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Cloud ibrido: come sfruttarne i vantaggi?

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Cloud ibrido: come sfruttarne i vantaggi?

19 Mag 2015

di Valentina Bucci

Il cloud ibrido è la soluzione ideale per la maggioranza delle aziende, grazie soprattutto alla possibilità che offre di mantenere in casa i dati sensibili e critici sul piano del business, e sfruttare la flessibilità del cloud pubblico per gestire informazioni e servizi che è invece più conveniente esternalizzare. Perché questo modello è migliore anche per rispondere alle esigenze dettate dalla compliance? Quali sono le realtà che possono trarre più vantaggio dalla sua adozione? Come cambia il ruolo dell’It? Ne abbiamo parlato con Carlo Toja, It manager di Gruppo Reti.

Riesce a sommare i vantaggi del cloud pubblico e di quello privato; permette di scegliere quali funzioni mantenere “vicine”, in casa, e quali è possibile esternalizzare; consente di essere fortemente reattivi a vantaggio del business sfruttando i modelli Xaas, senza rinunciare alla possibilità di mantenere on premise i dati più delicati: sono alcuni dei vantaggi dell’Hybrid Cloud che ha ricordato Carlo Toja, It manager di Gruppo Reti, intervistato da ZeroUno per capire come si stanno muovendo le aziende rispetto all’adozione di questo particolare modello tecnologico.

Carlo Toja, It manager di Gruppo Reti

“È proprio poter tenere in casa i dati sensibili e critici sul piano del business ciò che rende appetibile questa soluzione”, dice Toja, che sottolinea come, oltre a una ancora diffusa ritrosia culturale all’idea di affidarsi completamente al public cloud, la legge sulla privacy renda difficile pensare a una soluzione di quest’ultimo tipo; soprattutto per le Pmi: “Le grandi realtà possono ottenere dai provider documentazione customizzata, ma un’azienda piccola deve adattarsi a soluzioni standard, spesso inadatte a soddisfare le normative relative al trattamento dei dati personali [pensate sulla base di modelli on premise, e lontane dalle logiche proprie del cloud – ndr]. Per le aziende, dunque, poter gestire i propri dati in modo diverso in base alla loro tipologia, è una possibilità a cui è difficile rinunciare.

Per che tipo di realtà in particolare il cloud ibrido può essere la soluzione ideale? Toja indica le medio-grandi aziende, e poi spiega: “Potremmo escludere quelle molto piccole, che, al di là delle problematiche di compliance sopra raccontate, potrebbero avere più vantaggio nell’adottare un modello totalmente pubblico, e quelle particolarmente grandi, che possono realizzarsi un cloud completamente privato”. Il manager quindi ricorda il caso di un’azienda cliente del settore farmaceutico, realtà non particolarmente grande, ma multinazionale, che ha deciso di tenere in casa l’hardware di produzione e di virare sull’ambiente di cloud pubblico per la disponibilità di risorse dedicata al Test e Sviluppo; un buon esempio per capire come è possibile sfruttare il carattere “duplice” dell’Hybrid Cloud: “Esternalizzare quella tipologia di risorse era conveniente perché, a differenza delle altre, non avevano particolari requisiti di alta affidabilità; richiedevano meno risorse (sarebbe stato un costo inutile sfruttare una sovradimensionata infrastruttura interna pensata per macchine di produzione); lavoravano ad intermittenza (pagare a consumo avrebbe consentito risparmi significativi)”.

Un’ultima riflessione sul ruolo dell’It, che, con l’avvento del cloud, da diretto fornitore si trasforma sempre più in “broker” di servizi. Toja sottolinea un rischio in particolare: “Se i Sistemi Informativi non rivestono bene questo nuovo ruolo possono ritrovarsi bypassati dal business, che potrebbe essere tentato a rivolgersi direttamente ai cloud provider”; con certi svantaggi, dal momento che è evidente il valore aggiunto che solo delle competenze It possono dare. Ciò che Gruppo Reti si propone di fare è guidare questa trasformazione, “soprattutto quando l’azienda è attratta dal Cloud ma non ha le idee chiare su come possa applicarsi alla propria realtà” dice il manager, ed estendere l’infrastruttura privata del cliente verso quella pubblica ottenendo, elemento di primaria importanza, la più trasparente, flessibile ed efficiente integrazione possibile tra i due ambienti.

Valentina Bucci
Giornalista

Giornalista pubblicista, per ZeroUno scrive dei cambiamenti che la digitalizzazione sta imponendo alle imprese sul piano tecnologico, organizzativo, culturale e segue in particolare i temi: Sicurezza Informatica, Smart Working, Collaboration, Big data, Iot. Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza (Università di Ferrara), laurea specialistica in Culture Moderne Comparate (Università di Bergamo).

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