “Essendo un’azienda con diverse migliaia di persone distribuite in cinque continenti, il 12% delle quali lavora da casa a tempo pieno, in Atlassian, abbiamo avuto molte possibilità di affinare le nostre strategie di team building virtuale. Abbiamo imparato che è importante divertirsi un po’ anche durante la giornata lavorativa e abbiamo sviluppato alcuni esercizi pratici, da remoto, che ci aiutano a lavorare meglio sia come team sia come singoli. È esattamente come il normale team building, tranne per il fatto che non si è nello stesso spazio fisico”, spiega il top manager.

Secondo una recente ricerca Atlassian, il 94% dei lavoratori afferma che il rispetto reciproco e buoni rapporti interpersonali sono fondamentali per il successo di un team e il 19% ritiene che questi siano i fattori principali per garantire il benessere sul luogo di lavoro.

Tool di collaborazione avanzata sono indispensabili

La seconda faccia della medaglia del nuovo modo di lavorare è necessariamente rappresentata dall’adozione di tecnologie adeguate.

Atlassian propone quindi una suite per la gestione agile dei processi di business che supporta le attività dei lavoratori in tutte le fasi, consentendo di combinare l’aumento della produttività con la soddisfazione di chi svolge le diverse attività. Vediamo brevemente i prodotti principali:

  • Jira Software: nato come piattaforma per gestire lo sviluppo di software e utile per la pianificazione, organizzazione e verifica del lavoro, oggi Jira consente ai membri di ogni team di collaborare, monitorare e realizzare progetti complessi, dalla fase di pianificazione a quella di report.
  • Confluence: un tool per la creazione e gestione documentale evoluto e pensato appositamente per la team collaboration. La condivisione di documenti risulta più semplice e veloce con un software aperto ed accessibile.
  • Trello: sfrutta tutte le risorse di Visual Collaboration per favorire la comunicazione e la flessibilità, con la certezza che ogni membro del team sia sempre allineato
  • Jira Service Desk: un service desk facile da usare e ricco di funzionalità, con un knowledge base integrato e un portale self-service, automatizzato, che consente di creare report SLA e molto altro. Inoltre, se collegata a Jira Software, questa soluzione permette ai team IT e di sviluppatori di collaborare su un’unica piattaforma.
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Redazione

Nel corso degli anni ZeroUno ha esteso la sua originaria focalizzazione editoriale, sviluppata attraverso la rivista storica, in un più ampio sistema di comunicazione oggi strutturato in un portale, www.zerounoweb.it, una linea di incontri con gli utenti e numerose altre iniziative orientate a creare un proficuo matching tra domanda e offerta.

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