
Una cosa è certa: non c’è progetto IoT che possa andare disgiunto dal tema della sicurezza.
Nel mondo dell’Internet of Things i sensori raccolgono, comunicano, analizzano dati e sulla base di quei dati, o per meglio dire sulla base del valore che quei dati, trasformati in informazioni, assumono, si innescano azioni conseguenti.
E se i dati sono così centrali nella catena del valore di un progetto IoT, è logico pensare che proprio i dati diventino bersaglio diretto di azioni malevole, studiate con l’obiettivo di compromettere le informazioni o di entrarne in possesso, a maggior ragione se considerate sensibili di natura.
Detto in termini più semplici, tanti più dati si condividono e tanto più sensibili sono, tanto maggiore è il rischio di attacchi o compromissioni.
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GDPR e cyber security: Sicurezza da tutelare sia nel mondo delle imprese sia nel mondo consumer
Un assioma, va detto, che si applica tanto al mondo industriale, tanto alle sempre più comuni applicazioni dell’Internet delle Cose nella vita privata.
In una recente analisi dedicata proprio a questo tema, Deloitte prende ad esempio un telecomando per l’apertura della serranda del garage che integra anche una funzionalità per disattivare l’allarme domestico: una compromissione del telecomando potrebbe garantire accesso alla proprietà a “ospiti indesiderati”. E se non fosse il telecomando, potrebbe analogamente trattarsi di termostati, serrature, televisori e qualunque altro dispositivo connesso ormai comunemente disponibile nelle nostre case.
In ambito industriale, la compromissione delle macchine o delle reti porta con sé rischi sia correlati all’operatività stessa dei macchinari, sia correlati al possibile accesso non autorizzato alle informazioni aziendali o ai sistemi di back-end.
Per avere un’idea di come tutto questo possa tradursi nella realtà, basta fare un piccolo passo indietro nel tempo e tornare alla fine del 2016 con l’attacco di tipo DDoS (Distributed Denial of Service) di cui fu vittima il fornitore di servizi DNS Dyn. Un attacco che sfruttò le vulnerabilità dei dispositivi connessi, dalle telecamere di sorveglianza ai router, e che si tradusse nell’impossibilità di raggiungere siti popolarissimi, da Twitter a Spotify, da parte degli utenti di tutto il mondo.
Focus sulla security nell’Industria 4.0
Torniamo dunque al punto di partenza: qualunque progetto IoT deve prevedere anche una strategia di sicurezza. E il corollario a questo paradigma è che è arrivato il momento di abbandonare le logiche dei silos o gli approcci di tipo dipartimentale. L’Internet of Things connette il mondo IT a quello delle operation e coinvolge l’intera infrastruttura aziendale: l’approccio alla sicurezza deve essere di tipo integrato.
Il problema è che di fronte a queste tematiche le aziende sembrano ancora impreparate. Così, se da un lato la loro propensione a muoversi verso i paradigmi dell’Industria 4.0 cresce progressivamente, dall’altro sembra non potersi dire sulla loro capacità di rispondere all’innalzamento del livello di rischio.
Sempre Deloitte, lo scorso anno, nel suo studio “Industry 4.0 and cybersecurity. Managing risk in an age of connected production” definiva il mondo del manufacturing “drammaticamente impreparato” a fronteggiare le minacce informatiche.
Qualcosa, però, sta cambiando.










