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Il cambiamento Oracle in un mercato che si trasforma

pittogramma Zerouno

Il cambiamento Oracle in un mercato che si trasforma

Incontro con Mario Derba, vp South Europe Systems Oracle, per un’analisi delle complesse trasformazioni in atto sia nel portfolio di offerta della società sia sul mercato. L’accelerazione in area cloud sposta equilibri e rapporti sul canale così come sul versante degli utenti mentre con l’arrivo di sistemi “Exa”, sempre più potenti e preintegrati, cambiano criteri organizzativi consolidati. E per il sistema Italia? “Serve potersi muovere insieme, Cio e vendor, all’interno di un quadro sistemico che ancora manca”

16 Nov 2012

di Stefano Uberti Foppa

SAN FRANCISCO – Abbiamo avuto l’occasione, durante lo scorso Oracle Openworld, di incontrare Mario Derba (nella foto), regional sales Vice President South Europe Systems di Oracle, con cui abbiamo discusso sia dei recenti annunci effettuati dalla società (che di fatto registrano un’ulteriore estensione dell’offerta in ambito cloud, ora completata anche con il modello Iaas) sia, più in generale, della complessa trasformazione in atto nelle imprese e nel Paese rispetto al tema dell’innovazione tecnologica e alle linee guida definite nell’Agenda Digitale, di recente approvazione.

ZeroUno: Dagli annunci dell’Openworld emerge una forte focalizzazione cloud. L’ultima scelta, in ordine di tempo, per gli utenti Oracle è l’opzione Iaas, con macchine di proprietà Oracle (o anche dell’utente), gestite da Oracle all’interno dell’azienda cliente. In teoria, questo disegno non avrebbe bisogno di molto altro. Cosa significa allora questa strategia per una rete consolidata di partner? Quali gli impatti e l’evoluzione per il canale? E’ un tema, comune ai diversi vendor, centrale nell’attuale trasformazione dal modello on premise a quello as a service…
Mario Derba: Questi annunci rappresentano per Oracle un passaggio fondamentale verso il cloud, in una continuità di offerta, e lo Iaas era l’ultimo tassello che ci mancava. Oggi il modello cloud è sotto l’attenzione di tutti e molte aziende vorrebbero già poter usare servizi in cloud. Tuttavia ci sono investimenti pregressi importanti che non è semplice né rapido dismettere. Con questo annuncio, Oracle afferma il proprio pesante commitment sul modello as a service e sappiamo che in passato spesso le strategie definite hanno poi visto una nostra forte capacità di attuazione. Sappiamo cosa vuol dire gestire remotamente un’infrastruttura presso il cliente, sappiamo mettere a punto un modello finanziario che consenta di fare capacity on demand che i nostri clienti ci stanno chiedendo anche con una certa “ansia”.
Per Oracle, un’offerta Iaas significa estendere ancora di più la nostra natura originaria: siamo nati come società di software, abbiamo dato continuità sul mondo applicativo, abbiamo scelto una prima discontinuità rappresentata dal passaggio, importante, all’hardware (i sistemi Exadata – ndr); oggi, con questo ulteriore passaggio, possiamo offrire tutta l’intera gamma di offerta as a service. Per noi significa entrare in qualche modo nel mondo dei servizi senza, ovviamente, fare concorrenza alle società dei servizi, trovando un modello di convivenza. Riusciremo a implementarlo anche attraverso i partner. Certo il passaggio, e non solo per Oracle, non è di poco conto. Si tratta di vendere attraverso il canale non più prodotti hardware e software bensì progetti. Certamente dovremo “armonizzare” il canale.

ZeroUno: Armonizzare?
Derba: Coinvolgere il partner nella definizione del progetto all’interno dell’azienda, un partner che sia in grado di articolare e implementare i corretti servizi che l’utente ha davvero bisogno di usare per raggiungere nuovi livelli di flessibilità, economie e creazione di valore. Trovando, tra noi e il canale, un modello di compensazione finanziaria valido per tutti. Vuol dire, per il partner, non occuparsi più di lavori di basso profilo ma alzare competenze, giocare su altri campi. Devo dare per scontato che alcune cose arrivano ormai da Oracle già all’interno del sistema e io, come partner, aiuto il cliente a usare queste tecnologie, avendo competenze di change management, declinazioni business dei progetti tecnologici. I partner devono sentirsi liberi di declinare al meglio questa progettualità. A questo proposito, è proprio recentissima una riorganizzazione del canale su tutta l’offerta Oracle. Non ci sarà più ogni business unit di vendita con la propria organizzazione di partner ma un’organizzazione dei partner trasversale a tutta l’offerta, “application to disk”, come diciamo noi, proprio per incentivare questa modalità di creazione di progetto. I partner saranno così coordinati da Oracle in base alla loro tipologia e specificità e non più secondo il tipo di prodotto.

ZeroUno: Certo anche Oracle deve lavorare un po’ sulla propria cultura aziendale, storicamente molto tecnologica, architetturale e di prodotto, un po’ meno di progetto. Oggi in questa fase di transizione da on premise al cloud serve che tuti i soggetti sul territorio sappiano accompagnare le aziende utenti durante questa trasformazione, e tutta la filiera deve essere allineata. Passare dalla cultura tecnologica e di prodotto a quella di implementazione di progetto non è una transizione semplice…
Derba: È vero. Questo vale per Oracle, per i partner ma deve valere anche per i clienti. Mi spiego meglio: quando ieri ascoltavo l’annuncio dell’X3 (il nuovo sistema Exadata – ndr), pensavo proprio all’impatto che questi sistemi possono avere non solo sui partner, ma anche sui clienti. Le aziende utenti hanno oggi dipartimenti It che si sono strutturati nel tempo per far fronte ad ambienti informativi sempre più complessi, costosi e difficili da mantenere, integrare e far evolvere. Prendere Exadata significa accettare un criterio organizzativo diverso, incentrato su un sistema che ha tutto preintegrato e con una capacità di potenza elaborativa impressionante. Cos’altro dobbiamo dire? È arrivato qualcosa di nuovo, ed è in grado di “fare il cloud”. Si può continuare a investire nell’integrazione, nei silos e  quant’altro, ma è una strada senza futuro.

ZeroUno: Qual è la “declinazione” Oracle cloud per una struttura di impresa Pmi come è tipicamente quella italiana?
Derba: Sono da sempre convinto che il cloud sia una grande occasione per le aziende di medio-piccola dimensione. Se le grandi imprese possono permettersi di fare in proprio alcuni Iaas, le medie aziende non hanno troppo tempo da perdere con l’infrastruttura tecnologica. E poi, la maggior parte delle nostre aziende non è attrezzata, sotto il profilo Ict, per competere in modo globale in un contesto sempre più complesso, con tempi rapidi e una continua variabilità di mercato. Il cloud è il passaggio fondamentale per aiutare le nostre imprese a giocare un ruolo importante a livello internazionale. Pensare di avere un’architettura di eccellenza in casa mia, che posso pagare per uso, secondo me è un passaggio interessante. Certo il private cloud è un primo passo verso uno scenario in cui probabilmente tutti saremo collegati a data center esterni in giro per il mondo, fruendo di servizi cloud di ogni tipo; e magari, aggiungo, anche in Italia potrebbero esserci grandi player che mettono a disposizione queste infrastrutture, cosa che auspico davvero per il nostro paese, per creare lavoro e competenze.

ZeroUno: Qual è, infine, la sua valutazione sul mercato italiano e sulla nostra capacità di saper creare innovazione attraverso l’Ict? Pensa che con l’Agenda Digitale appena approvata, si possa dare al sistema Italia una versa spinta verso una digitalizzazione diffusa che ci consenta di recuperare un gap di innovazione ormai sempre più preoccupante?
Derba: Preciso che questa è un’opinione personale (Oracle per policy non prende posizioni dirette e ufficiali attraverso i suoi manager su questioni di carattere politico-economiche – ndr). In tema di innovazione…siamo troppo lenti. Abbiamo continuato per tanto tempo a rinviare questo appuntamento con l’Agenda Digitale. E comunque anche ciò che traspare fino ad oggi nel decreto non mi sembra possa contenere quell’organicità necessaria a creare innovazione per il sistema-paese. Certo è un passo avanti che non va trascurato, ma ad oggi manca “l’architetto”, qualcuno che detti le regole del gioco e le sappia applicare. Il tema non è solo risparmiare ma incidere profondamente sulle strutture del paese per digitalizzare e recuperare efficienza, flessibilità, partecipazione diretta e gettare le basi per creare innovazione. Non vedo ancora un percorso progettuale, ma tante iniziative singole e slegate. Eppure abbiamo in Italia player di eccellenza che andrebbero sostenuti per creare poli tecnologici italiani che ci consentirebbero di stare pienamente nel gioco della digitalizzazione globale oggi in atto. Se ad esempio i vendor venissero portati a un tavolo collaborativo, sarebbero ben lieti di poter contribuire. Fino ad oggi, invece, la logica è sempre stata quella della frammentazione con l’obiettivo del prezzo più basso. Invece, ad esempio in ambito Pubblica Amministrazione, dovrebbero essere messe a fattor comune le competenze di Cio e vendor per attuare un passaggio di reale trasformazione. Bisogna superare la frammentazione applicativa basata su sistemi informativi disomogenei. L’Agenzia Digitale deve poter esercitare un mandato importante e un ruolo architetturale strategico.
Anche per i vendor Ict, avere un interlocutore di questo tipo significa poter lavorare su una dimensione progettuale nuova rispetto al solito ruolo di fornitore di tecnologia. Oggi si perdono energie positive. L’obiettivo è sostituire la logica del prezzo con quella della performance. Ma ci deve essere un “regista” adeguato che sia in grado di ripartire competenze, ruoli, tecnologie e sforzi dei vendor all’interno di un quadro sistemico.
 

Stefano Uberti Foppa

Digital innovation influencer

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, è stato direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360, fino al febbraio 2019.

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