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Cloud journey, come si sta attuando il cambiamento in Italia

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Cloud journey, come si sta attuando il cambiamento in Italia

Le aziende italiane sono impegnate nel ridisegno infrastrutturale, integrando ambienti cloud e legacy, in ottica di flessibilizzazione. Una recente tavola rotonda di redazione organizzata da ZeroUno in collaborazione con Fujitsu, ha messo in luce criticità, soluzioni e percorsi di trasformazione.

02 Mag 2016

di Arianna Leonardi

Il viaggio verso l’Hybrid It, con tutte le sue complessità e implicazioni, è stato il tema centrale di una recente Tavola Rotonda di redazione organizzata da ZeroUno in collaborazione con Fujitsu.

Un journey che, come spiega Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno, parte soprattutto dalla ricerca di flessibilità infrastrutturale a supporto del business. “Bisogna smontare i silos – prosegue – e costruire ambienti privi di rigidità e rischio di lock-in, aperti e fluidi, ovvero capaci di supportare la bimodalità dell’It [secondo la nota definizione di Gartner, in base alla quale i sistemi informativi devono garantire sia la robustezza e la flessibilità infrastrutturale per supportare un’efficace operatività, sia l’innovazione del business, con una doppia marcia, ndr]”. L’evoluzione infrastrutturale non implica solo l’introduzione di tecnologie cloud, ma un salto di pensiero e lo sviluppo di competenze ad hoc: “Il Cio – sottolinea il direttore – assume il ruolo più strategico di orchestratore di servizi ed è arrivato il momento di avere la capacità di compiere scelte disruptive”.

Stefano Mainetti, Co-direttore Scientifico dell’Osservatorio Cloud e Ict as a Service della School of Management del Politecnico di Milano, prosegue il discorso con un excursus sullo stato d’adozione del cloud in Italia. “Dal 2014 – afferma – la nuvola cresce a due cifre con un tasso allineato ai trend mondiali. Il driver è il potenziale di innovazione: l’as-a-service permette di fruire di tecnologie sempre aggiornate allo stato dell’arte”. Nel 2015 la nuvola in Italia ha raggiunto un fatturato di 1.510 milioni di euro (+35% rispetto all’anno precedente); 1.050 milioni di euro sono stati investiti nella cloud enabling infrastructure (+21%). “La spinta arriva proprio dalle Infrastrutture – evidenzia Mainetti -, che prima erano riluttanti nel ‘segare l’albero su cui stavano sedute’ (il legacy, ndr): il cambio di mindset è evidente”.

Lo shift culturale interessa anche le modalità di relazione It-Lob. “Secondo il campione dell’Osservatorio [un centinaio di medie e grandi aziende italiane, ndr] – dice il docente -, il 63% dei progetti cloud prevede la collaborazione tra Sistemi Informativi e Line of Business, mentre solo nel 2% dei casi le Lob agiscono in autonomia”. Agile è la parola magica di questa collaboration: “Lob e It – prosegue Mainetti – devono incontrarsi, comunicare, ridefinire workload per rilasci veloci ed eventuali cambi di rotta. Di pari passo, il rapporto tra It e vendor va concretizzandosi nel DevOps, che abilita la continous delivery (il modello di sviluppo agile va esteso oltre i confini aziendali e i team interni, nella relazione con il fornitore, ndr)”.

Il cloud computing ridisegna l’offerta

Lo tsunami cloud impatta anche il mondo dell’offerta: “I vendor – spiega Mainetti – si trovano dal gestire progetti complessi al vendere servizi semplificati, con ricavi non più immediati, ma differiti. Il rischio di questa commoditizzazione (si ragiona per ‘mattoncini elementari’) è la battaglia sui prezzi, per cui la sfida è trovare differenziali competitivi”.

Il riposizionamento di un vendor storico come Fujitsu è esemplificativo della trasformazione in atto. Federico Riboldi, Business Program Manager Marketing della multinazionale nipponica, chiarisce la vision aziendale rispetto all’Hybrid It, considerato un ponte per congiungere il legacy e il cloud, abilitando l’innovazione continua e salvaguardando gli investimenti esistenti. “Già da quattro anni – dichiara – ci siamo attrezzati con una nostra infrastruttura cloud globale (FUJITSU Cloud IaaS Trusted Public S5), basata su OpenStack, su cui andremo a investire fortemente nei prossimi 12 mesi (vedi box). Il business sta cambiando e le Lob richiedono all’It una velocità di risposta senza precedenti. Sul fronte tecnologico, si delineano nuovi ambienti: da un lato ci sono i sistemi tradizionali; sul fronte opposto ci sono i cloud dei diversi provider; in mezzo si colloca la nostra nuvola”. Riboldi definisce l’offerta di Fujitsu come un “cloud su misura”, ovvero capace di rispondere alle esigenze di migrazione degli asset aziendali da on premise a as-a-service, ma con particolare attenzione alla sicurezza, alla governance, al rischio di lock-in, alle necessità specifiche del cliente. “A breve sarà disponibile anche in Italia la Digital Business Platform MetaArc” dice Riboldi “un approccio che integra tecnologie e competenze per sviluppare nuovi servizi digitali (Fast It) e modernizzare gli asset esistenti (Robust It) attraverso il cloud”. Riboldi insiste sulle tecnologie Fujistu per l’unlocking: RunMyProcess permette di estrapolare dati di applicazioni onpremise per utilizzarli in cloud, mentre UShareSoft consente di spostare agevolmente gli asset da una nuvola all’altra.

Verso l’agile e l’integrazione

La parola passa al tavolo di confronto. Demetrio Migliorati, Digital Workplace & Innovation di Banca Mediolanum, racconta: “Abbiamo portato su nuvola pubblica l’ambiente Office, con risultati straordinari in termini di continuità, performance e produttività”. Secondo Migliorati, l’as-a-service offre all’It la tranquillità necessaria per dedicarsi a progetti più strategici, mentre si cercano di attivare metodologie orientate all’Agile. L’intervento di Migliorati insiste inoltre sulla cultura del fallimento, che é necessaria per potere portare avanti progetti disruptive e deve partire dalla stessa dirigenza (“L’errore deve essere ammesso”), e sul tema delle Application Programming Interface: “Le Api sono l’elemento che sblocca l’innovazione e permette di creare valore, perché scatenano l’energia degli sviluppatori (ovvero, accelerano il software development attraverso il riuso di dati e librerie, ndr)”.

Le parole di Enrico Luigi Toso, Gto – Business Solution – Regulatory Risk & Control Specialist di Deutsche Bank, testimoniano lo sforzo di semplificare e ottimizzare le relazioni tra funzioni It e business, per ridurre l’intervallo temporale tra la raccolta dei requisiti e il rilascio delle soluzioni applicative. “Il settore bancario non solo ha ricevuto recenti spinte di notevole cambiamento per effetto delle nuove opportunità di business indotte dal canale mobile ma sta anche elaborando processi di riposizionamento strategico per rispondere a requisiti di tipo regulatory, in particolare nel settore dei pagamenti. Ad esempio, per il lancio della nostra app, la tradizionale organizzazione delle funzioni di software development si è aperta al modello agile, a livello sia nazionale sia internazionale, abilitando nuove formule di lavoro in team e di relazioni interfunzionali”.

Walter Gnocchi, It manager di un’azienda della grande distribuzione, solleva la difficoltà di ottenere consenso dal board su progetti di ridisegno infrastrutturale di ampio respiro: “È relativamente facile convincere all’adozione di soluzioni cloud per singoli processi, ma è alquanto ostico trasmettere la necessità di una strategia olistica alla base, che permetta il governo integrato e coerente dei nuovi ambienti It eterogenei”.
L’integrazione è un tema su cui riflette anche Alberto Ronchi, Direttore Sistemi Informativi della Fondazione Istituto Auxologico Italiano: “la propensione aziendale verso il cloud è forte (anche nell’ottica di un continous updating infrastrutturale e applicativo), ma a fronte di tecnologie medicali altamente specializzate e soggette a lock-in, occorrono piattaforme per garantire l’interoperabilità”.

Uscire dalle logiche sartoriali

In questa platea cloud-oriented, Daniele Cericola, Cio di Banca Carige, è la voce fuori dal coro a dimostrazione che non esiste una unica strada per essere innovativi: “L’innovazione è il nostro punto di forza, ma abbiamo scelto di mantenere una forte governance interna: dalla gestione infrastrutturale allo sviluppo applicativo. Ed è proprio questo approccio che ci consente di rispondere con estrema rapidità alle esigenze del business oltre che garantirci un perfetto allineamento alla compliance normativa nonché perseguire gli obiettivi di data governance e data quality che, soprattutto in riferimento ai processi analitici, sono indispensabili”.

Mainetti obietta che se l’on premise risulta competitivo su aree critiche, il cloud può restituire efficienza su funzionalità non core, ad esempio la collaboration o il disaster recovery. “Inoltre – aggiunge – questo modello potrebbe non essere sostenibile sul lungo periodo, mentre il PaaS (il futuro a tendere dell’It) permette di accelerare la delivery applicativa, tesaurizzando le esperienze altrui e le competenze di sviluppo interne”.

Bisogna, insomma, uscire dalle logiche sartoriali, che secondo Marco Ravasi, South Western Europe Is Sales Domain Leader Information Systems di Danone, caratterizzano l’approccio delle Lob: “le richieste spingono spesso verso una customizzazione eccessiva, che limita i vantaggi derivanti dalla standardizzazione dell’as-a-service”.

Fujitsu, lo IaaS per ogni esigenza

Il cloud journey è un percorso da affrontare per gradi e non prevede un’unica ricetta. Per questo Fujitsu ha diversificato il portfolio di offerta su tre diverse opzioni di Infrastructure-as-a-Service, come spiega Davide De Nova, Service Presales Bid and Proposal Management della società nipponica. “Alle aziende che hanno l’esigenza di mantenere in-house i dati core – sintetizza De Nova -, proponiamo soluzioni di Enterprise Private Cloud attraverso i nostri sistemi iperconvergenti PrimeFlex che integrano server, unità storage e componenti di networking. L’offerta FUJITSU Cloud IaaS Trusted Public S5 (la denominazione evolverà a breve), erogata dai nostri datacenter e replicata nei cinque continenti, si indirizza invece ai clienti che necessitano di servizi standard e distribuiti globalmente”. Infine, la soluzione Private Hosted è disponibile oggi in venti Paesi ed è caratterizzata dalla prossimità al cliente. “Nel 2013, abbiamo definito il piano di investimenti per l’Italia e a fine 2014 abbiamo attivato il primo contratto su questa offerta, indirizzata ad aziende che necessitano di mantenere i dati in strutture locali, perché magari soggette ad audit”. A latere delle soluzioni IaaS,la multinazionale giapponese propone anche la Cloud Service Management Platform, ovvero un portale che consente agevolmente di orchestrare ambienti cloud multiprovider, grazie all’utilizzo delle Api e a una serie di funzionalità per il data management, la gestione di accessi e identità, il resource provisioning & reporting ecc. “Il nostro modello di gestione – conclude De Nova – è assolutamente blended, ovvero include l’erogazione dei servizi da risorse locali o Rim (Remote Infrastructure Management)”.

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Arianna Leonardi

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