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Il cloud abilita la razionalizzazione delle infrastrutture della PA

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Il cloud abilita la razionalizzazione delle infrastrutture della PA

In occasione del Forum PA 2019, si è svolto il confronto sul percorso di razionalizzazione dell’infrastruttura informatica fra i protagonisti delle strategie della PA e alcuni provider, pubblici e privati, con una testimonianza dell’esperienza di razionalizzazione del governo britannico. Fra i nodi da sciogliere la definizione e il ruolo dei poli strategici e la dialettica nel binomio libertà di scelta dell’infrastruttura per le amministrazioni e necessità di standardizzazione.

06 Giu 2019

di Elisabetta Bevilacqua

La PA è un elemento centrale di traino per il sistema Paese con impatti significativi sulle imprese. “Quanto accade all’interno delle aziende, dove il cloud è ormai una realtà importante e aiuta ad aumentare le capacità di risposta alle tematiche del mercato, dovrebbe ispirare il piano di razionalizzazione delle risorse ICT pubbliche”. Con queste considerazioni, Stefano Uberti Foppa, per anni direttore di ZeroUno e oggi influencer sui temi della digital business innovation, apre il pomeriggio dedicato a infrastrutture e cloud, nell’ambito di FPA 2019, e aggiunge: “Questo stesso approccio dovrebbe essere presente nel piano di razionalizzazione delle risorse pubbliche, poiché l’esigenza di nuovi servizi, di innovazione e di una migliore presenza delle amministrazioni sui territori passa attraverso questa grande trasformazione che vede il cloud al centro”.

Sembra essersi mosso in questa stessa direzione il lavoro del Team per la trasformazione digitale e di AgID, basato sull’assunto che le infrastrutture digitali che ormai veicolano gran parte delle attività dovrebbero essere efficienti ed economicamente sostenibili come le altre infrastrutture critiche (reti stradali, elettriche…), nella formulazione del nuovo Piano triennale (2019-2021) che comprende una importante focalizzazione sulle infrastrutture della PA.

Fra le fonti di ispirazione quanto fatto dal governo britannico come ricorda Paolo De Rosa, Esperto Cloud & Data Center, Team per la trasformazione digitale – Presidenza del Consiglio dei Ministri, che precisa: “Siamo ancora molto lontani dal raggiungere i loro risultati ma almeno abbiamo iniziato a muoverci”.

foto di paolo de rosa
Paolo De Rosa, Esperto Cloud & Data Center, Team per la trasformazione digitale – Presidenza del Consiglio dei Ministri

Il modello Crown House del governo Britannico

Il programma del governo britannico, si basa sulla creazione di una joint venture, Crown Hosting, fra Cabinet Office (dipartimento ministeriale a supporto del primo ministro) e Ark Data Centres, per affrontare la situazione del 2013 quando il governo britannico doveva gestire oltre 2000 data center a supporto dell’IT, con elevati costi di gestione e di alimentazione elettrica, configurazioni inefficienti e difficili da mantenere, un consolidamento e una trasformazione virtualmente impossibili.

“Quattro anni fa Crown Hosting era il luogo dove trovava casa l’infrastruttura legacy IT non in grado di migrare al cloud, oggi è l’abilitatore strategico per la trasformazione digitale del settore pubblico”, sottolinea Steve Hall, CEO, Crown Hosting Data Centres. In assenza di adeguati skill nella PA, uno dei compiti di CH è fornire consigli e assistenza alle amministrazioni per analizzare quanto hanno, come pianificare, cosa spostare, come realizzare lo spostamento, l’istallazione, l’avvio, anche grazie a un ecosistema di aziende partner. CH si aspetta di moltiplicare per 9 i volumi in 4 anni e per 15 i risparmi stimati nel business case, con riduzione dei costi fra il 50-70% amministrazione cliente.

Steve Hall, CEO, Crown Hosting Data Centres

La razionalizzazione delle infrastrutture della PA italiana è un’emergenza

La situazione della PA italiana, come risulta dal censimento sulle infrastrutture della PA nel 2013 e il successivo del 2017, esteso alle applicazioni, vede una spesa annuale di circa 5,8 miliardi di euro l’anno in ICT (circa 2 miliardi dei quali riconducibili ai data center), per gestire 22mila amministrazioni, con 11mila datacenter (nella maggior parte inefficienti, dispendiosi, non affidabili), 25mila siti web, 160mila basi dati, 200mila applicazioni: “I dati raccolti delineano uno scenario preoccupante e rischi per la sicurezza, la discontinuità e possibili disservizi”, sottolinea Adriano Avenia, Area Trasformazione Digitale – Servizio razionalizzazione risorse ICT della PA, AgID, che definisce una sfida epocale il percorso di razionalizzazione dei data center.

Adriano Avenia, Area Trasformazione Digitale – Servizio razionalizzazione risorse ICT della PA, AgID

In questa situazione il cloud rappresenta per la PA la tecnologia abilitante per il percorso di razionalizzazione e come tale è stato inserito nel piano triennale fin dalla prima edizione e rafforzato nell’edizione 2019. “L’adozione del paradigma cloud rappresenta la chiave della trasformazione digitale abilitando una vera e propria rivoluzione del modo di pensare i processi di erogazione della PA verso cittadini e imprese”, sottolinea Avenia.

Ispirata a quanto hanno fatto i paesi più avanzati, come nell’esempio precedente dal Governo britannico, la strategia messa a punto da Team Digitale e AgID prevede:

  • Cloud first, per tutto ciò che è nuovo. In particolare, sarebbe utile valutare in prima istanza la presenza di servizi SaaS nel catalogo dei servizi qualificati per la PA e solo successivamente valutare servizi PaaS e Iaas;
  • Modello strategico del cloud che si compone di infrastrutture e servizi qualificati da AgID sulla base di requisiti tali da garantire elevati standard di qualità per la PA;
  • La gestione dell’enorme parco applicativo pregresso, l’aspetto più complesso, per il quale vengono indicati progetti specifici per la migrazione di infrastrutture e applicativi.

Nell’attuazione della strategia particolarmente importante è il percorso di qualificazione applicato sia alle infrastrutture sia ai servizi, secondo le circolari AgID n. 2 e 3 del 9 aprile 2018, che prevedono come quelli a catalogo siano gli unici acquisibili, dal 1° aprile, in aggiunta a quelli già presenti in Consip.

“Queste circolari non vanno considerate come un adempimento, ma un’opportunità sia per le amministrazioni sia per i fornitori”, commenta Avenia, ricordando che attualmente sul catalogo sono presenti 157 servizi qualificati (48% SaaS, 27% IaaS, 25% PaaS) e 32 Cloud Service Provider (CSP) qualificati di cui il 50% Pmi, 8 multinazionali e 5 grandi aziende italiane.

Ancora controverso il ruolo di CSP e PSN

Un aspetto ancora indefinito è l’identificazione dei Poli Strategici Nazionali (PSN).

L’idea del Team è partire dagli obiettivi, prendendo ad esempio sempre il percorso del governo britannico: ridurre la spesa pubblica, garantire sicurezza e affidabilità, maggiore agilità per le infrastrutture (anche grazie al cloud), maggiore trasparenza sull’uso dei servizi, favorire la crescita economica.

“La proposta del Team per rilanciare le infrastrutture, vede al primo posto la strategia cloud (già introdotta nel Piano Triennale), un processo di trasformazione organizzato e sostenibile per le amministrazioni e la creazione un’infrastruttura fisica costituita da asset strategici, i PSN, per i servizi essenziali (indispensabili per il mantenimento di attività economiche e sociali critiche), che erogheranno servizi di tipo cloud, housing e co-location sotto il controllo diretto dello Stato. Gli altri servizi cloud potranno essere erogati CSP, pubblici e privati, qualificati”, sostiene De Rosa.

Ma quali siano i servizi qualificati e se si parli di un unico PSN o di più poli ancora non è del tutto chiaro, come fa notare Simone Puksic, Presidente Insiel – Presidente Assinter, che si chiede: “Polo o Poli strategici? Singolare e plurale fanno la differenza sulla strategia del cloud per i prossimi 10 anni. Come comparto delle Società in house riteniamo indispensabile la razionalizzazione dei data center, ne va della competitività del Paese, ma è importante capire come va fatta”. Puksic porta anche la preoccupazione dei territori e delle Regioni che vogliono avere rappresentanza e governare l’utilizzo dei dati pubblici. Queste faranno la loro parte,le in-house stanno infatti partecipando all’accreditamento dei CSP, ma restano dubbi sui percorsi di accreditamento dei PSN non ancora partiti. “Mi piacerebbe una dichiarazione univoca degli Enti che hanno prerogativa regolatoria (AgID e Team), che dichiarino una rotta unica”, sottolinea, ricordando che dal territorio emerge un forte differenza di opinioni, ad esempio, fra provider pubblici e privati.

La risposta dei provider privati

Paola Menegon Sales Deputy e Alliance di Aruba, qualificato come CSP di fascia C, (autorizzato a servizi Iaas, PaaS e SaaS), punta a rafforzare la componente della consulenza per affiancare le organizzazioni, a partire dalle proprie competenze. “Puntiamo a presentarci nella nuova veste Aruba Enterprise. Faccio riferimento all’esperienza CH che ha visto l’evoluzione da fornitore puro di infrastruttura a consulente/partner del guidare la PA. Per noi questa è la quotidianità: ci spendiamo con le nostre risorse e competenze e ci sediamo con il cliente per comprenderne le aspettative per misurare e costruire un piano di migrazione sostenibile”.

Da sinistra: Stefano Tomasini Direttore centrale organizzazione digitale – INAIL, Paola Menegon, Sales Deputy e Alliance – Aruba, Simone Puksic, Presidente Insiel S.p.A. – Presidente Assinter, Raffaele Resta, Head of Italy Public Sector – Amazon Web Services

Punta invece soprattutto alla libertà di scelta e alla possibilità di accesso a un vasto ecosistema la proposta Amazon Web Services (AWS), a sua volta qualificato come CSP: “Quello che conta è che le organizzazioni abbiano libertà nella scelta su come delineare il percorso in base alla proprie necessità: in alcuni casi può essere conveniente tenere in parte in casa dati e applicazioni in altre condividerle su cloud”, dichiara Raffaele Resta, Head of Italy Public Sector Head of Italy Public Sector AWS, che mette a disposizione oltre 165 servizi dal livello infrastrutturale alla piattaforma software. “Scegliere il corretto mix è fondamentale come pure avere accesso all’ecosistema”, aggiunge.

Puksic dissente però sulla totale libertà di scelta per le amministrazioni. “Nella PA la standardizzazione va fatta, anche se è complicato valutare il grado di autonomia delle diverse amministrazioni nella scelta dell’infrastruttura”.

Nonostante i progressi, i nodi da sciogliere sono ancora tanti: l’obiettivo a tendere sembra condiviso ma il percorso ancora tortuoso.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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