Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Cloud computing: è giovane ma crescerà

pittogramma Zerouno

Cloud computing: è giovane ma crescerà

03 Nov 2009

di Lorenza Peschiera

Il cloud computing è visto come un sistema efficace per ridurre energia elettrica, hardware, software, personale, complessità e altri costi nascosti, liberando tempo e risorse per progetti più strategici. Una recente ricerca Nextvalue traccia il quadro della discussione, in Italia, di un fenomeno di cui si parla molto ma nel quale ancora poco o nulla si è fatto. Emergono dallo studio dubbi e aspettative di un modello di computing destinato ad alterare “usi e costumi” nella fruibilità tradizionale dell’Ict.

 

Razionalizzare i costi trasversali all’organizzazione, anche grazie all’It, è un obiettivo sempre più importante per le imprese in tempi difficili come quelli attuali. In questo scenario il cloud computing è visto, dalle aziende più attente all’evoluzione tecnologica e in uno scenario ideale, come un sistema efficace per ridurre energia elettrica, hardware, software, personale, complessità e altri costi nascosti, liberando tempo e risorse per progetti più strategici. Poter disporre dell’It di cui si ha bisogno, fornito come servizio e a consumo, è percepito come “la chiave di volta” per adeguare l’azienda alle esigenze di sempre maggiore flessibilità e disponibilità in real time. Non a caso virtualizzazione e cloud computing sono in testa all’elenco delle prime tecnologie abilitanti ritenute tali dai responsabili It delle imprese Fortune 1.000 nel 2009. Anche in Italia l’interesse per “la rivoluzione delle nuvole” sta crescendo. Per le aziende della Penisola, però, il cloud è ancora un fenomeno in fase iniziale. Sicurezza, privacy, performance, architettura dei sistemi, controllo delle applicazioni sono aree viste dalle imprese tra quelle “a maggiore rischio” nel caso di utilizzo di soluzioni cloud.
     Per fotografare lo scenario del cloud computing in Italia, nel giugno scorso NextValue (www.nextvalue.it) ha condotto un’indagine che ha coinvolto Cio e responsabili di business unit di 100 aziende italiane con un fatturato superiore ai 100 milioni di euro l’anno, appartenenti a vari settori produttivi.
     Il cloud computing è citato dal 13% degli intervistati (erano possibili risposte multiple) tra le otto tecnologie ritenute più strategiche per i prossimi mesi; significativo, però, è anche ricordare che il 66% dei rispondenti pone la virtualizzazione al primo posto tra queste tecnologie e che la voce Software as a Service si colloca appena sotto al cloud computing, con il 12% di risposte.
     Che la virtualizzazione sia spesso considerata dalle imprese come un sinonimo di cloud computing è la sensazione che emerge quando agli intervistati è chiesto di dare la definizione più appropriata di cloud computing; il 56% dei rispondenti considera il cloud come una forma, forse estrema, della virtualizzazione dei server. Questa visione, un poco riduttiva, evidenzia che il mercato è ancora in larga parte da formare.  Il 15% degli intervistati associa il cloud computing a concetti quali Infrastructure as a Service (IaaS), Platform as a Service (PaaS) e Software as a Service (SaaS).
     
Un mercato ancora da scoprire
     Lo scenario tracciato da NextValue conferma l’immaturità del mercato italiano. Solo l’11% delle aziende coinvolte ha già sviluppato progetti di cloud computing mentre il 23% prevede di svilupparne nei prossimi 12 mesi. In larga parte, le imprese sono ancora impegnate nella definizione di una strategia complessiva relativa al cloud computing. Seguono quanti hanno già pianificato la realizzazione di un progetto con tanto di allocazione di budget mentre in pochi stanno realizzando sviluppi parziali o prototipali. Tra questi ultimi, 11 società in tutto, ci sono due casi in cui l’iniziativa sta coinvolgendo larga parte dell’azienda e nasce dal proseguimento di progetti di virtualizzazione già realizzati in passato. Nei restanti nove casi gli sviluppi riguardano ambiti circoscritti.
     Alle imprese che hanno adottato soluzioni di cloud computing o prevedono investimenti in questo ambito, è stato chiesto di specificare quali aree saranno oggetto di investimento e con quale priorità. Investimenti in ambito IaaS, o che coinvolgono Infrastructure as a Service insieme a Platform as a Service e Software as a Service o legati alla virtualizzazione dello storage sono al momento realizzati da poche imprese, che danno a queste tipologie di investimento una media priorità. Investimenti in ambito PaaS sono decisi da una nicchia ancora limitata di società che dà una priorità molto alta a questa tipologia di investimento. Più diffusa e ad alto potenziale è invece la virtualizzazione dei server.
     Sul versante degli investimenti in ambito cloud computing, l’investimento medio dichiarato è pari all’11,3% del totale del budget It destinato a nuovi progetti. Il 27,8% delle aziende pensa di destinare a progetti cloud almeno una quota del 10% del proprio budget It. Il 5,6% delle imprese, tuttavia, dedicherà solo l’1% del budget It; esiste però anche un’area di eccellenza (un ulteriore 5,6%), che riserverà ben il 40% del budget. Probabilmente la maggior parte delle aziende non ha in previsione investimenti perché ritiene che occorra ancora tempo prima di poter contare su un’offerta adeguata e stabile.

 

Figura 1: Evoluzione del cloud computing in ambito aziendale
(Cliccare sull'immagine per ingrandirla)

    
Un progetto It evoluto
     Circa il 12% dei manager coinvolti ritiene che il cloud computing possa diffondersi in azienda e potrà interessare l’impresa in modo diffuso sia dal punto di vista delle infrastrutture sia per gli aspetti applicativi (figura 1). Molti saranno i vantaggi ottenibili grazie al cloud: saranno resi più efficienti i processi aziendali e saranno semplificati e resi più continuativi i processi di aggiornamento tecnologico. Senza contare che sarà ridotto il budget destinato all’It, ci  sarà più chiarezza in termini di ritorno degli investimenti e potranno essere ridotti personale It e costi amministrativi. Grazie alla riduzione delle spese, sarà possibile concretizzare nuovi progetti, non necessariamente legati all’Information Technology.  
     La riduzione dei costi correlati al software, alle infrastrutture e al personale si conferma, nell’indagine, come il principale vantaggio derivato dall’implementazione di soluzioni di cloud computing (80% delle risposte), seguito dalla maggiore elasticità nella gestione operativa (per il 50% dei rispondenti) (figura 2).

 

Figura 2: Principali vantaggi dell'implementazione di cloud computing (risposte multiple)
(Cliccare sull'immagine per ingrandirla)


     Esistono, però, ancora molte aziende (il 54%) che negano ogni valenza o diffusione al cloud. Questo atteggiamento è legato a ostacoli operativi nella struttura e alla mancanza di cultura, anche a livello manageriale, sulle potenzialità di questa tecnologia.
     Un progetto di cloud computing è di solito classificato come un progetto It evoluto, pertanto la sua gestione è riservata ai responsabili It. Il 73% affida a Cio/direttori di sistemi informativi la sponsorizzazione del progetti mentre il 10% degli intervistati colloca lo sponsor nella direzione generale e un altro 7% nella direzione di business unit. Sarà interessante vedere, con la maturazione del fenomeno, se questa ripartizione IT/business si sposterà sempre più a favore della seconda.
     Proprio la mancanza di cultura aziendale (60% delle risposte), che porta a privilegiare investimenti di tipo tradizionale, rientra tra i fattori inibitori nell’implementazione di soluzioni cloud. Questo elemento, accanto all’incertezza del ritorno dell’investimento, rafforza quel senso di immaturità dello scenario di mercato già evidenziato. Pressante è anche la preoccupazione circa l’immaturità delle tecnologie, citata dal 35% del panel. Gli ostacoli finanziari, insieme all’incertezza nella determinazione del Roi e alla mancanza di budget precisi sono indicati come barriera all’implementazione da parte del 31% degli intervistati.
     Paradossalmente, però, proprio il determinarsi di un ciclo economico negativo ha ridotto preoccupazioni e timori connessi al cloud computing. La possibilità di gestire infrastrutture, piattaforme, applicazioni in un contesto produttivo riducendo i costi è un argomento senz’altro convincente per molti Cio che considerano meglio proposte di ambienti e servizi “pay per use”, soprattutto nell’ambito di servizi commodity.
     “Siamo di fronte a un grande cambiamento”, commenta Alfredo Gatti, managing partner di NextValue. “La necessità di contenere i costi sta aprendo nuove prospettive all’It; il Cloud Computing convince per la sua capacità di creare nuove ragioni di valore, siano originate dai costi, di ordine di grandezza più bassi, o dal time-to-market più veloce. Il mercato è ancora agli inizi ma ha un alto potenziale di crescita”. 
    
Gartner: il cloud computing evolverà
     Dell’evoluzione del cloud computing, a livello mondiale, è convinta anche Gartner (www.gartner.com), secondo cui, nel tempo, le combinazioni di servizi cloud diventeranno sempre più complesse. In questo scenario non sarà da sottovalutare la complessità: sarà sempre più difficile, per gli utenti finali, gestire l’integrazione dei diversi tipi di servizi.     
     Gartner prevede inoltre che per i servizi cloud saranno necessari intermediari specializzati che ne gestiranno il loro utilizzo, le loro performance e la loro diffusione. Questi intermediari a propria volta si avvarranno di molte tipologie di broker e piattaforme per aumentare la diffusione dei servizi e accrescerne il loro valore.
     “Come era avvenuto per le architetture Soa, anche nel caso del cloud computing aumenterà la proliferazione di servizi”, afferma Daryl Plummer, managing vice president e chief Gartner Fellow. Assicurarsi che servizi creati da altri funzionino, non solo separatamente, ma anche insieme, è un compito complicato da gestire in azienda; per questo sarà indispensabile la presenza di intermediari in grado di aggiungere valore ai servizi e di svilupparne di nuovi, anche costruiti sulla base dei servizi preesistenti.
     Secondo Gartner esisteranno fondamentalmente tre categorie di servizi cloud in modalità broker. Una prima tipologia di intermediazione prevederà l’accrescimento, da parte di un intermediario, di un servizio sviluppato per uno o più utenti, grazie all’introduzione di elementi che ne aggiungeranno valore. Gli utenti acquisteranno questi servizi tramite service provider, mentre gli intermediari potrebbero sorvegliare sulla politica di gestione dei prezzi.  
     Le attività di intermediazione e i prodotti del broker potranno essere gestite in diversi modi. Per esempio, potrebbero risiedere nel cloud collocato presso la sede del service provider, per permettere a quest’ultimo di gestire i servizi in modo più completo. Potrebbero anche essere gestiti presso la sede del cliente; in questo modo si creerebbe un rapporto più stretto tra il broker e il management locale o gli amministratori del servizio. Infine, potrebbero essere proposti come servizi cloud in modo indipendente sia rispetto al service provider originale sia rispetto al cliente.
     Una seconda tipologia di intermediazione è rappresentata dall’aggregazione. In questo caso il broker combinerà servizi multipli in uno o più nuovi servizi che difficilmente gli utenti riuscirebbero a organizzare da soli. Queste aggregazioni di servizi, gestiti in modo da assicurare elevati livelli di sicurezza nella gestione di dati, saranno generalmente fisse.
     La terza modalità di gestione dei servizi, definita Cloud Service Arbitrage, è simile all’aggregazione di servizi cloud; in questo casi però l’aggregazione dei servizi non è fissa, ma potrà variare. Questa variabilità potrà essere vantaggiosa ogni volta in cui sarà strategico puntare sulla flessibilità.

 


È tempo di cloud security

Nove professionisti su dieci sono interessati a una protezione in-the-cloud integrata nella soluzione di sicurezza It. Questo è uno degli elementi emersi da un sondaggio realizzato da Trend Micro (www.trendmicro.it) su circa 200 Cio e decision-maker It statunitensi non clienti della società.
Il 40% dei  partecipanti all’inchiesta vede nella sicurezza degli ambienti cloud una necessità ben chiara e nelle decisioni d’acquisto prende in considerazione solo i prodotti di sicurezza che includono funzioni di intelligence per la rilevazione di minacce in-the-cloud.
La presenza di sicurezza o, al contrario, la sua assenza, può determinare il successo o il fallimento di un’iniziativa di cloud computing. Il 61% degli intervistati ha rivelato di non voler prendere  nessuna decisione in merito al cloud computing fino a quando non avrà la certezza della totale assenza di rischi di sicurezza per le loro reti.
Un gruppo meno nutrito, pari al 27% degli intervistati, ha affermato che i problemi di sicurezza potrebbero portare a un ripensamento, ma che i vantaggi del cloud computing superano a tal punto le problematiche di sicurezza da non esservi motivo di posticipi o cancellazioni dei programmi di implementazione di ambienti cloud.
“Per Trend Micro il cloud computing è sinonimo di ‘cloud security’”, dice Thomas Miller, general manager della Enterprise business unit di Trend Micro. “Se le aziende vogliono fare affidamento sul cloud Internet per archiviare i dati e condurre le attività di business, richiedono una sicurezza superiore, progettata per la protezione in-the-cloud”.

 

Leggi anche Bivio SaaS/in-house:come decidere?

 

 

Lorenza Peschiera

Articolo 1 di 5