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Strategia per il Cloud, come evitare il “Wishful Thinking”

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Scenari

Strategia per il Cloud, come evitare il “Wishful Thinking”

28 Apr 2014

di Redazione Digital4

I CIO hanno ormai compreso l’importanza del Cloud ma ancora non esiste una roadmap standard per l’adozione. Affrettare gli investimenti senza un solido piano può comportare enormi problemi nell’implementazione. Compito dei responsabili IT quindi è definire una strategia basata su tre componenti strettamente connessi: governance, formazione, e transizione operativa

Il Cloud Computing ha ormai superato la fase di “parola di moda” per convegni e articoli, diventando un solido standard per implementazioni software e storage, e non sorprende che le organizzazioni abbiano iniziato a ottenere i primi ritorni da questi investimenti.

A questo punto quindi, scrive in un approfondimento SearchCIO.com, un grande vantaggio di un progetto di implementazione Cloud fatto bene è il fatto di liberare risorse IT – che potranno essere impiegate in ruoli più strategici per il business –, con ricadute positive sull’intero business.

Se da un lato i CIO hanno ormai compreso l’importanza del Cloud, ancora esistono resistenze e timori all’interno delle stesse funzioni IT aziendali. Inoltre non esiste ancora un percorso standard per questi progetti. Ci si muove a tentoni, con un approccio prudente, costellato di tentativi ed errori nella ricerca di un perfetto equilibrio tra soluzioni di private e public Cloud, come confermato anche da Forrester Research.

È emblematico il caso di Electronic Arts – il colosso statunitense noto come EA Games che sviluppa, pubblica e distribuisce videogiochi –, che dopo una serie di valutazioni fatte dal suo ormai ex CIO, Mark Tonnesen, ha deciso di optare per una soluzione di private Cloud anzichè pubblica, scelta che in un primo momento era apparsa meno rischiosa.

Un strategia chiara porta al successo

Delineare una vera e propria strategia che scandisca le tappe di un progetto di Cloud Computing è fondamentale per anticipare eventuali criticità, come per esempio le resistenze interne, che in taluni casi potrebbero avere conseguenze rilevanti, e talvolta disastrose, come il ripetersi di errori o addirittura il naufragare del progetto stesso. Nel farlo è importante ricordare che è la governance stessa del progetto a influenzare le scelte tecnologiche che, a loro volta, determinano i piani di formazione e i programmi di assunzione nonché la definizione delle fasi operative di transizione.

Compito dei responsabili IT sarà definire un piano di governance che dettagli i servizi e le risorse necessarie, delineare un programma di formazione e assunzione opportuno, predisporre un piano di transizione operativo. Il loro ruolo diventa così “consulenziale”: per ogni decisione presa dovranno essere in grado di definire quali saranno gli impatti tecnologici. La comunicazione di questi piani può aiutare a evitare casi in cui la prospettiva dei benefici accelera i piani d’investimento, ma l’assenza di un solido piano appunto di governance, formazione e operativo può provocare grossi problemi durante l’implementazione.

La definizione di una strategia di Cloud Computing prevede quindi un lavoro di progettazione congiunta tra le aree di business e l’IT, divenendo il punto di riferimento per le scelte tecnologiche e per la definizione dell’operatività. Ciascun progetto diventa quindi interdipendente e non può essere sviluppato a compartimenti stagni. L’obiettivo ultimo che si deve sempre aver presente lungo tutto il processo è implementare una soluzione che permetta di incrementare le entrate a fronte di un tempo di payback ridottissimo.

Il discorso fatto vale in primis per le aziende di grandi dimensioni, ma anche per le PMI che oggi non possono permettersi di prescindere da una strategia vera di Cloud Computing. Queste aziende se da un lato si trovano a dover affrontare in parte le medesime criticità delle aziende di dimensioni più rilevanti, dall’altro sono agevolate dall’avere un numero di variabili inferiore da dover gestire per accelerare l’adozione del Cloud, e quindi tendono ad essere maggiormente incentivate ad intraprendere un progetto.

Nelle piccole e medie aziende un progetto del genere come tutti quelli di “data governance” è di pertinenza del business, e l’IT fa soprattutto da “consulente” per gli impatti tecnologici. Ma è comunque impossibile districare le reciproche influenze tra i piani di governance, formazione e operations.

In generale, l’IT è indicato per governare l’intera strategia di Cloud Computing perché l’adozione del Cloud è un cambiamento tecnologico, anche se impatta sul business. Questo però non esime dalla necessità di leadership e partecipazione da parte delle funzioni di business. L’adozione del Cloud serve a risolvere problemi di business: l’IT è il “consulente chiave” e nel contempo l’owner dei cambiamenti tecnologici, ma deve muoversi in partnership con tutte le aree di business.

Redazione Digital4

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