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Red Hat: il CIO deve diventare cloud provider della sua azienda

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Attualità

Red Hat: il CIO deve diventare cloud provider della sua azienda

Uno degli effetti più evidenti della pandemia di Covid-19 è stata l’accelerazione dell’importanza dei responsabili IT. Un altro è stato il trionfo del paradigma cloud. Red Hat, con la Open Hybrid Cloud Platform aiuta le aziende a rinnovare le infrastrutture per replicare internamente questo modello e accelerare l’innovazione del business

24 Mag 2021

di Riccardo Cervelli

In occasione dell’edizione 2021 del Red Hat Summit, tenutosi in forma rigorosamente virtuale lo scorso mese d’aprile, Paul Cormier, President and CEO di Red Hat, ha pronunciato una di quelle frasi semplici eppure destinate a essere ricordate: “Every CIO is a cloud operator”, “Ogni CIO è un cloud operator”. D’ora in avanti, se già non lo era diventato in passato, ogni responsabile IT deve essere in grado di operare come se fosse alla guida di un fornitore di servizi cloud, riuscendo a fornire in modalità il più possibile self-service e con il rispetto di Service Level Agreement (SLA) sempre più ambiziosi, risorse, tecnologie e funzionalità digitali agli utenti aziendali e ai clienti dell’azienda (sempre e ovunque essi si trovino) con l’utilizzo di sistemi e processi on premise o in cloud.

Architetture aperte e convergenti per l’innovazione

E “Ogni CIO è un cloud operator” è la frase con cui anche Gianni Anguilletti, vice president Med di Red Hat, ha aperto il suo intervento a una conferenza stampa con i giornalisti tecnologici italiani, per illustrare i recenti annunci dell’azienda, calandoli nella specifica realtà del mercato italiano, anch’esso alle prese con l’ingresso in quello che viene chiamato “new normal”, successivo alla fase più deflagrante della crisi sanitaria causata dal coronavirus.

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“L’affermazione di Cormier – ha precisato – ovviamente non significa che ogni azienda deve diventare un cloud service provider, ma che deve trovare dentro se stessa la capacità di andare oltre a una situazione caratterizzata dalla presenza di un infinito numero di infrastrutture [che spesso non parlano fra loro e sono obsolete, ndr] per adottare un’architettura maggiormente in grado di supportare le nuove iniziative di business. Red Hat ha abbracciato con lungimiranza, una decina di anni fa, questa visione, con il lancio della piattaforma Open Hybrid Cloud, che secondo noi è la strategia più in grado di fornire vantaggi quali velocità, stabilità e scalabilità”.

Anguilletti ha proseguito dettagliando le principali componenti di questa piattaforma. “In primo luogo offriamo un framework per lo sviluppo di applicazioni moderne per il cloud, containerizzate ed eventualmente anche a microservizi, che risultano utili nella creazione e nel deployment di soluzioni di Artificial Intelligence (AI), Machine Learning (ML), Internet of Things (IoT) e Edge Computing. L’architettura include quindi tecnologie per la creazione e gestione di infrastrutture aperte e ibride, che consentono di interagire da e verso qualsiasi tipo di dispositivo, con ampio utilizzo di funzionalità di automazione, che permettono di abbare i costi e rendere le infrastrutture più resilienti, affidabili e, in ultima analisi, più intelligenti”. La terza componente è costituita dal sistema operativo RedHat Enterprise Linux, applicazioni e piattaforme per la gestione dei dati. La visione Open Hybrid Cloud abbraccia e integra tutti i tipi di infrastrutture più utilizzate: bare metal, virtual, private cloud, public cloud e edge. “Gli obiettivi business che la nostra piattaforma si ripromette di aiutare a raggiungere – ha sottolineato Anguilletti – sono la crescita dell’innovazione, l’attrazione di nuovi clienti, la vittoria contro competitor ‘Digital First’, la riduzione del time-to-market e dei costi”.

Un’organizzazione aperta per far crescere il mercato

Da tempo, Red Hat ha affiancato ai suoi servizi tradizionali una serie di soluzioni che, come ha spiegato il vice president Med, “permettono di effettuare un salto, dal punto di vista organizzativo, in termini di agilità e aperture. Red Hat ha concettualizzato questa visione e l’ha chiamata Open Organization. Queste innovazioni ci rendono maggiormente in grado di svolgere un ruolo di catalizzatore verso la comunità open source, dalla quale oggi scaturiscono tecnologie e pratiche innovative che possono essere utilizzate con notevoli vantaggi dai nostri clienti. Il futuro – ha sottolineato Anguilletti – vedrà un’accelerazione dell’innovazione tecnologica, quasi una riedizione della legge di Moore, in ambiti quali l’edge computing e l’AI. Per fare un esempio, con Ibm abbiamo sviluppato una piattaforma di navigazione autonoma grazie alla quale la nave Mayflower di ProMare sarà una delle prime navi a navigare nell’Atlantico in modalità Autonomous Ship, con tecnologie di AI in esecuzione su IBM PowerSystems basati su RedHat Enterprise Linux”.

Gli ultimi annunci del vendor e l’Italia

L’incontro con la stampa è servito anche a segnalare alcune delle più recenti novità di Red Hat. Fra queste spicca Advanced Cluster for Kubernetes, basato sulla tecnologia dell’acquisita StackRox per la visibilità end-to-end, la gestione e il controllo dei cluster Kubernetes in ambienti ibridi e multicloud. Fra i vari benefici, questa soluzione permette “di capire se un’applicazione esegue operazioni anomale e le potenziali conseguenze”, ha sottolinea Giuseppe Bonacore, Principal Solution Architect di Red Hat Italia.

Al Summit sono stati lanciati anche tre managed service destinati a rendere più fluide e performanti le attività di sviluppo, implementazione e scalabilità di applicazioni cloud-native, nonché di quelle destinate a fornire insight data-driven. “Si tratta di OpenShift API Management, OpenShift Streams for Apache Kafka, ora disponibili anche come servizi gestiti, e OpenShift Data Science, che parte come managed service ma sarà presto disponibile anche per l’installazione on prem”, ha preannunciato Bonacore. “Data Science include servizi che permettono di utilizzare big data, sviluppare algoritmi e provare use case di data science”.

Il tema dei business case è stato più volte ricordato anche da Rodolfo Falcone, Country Manager di Red Hat. “L’azienda – ha detto – si è strutturata per servire in maniera più focalizzata mercati differenziati per dimensione e settore verticale. Sono stati creati tre team che si occupano, insieme al canale, rispettivamente di Enterprise e White Space companies, che sono circa 100 in Italia; Emerging Market e White Space companies, circa 500; e SMB e White Space companies, che costituiscono tutto il resto. Abbiamo previsto anche persone con expertise in specifici vertical, che aiutano i partner e i clienti a sviluppare business case che possono capitalizzare sulle nostre tecnologie e i nostri servizi. I quali sono sempre più utilizzati non solo per trasformare, bensì per innovare il business”.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Classe 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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