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Il contributo di FPA ad una PA capace di innovarsi e creare valore per il Paese

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Attualità

Il contributo di FPA ad una PA capace di innovarsi e creare valore per il Paese

Presentato l’Annual Report 2018 di FPA, società del Gruppo Digital360, che descrive e analizza i principali fenomeni e i processi che, nell’ultimo anno, hanno caratterizzato il percorso della PA italiana sui temi dell’innovazione e della sostenibilità. È una raccolta di idee, progetti, esperienze e visioni su competenze, cittadinanza digitale, il lavoro pubblico, open government. Nella stessa occasione è stata presentata l’indagine sul sentiment dei lavoratori della PA, “Il Pendolo delle riforma”, realizzata su un panel di quasi 3mila persone.

31 Gen 2019

di Elisabetta Bevilacqua

“La pubblica amministrazione non va vista come un mondo a sé stante ma deve essere parte integrante e stimolo per il Paese, affinché tutte le componenti che consentono lo sviluppo si comportino come un circolo virtuoso”. Lo ha sottolineato nella presentazione introduttiva Andrea Rangone, Ceo di Digital 360, intervenuto dopo i saluti della sindaca di Roma Virginia Raggi.

Figura 1 – Il circolo virtuoso degli attori dello sviluppo se si inceppa diventa viziosoFonte: Digital360

Se così non accade c’è il serio rischio che l’Italia, anziché cogliere l’onda della quarta rivoluzione industriale ne sia sommersa, scivolando fuori dalla classifica delle top 20 dell’economia mondiale. “Il rischio è concreto – ha ricordato il Ceo – per l’aumento costante negli ultimi 15 anni del gap in termini di Pil e di produttività del lavoro verso l’Europa e i paesi di riferimento come Francia e Germania. La condizione affinchè la PA svolga quel ruolo chiave che può e deve avere per lo sviluppo del Paese è che assuma la trasformazione digitale come fattore abilitante di tutte le riforme”.

Andrea Rangone, Ceo di Digital 360 e Virginia Raggi, Sindaca di Roma

Il 2018: un anno di transizione

Gianni Dominici, direttore generale di Fpa, ha ricordato come il timore che il 2018 diventasse l’anno zero per l’innovazione si sia rivelato in parte infondato, ma è stato un anno di passaggio. “Da un lato non sono ancora visibili i risultati della riforma Madia e dall’altro il decreto ‘concretezza’ del ministro Bongiorno è ancora in fase di avvio – sostiene – La politica di innovazione va avanti per inerzia ma manca un progetto unico e condiviso”.

Gianni Dominici, direttore generale di Fpa e Carlo Mochi Sismondi, Presidente di Fpa

Fra gli aspetti positivi, la diffusione della cultura dello smart working, anche se solo il 9% delle amministrazioni ha avviato progetti, e il buon posizionamento della PA italiana sugli open data, rilevato sia dal report Open Data Maturity sia da DESI. Passi in avanti verso la concretezza anche per le Smart City che dimostrano la centralità del territorio per le innovazioni più avanzate.
La capacità di valorizzare le risorse umane e sviluppare le competenze resta invece una delle maggiori criticità: si è scesi dalla media di 1,4 giornate di formazione per dipendente del 2008, alle 0,9 nel 2016. “Nella maggioranza dei casi siamo alla formazione fai da te”, commenta Dominici. Le competenze vengono incrementate soprattutto con l’autoformazione e la crescita professionale nell’esercizio del proprio ruolo, mentre solo il 9,5 % partecipa a corsi strutturati. Questo è uno degli aspetti negativi emersi dall’indagine “Il Pendolo delle riforme”, su cui torneremo di seguito.

Figura 2 – Evoluzione delle competenze nella PAFonte: Indagine “Il pendolo della riforma della PA, realizzata da Fpa, su un panel di 2.751 tra lavoratori del settore pubblico e stakeholder istituzionali iscritti alla community

“La scarsa capacità di innovazione discende anche dalla difficoltà di spendere e di investire e usare la leva degli appalti pubblici per il rilancio dell’economia. L’incompetenza fa più danni della corruzione”, sottolinea Dominici, ricordando che il nuovo codice degli appalti ha molti difetti ma è migliorabile. “Non ricominciamo da zero”, esorta.
Fra i dati positivi va invece segnalata la capacità di spesa dimostrata con Fondi europei per la coesione, un importante banco di prova per le amministrazioni. Dei 51 Programmi operativi, solo 3 non hanno raggiunto gli obiettivi, con una spesa sostenuta e certificata dalla Commissione europea di 9,748 Mld, con benefici concreti tangibili (outcome).

Figura 3 – Outcome Programmazione 2007-2013Fonte: FPA

Ancora non si registrano invece outcome sull’attuazione dell’Agenda Digitale sia per incompletezza dell’offerta sia per debolezza della domanda.
Positivo infine il rafforzamento del ruolo della nuova figura di ‘Responsabile della transizione digitale’, riportata alla luce dalla Ministra Bongiorno, grazie alla circolare n.3 del 1° ottobre 2018.
Fra le criticità che lo scorso anno ha lasciato in eredità e a cui all’anno in corso dovrà rispondere, al primo posto Dominici pone la necessità di governance dell’innovazione, che tuttora vede una logica bipolare fra AgID e Team per la trasformazione digitale, che hanno cambiato guida nel corso del 2018.Un’ulteriore domanda aperta riguarda l’atteggiamento delle persone che lavorano nella PA, i principali protagonisti della trasformazione, indagato grazie all’indagine sopra citata.

Il sentiment dei lavoratori della Pa

I lavoratori della PA ritengono per il 68,3% che i cittadini abbiano il diritto di relazionarsi con un’amministrazione completamente trasparente, due terzi è disposto ad aprirsi alla valutazione dei cittadini del suo lavoro. La trasformazione digitale è considerata lo strumento fondamentale per il cambiamento organizzativo: per il 71,7% la carta deve scomparire del tutto immediatamente e il passaggio al digitale nella pubblica amministrazione deve diventare obbligatorio. Il 63,9% ritiene però che l’innovazione nella PA non si debba realizzare attraverso norme e sanzioni, ma soprattutto con un accompagnamento basato su formazione e premi.
“Nella PA, spesso troppo legata alle procedure, chi innova è un disubbidiente che viene punito”, commenta Dominici, sottintendendo che è necessario dare più spazio a intraprendenza e rischio di errori.

La PA per il Paese che vogliamo

Di fronte alla confusione e al rischio di ripartire da zero, Carlo Mochi Sismondi, Presidente di Fpa, ha sentito il bisogno di tornare ai fondamentali, sostenendo che la scelta della PA dipende dal Paese che vogliamo. “Serve una PA diversa per un Paese che punti all’economia di mercato e che impegni la mano pubblica come motore dell’innovazione; serve una PA diversa per un Paese aperto e inclusivo, ha detto il presidente.

Alla luce di queste scelte, Mochi Sismondi propone alcune domande da porsi per valutare l’efficacia di riforme e singoli provvedimenti:

  • Aiuta a fornire a cittadini e imprese servizi di qualità?
  • Riduce le disuguaglianze?
  • Favorisce una governance collaborativa e il co-design?
  • Promuove strategie lungimiranti?
  • Usa la trasformazione digitale per ridisegnare processi e organizzazione?
  • Sono disponibili solidi strumenti di accompagnamento?

“Le decine di riforme fallite ci ricordano che non è sufficiente sapere dove andare ma è necessario attrezzarsi per farlo – sottolinea – Il veicolo si chiama rispetto”. Ecco cosa significa:

  • Rispetto delle cose fatte, ricordando che non siamo all’anno zero
  • Rispetto delle competenze, ricordando che serve studio e conoscenza
  • Rispetto delle comunità locali, visto che l’innovazione vera arriva dal territorio più che dal governo
  • Rispetto dei ruoli, ripristinando le condizioni di fiducia basate su ruoli e responsabilità fra amministrazioni, politica, mercato, mondo della produzione e della ricerca, cittadinanza organizzata…
  • Rispetto dei tempi per il cambiamento, superando l’illusione del legislatore che sia sufficiente la legge
  • Rispetto delle persone e della loro diversità

Mochi Sismondi, in coerenza con queste premesse, ha infine suggerito alcune azioni indispensabili da attuare, come il ripensamento del public procurement, particolarmente urgente nel campo dell’innovazione digitale, e delle partnership pubblico-privato, la cultura del Project management, un metodo di lavoro basato sulla governance collaborativa e sulla partecipazione multi-shakeholder, la capacità di ricucire lo strappo fra norme e comportamenti per la creazione di un’innovazione empatica.
Serve ripartire da questi suggerimenti per evitare che il 2019 sia un altro anno di attesa.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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