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Virtualizzazione e cloud: cosa ne pensa Red Hat

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Virtualizzazione e cloud: cosa ne pensa Red Hat

Allo scorso VMworld 2016 Europe abbiamo incontrato Scott Herold, Software and Systems Architect Red Hat, che ci ha offerto alcuni spunti su vision aziendale e novità di prodotto

15 Dic 2016

di Arianna Leonardi

Barcellona – Il mantra dello scorso VMworld Europe è stato “cross-cloud”, ovvero la capacità di gestire agilmente i carichi di lavoro nei nuovi ambienti ibridi. Su questi argomenti è iniziata l’intervista a Scott Herold, Software and Systems Architect di Red Hat, che ha condiviso alcune note strategiche.

Scott Herold, Software and Systems Architect di Red Hat

“Come gestire gli asset tra una pluralità di cloud – ha dichiarato il manager – sta diventando la principale sfida. Il focus dunque è sulla componente di management e in quest’ottica rientra l’acquisizione da parte di Red Hat di CloudForms [la piattaforma per la gestione di cloud IaaS, ndr], che permette di standardizzare i processi per la fruizione dei workload, indipendentemente dalla tecnologia sottostante, rimuovendo la complessità dalla prospettiva dell’utente e semplificando le attività di orchestrazione per gli amministratori”. L’altro grande punto di attenzione del vendor è rappresentato dai containers, da cui il lancio di Enterprise Linux Atomic Host, il sistema operativo ottimizzato per supportare le soluzioni basate su containers Linux. Herold sottolinea l’impegno della società nel settore citando anche OpenShift, la piattaforma PaaS, basata su containers Docker e motore di orchestrazione Kubernetes. “Lavoriamo in stretta collaborazione con gli Indipendent Software Vendor per accelerare lo sviluppo e il rilascio di soluzioni certificate basate su container [risale a giugno l’annuncio di OpenShift Primed, il programma di certificazione per Isv, ndr]”.

Herold ha poi parlato di virtualizzazione e in particolare della versione 4 di Red Hat Virtualization, la piattaforma costruita su Kvm (Kernel-based virtual machine) lanciata ad agosto e migliorata soprattutto nell’usabilità. “Sul fronte dell’interfaccia – afferma – le versioni precedenti erano molto Linux-centric, basate su testo; il maggiore punto di svolta è stata l’evoluzione verso un prodotto più friendly, web-oriented, alla portata di tutti”. Da qui la dashboard avanzata di sistema, che abilita una vista centralizzata degli asset per aumentare l’efficienza di gestione e troubleshooting (tra le altre caratteristiche della release, un hypervisor più leggero e performante, feature di sicurezza avanzate e il supporto a Enterprise Linux Atomic Host per i container).

Secondo il vendor, negli ultimi 6 mesi c’è stato un rinnovato interesse per le tecnologie di virtualizzazione, dovuto alla necessità di un refresh delle infrastrutture hardware e alla scadenza delle costose soluzioni di virtualizzazione proprietarie. Red Hat intende cavalcare la “lunga coda della virtualizzazione”, come sostiene Herold: se certe aziende stanno traguardando i nuovi modelli di cloud ibrido e container, in molti Paesi (Italia inclusa, come il resto del Sud Europa) tante imprese si trovano ancora allo step iniziale della data center transformation e le soluzioni Red Hat per la virtualizzazione possono senz’altro fare breccia.

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Arianna Leonardi

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