Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Agenda Digitale: un’accelerazione nella continuità

pittogramma Zerouno

Prospettive

Agenda Digitale: un’accelerazione nella continuità

04 Feb 2019

di Elisabetta Bevilacqua

In occasione della recente presentazione del Rapporto 2018 dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, gli attuali leader delle organizzazioni che guidano la digitalizzazione del Paese, AgID e Team per la trasformazione digitale, hanno risposto all’appello del convegno, “Italia digitale: come evitare l’anno zero”, con un messaggio di continuità nella governance dell’Agenda Digitale e al tempo stesso di stimolo e accelerazione per la sua attuazione. Senza nascondere le difficoltà da superare.

In chiusura d’anno si è tenuto il Convegno di presentazione dei dati (si veda a questo link il resoconto di dettaglio) dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, che ha visto la partecipazione attiva degli attuali vertici delle organizzazioni che guidano la trasformazione digitale del Paese: Luca Attias, Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, Presidenza del Consiglio dei Ministri, e Teresa Alvaro, Direttore Generale, Agenzia per l’Italia Digitale.

Partiamo subito dalle linee guida del suo lavoro enunciate da Attias attraverso le “C del Commissario”, esplicitando la continuità rispetto alla precedente gestione di Diego Piacentini attraverso lo slogan “Diego by default”.

Foto di Luca Attias
Luca Attias, Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, Presidenza del Consiglio dei Ministri

Nelle 10 ‘C’ del Commissario, le linee guida del Team per la trasformazione digitale

La prima C, sta per Commissario che secondo Attias dovrebbe avere fra gli scopi prioritari quello di aumentare la consapevolezza di 60 milioni di italiani sulla cittadinanza digitale, tema, a suo parere, affrontato egregiamente da Alfonso Fuggetta, CEO di Cefriel, nel suo libro Cittadini ai tempi di Internet: “Considero una provocazione parlare di anno zero: tante persone già dagli Anni 70-80 hanno lavorato bene e tante cose fatte funzionano e sopravvivono da allora”, dice Attias. Mancano però, a suo avviso, un approccio sistemico, un’adeguata diffusione della cultura digitale, un’organizzazione complessiva e una visione generale introdotta dal Piano triennale, ancora però poco conosciuto e su cui c’è molto da lavorare soprattutto in termini di governance.

La seconda C sta per Continuità, “un elemento determinante del mio lavoro – sottolinea Attias – Eredito un gioiello tecnologico formato da talenti e creato da uno dei maggiori manager italiani; devo evitare di romperlo. Nel passaggio da Diego Piacentini a me ci sarà più Team e meno commissario”.
L’obiettivo è di trattenere il più possibile i talenti e di attirarne altri, non facile visto che il Team ha pochi mesi di vita davanti a sé (il mandato del Team in scadenza lo scorso settembre è stato rinnovato di un anno). È tuttavia positivo che in questi due anni si sia creato una grande senso di appartenenza e che anche chi non è più nel Team continui a portare l’esperienza fatta e continui a contribuire anche da lontano.

Oltre alle persone, le piattaforme che hanno un valore riconosciuto devono restare un asset stabile, tenendo conto che contribuiscono ad aumentare la trasparenza. A conferma del ruolo svolto dalle piattaforme, Attias porta ad esempio la recente norma che ha fatto diventare pagoPa (il sistema di pagamenti elettronici verso la PA) un’azienda autonoma. “Le piattaforme devono essere disponibili a tutti, messe in sicurezza e rese indipendenti dal Commissario”, aggiunge.

La Collaborazione , terza “C”, con gli stakeholder principali è indispensabile. Attias porta ad esempio l’email, co-firmata con Teresa Alvaro, inviata a tutti i dipendenti di Agid e a tutte le persone del Team, per invitarli alla collaborazione.

Un’altra C riguarda la Corte dei Conti, da dove Attias proviene e che controlla la gestione su tutti gli enti pubblici e le amministrazioni: “La Corte dei Conti non ha mai svolto un controllo sulla trasformazione digitale e sull’attuazione dell’Agenda Digitale, difficile in assenza delle competenze digitali nella Magistratura. Queste competenze saranno fornite dal Team grazie al protocollo di intesa firmato con il Presidente della Corte”, spiega Attias. Non si tratta di aumentare la burocrazia ma di esercitare una influenza più efficace, come quella derivante da indicazioni da parte della Corte dei Conti: “Nel caso ci fossero resistenze da parte di alcune amministrazioni, per esempio, a entrare nel sistema ANPR (Anagrafe Nazionale Popolazione Residente – ndr), chiudere un Centro di calcolo per passare al cloud o aderire a pagoPa, un invito proveniente dalla Corte sarebbe senz’altro più influente di un’indicazione proveniente dal Team o da AgID”, sottolinea il commissario.

La C di Consapevolezza indica la necessità di portare la tematica della digitalizzazione a tutti gli italiani e non solo agli addetti ai lavori, analizzando i numeri drammatici del nostro posizionamento nel rapporto DESI, che mette a confronto il livello di digitalizzazione dei Paesi UE. Non si tratta solo di un problema di punteggio, ma si devono considerare importanti ricadute su temi delicati come la trasparenza e la lotta alla corruzione. Da un lato c’è infatti correlazione fra corruzione e trasparenza (come evidenziano i dati di Trasparency International, organizzazione globale per prevenire e contrastare la corruzione), dall’altro fra trasparenza e digitalizzazione.

Della C di Cultura, riferita alla competenza digitale e che rientra fra quelle raccomandate dal Parlamento Europeo per la formazione del cittadino europeo, devono essere consapevoli sia la popolazione sia i vertici politici e istituzionali: “La formazione sugli e-skill di livello 0 deve iniziare necessariamente dalla scuola, dove l’insegnamento del digitale dovrebbe diventare una materia fondamentale, con insegnanti competenti e professionisti del settore”, propone Attias.

La C di Comunicazione dovrebbe poter contare sui media, spingendoli ad aumentare le competenze al loro interno, per renderli in grado di trasformare in notizie i temi della digitalizzazione, suggerisce il Commissario, ricordando che nel 2002 Lucio Stanca è andato da Fazio e da Vespa per presentare i temi dell’informatizzazione, mentre Piacentini, non è riuscito a farlo: “Questo indica che la digitalizzazione non è considerata un tema di interesse mediatico”, sottolinea.

La C di Cittadino rappresenta la visione core del Team che ha l’obiettivo di rendere i servizi pubblici accessibili in modo più semplice possibile come bene evidenzia il sito.

La C di Crazy, indica infine quel po’ di follia e di creatività necessarie per scardinare la situazione attuale.

Ne è esempio la lettera inviata a Stoccolma per tre anni consecutivi dallo stesso Attias con la richiesta di istituire un premio Nobel per l’IT. “Alla fine, la Commissione ha risposto ‘per ora no’. È un primo sasso lanciato – conclude rispondendo alla domanda di Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano sul livello di sostegno politico garantito – Sono stato indicato da Diego Piacentini; se la politica ha scelto uno come me, la risposta è implicita. Sento il sostegno forte e diffuso della politica e un sentiment estremamente positivo sul lavoro del Team nei due anni trascorsi”.

AgID: accelerare l’attuazione dell’Agenda Digitale e migliorarne la governance

È questo l’obiettivo di Teresa Alvaro che sottolinea quanto sia importante non tanto interrogarsi su cosa fare per accelerare, senza però frenare chi va più veloce, ma soprattutto come e con chi.

Nella roadmap di AgID, il modello strategico e il Piano Triennale che rappresentano la base di partenza, necessitano di una declinazione articolata sulla base delle diverse categorie di utenti: “Nella mia precedente esperienza dedicata all’interoperabilità [un’esperienza trentennale nel settore pubblico, con precedente incarico come responsabile dei sistemi informativi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – ndr], ho notato che per attuare il Piano Triennale non è sufficiente una visione che pone l’utente al centro, ma servono linee guida capaci di differenziare gli interventi rivolti alla PA, alle imprese e ai cittadini”.

foto di teresa alvaro
Teresa Alvaro, Direttore Generale, Agenzia per l’Italia Digitale

Secondo Alvaro, AgID dovrebbe affiancare la PA nella trasformazione per aiutarla a diventare protagonista del cambiamento, mentre con l’impresa andrebbero condivisi i programmi di innovazione, tenendo conto del tessuto composto soprattutto di piccole imprese. “I servizi digitali per la grande impresa non possono essere uguali a quelli offerti alle piccole; per comprendere le diverse esigenze serve un ascolto strutturato”, precisa.

Nei confronti dei cittadini si deve infine puntare alla diffusione della consapevolezza e della cultura dei diritti digitali.

Figura 1 – Un approccio olistico per l’attuazione dell’Agenda Digitale nella PAFonte: AgID, presentazione di Alvaro al convegno, “Italia digitale: come evitare l’anno zero”

“La logica digital first va bene per il cittadino, sfruttando anche la grande diffusione del mobile, ma nel caso delle imprese bisogna andare oltre la logica dell’adempimento visto fuori dal ciclo aziendale produttivo, per arrivare al paradigma digital full”, continua Alvaro portando come esempio la fatturazione elettronica vista come driver di crescita.

Nella PA, per affrontare la trasformazione digitale, va affermata la cultura del project management a partire dalla reingegnerizzazione dei processi che deve essere correlata a un piano di deployment in tutte le sue fasi; si deve capire come cambierà l’organizzazione e come il progetto venga percepito per andarlo eventualmente a modificare.

“È importante trasmettere l’innovazione con chiarezza per superare la resistenza al cambiamento, attuando un marketing sia esterno sia interno all’amministrazione – sottolinea – Servono azioni strutturate per superare il male principale della nostra PA, la cultura dell’adempimento che porta all’arroccamento chiamando a difesa il quadro normativo.

Va dunque definito un percorso operativo che aiuti a scardinare l’attuale quadro normativo, come spiega Alvaro: “Bisognerebbe prima lavorare sui progetti e poi sulle norme; la reingegnerizzazione dei processi infatti produce anche una grande semplificazione che aiuta a capire quali norme debbano essere cambiate o addirittura abrogate”.
Il percorso operativo può contare sui ‘responsabili per transizione al digitale’, già previsti per legge dal CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale, che devono potersi avvalere di strumenti di monitoraggio adeguati, mentre oggi “si contano sulla punta delle dita le amministrazioni centrali con un sistema direzionale”. L’obiettivo è l’adozione di un sistema di riferimento per il monitoraggio della crescita digitale che possa contare su tool messi a disposizione da AgID basati non solo su DESI, ma anche su diversi rating di settore.

“Per convincere i responsabili della transizione digitale, ma soprattutto il top management della PA ad attuare il monitoraggio, gli obiettivi di performance dovrebbero essere legati anche agli indicatori verticali di digitalizzazione derivanti da un Osservatorio permanente che renda omogenee le metodologie di rilevazione e la definizione di nuove dimensioni di analisi”, spiega.

Figura 2 – Un approccio olistico al monitoraggioFonte: AgID, presentazione di Alvaro al convegno, “Italia digitale: come evitare l’anno zero”

In arrivo il Piano Triennale 2019-2021

AgID sta nel frattempo lavorando per al prossimo Piano Triennale, in fase di elaborazione, in vista di una nuova governance. Per attuarlo, Alvaro suggerisce un utilizzo maggiormente coordinato dei fondi strutturali (tuttora non sufficientemente utilizzati) a cui affiancare i fondi di Ricerca e Sviluppo in partnership con il mondo del business. Ne potrebbe derivare un’accelerazione soprattutto grazie al confronto e alla collaborazione con altri Stati membri europei.

“Il prossimo Piano Triennale sarà in continuità con il precedente, con una grande novità: uno strumento parallelo al Piano per capire la percezione degli stakeholder, una guida dinamica secondo le tre aree di intervento: PA, imprese e cittadini. Un’ulteriore novità sarà la verifica dell’allineamento del piano al CAD”, conclude Alvaro, ricordando che un capitolo del Piano sarà dedicato alla governance, che indicherà come AgID intende lavorare con i responsabili per la transizione al digitale, su temi e territori, con la creazione di un tavolo permanente ad assetto dinamico a seconda dei temi da affrontare.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

Agenda Digitale: un’accelerazione nella continuità

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    LinkedIn

    Twitter

    Whatsapp

    Facebook

    Link

    Articolo 1 di 4