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We Economy: l’era degli ecosistemi digitali collaborativi

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We Economy: l’era degli ecosistemi digitali collaborativi

05 Mag 2015

di Rinaldo Marcandalli

Una metamorfosi si prospetta nel business aziendale per effetto di un binomio: la “We Economy”, reindustrializzazione in necessaria sinergia con nuovi partner e l’”Internet of Me”, l’end-user al centro dell’esperienza Internet personalizzata. Insieme pongono le premesse per un business di nuova generazione, a leva planetaria e cross-industry. Ma per coglierne le opportunità, gli Executive, sia business sia tecnologici, dovranno “estendere i confini dell’azienda” in modo aperto e collaborativo su ecosistemi digitali messi a fattor comune tra business partner. È quanto emerge dalla 15° edizione dell’Accenture Technology Vision 2015

Accenture annuncia la We Economy, una reindustrializzazione da realizzare in sinergia con nuovi partner (è questo il senso del “We”) e al traino dell’on demand che viene dall’“Internet of Me”, dove l’end-user, centro di ogni esperienza digitale, ottiene risposte e servizi da un’Internet personalizzata al punto da essere percepita come “propria” dall’utente stesso. Il binomio “We Economy , Internet of Me” non è il solito paradosso, ma il cuore del messaggio, che non esitiamo a chiamare strategico, che invita l’azienda ad allargare i confini e delinea un percorso win-win, ridefinendo il proprio modello di business. È quanto emerge dalla 15° edizione dell’Accenture Technology Vision 2015, un corposo rapporto che quest’anno si intitola proprio Digital Business Era: Stretch your Boundaries.
In estrema sintesi Accenture dice all’azienda: “In un mondo iperconnesso, tu, con il tuo bagaglio di prodotti e servizi (anche di derivazione IoT), i tuoi dipendenti, i tuoi clienti, e gli oggetti di comune utilizzo, acquisisci una capacità istantanea di agire e di interagire con tutti questi elementi”. Non solo, ma puoi valutare l’opportunità di un “business di nuova generazione” con capacità di scala senza precedenti, a leva planetaria e cross industry: puoi “allargare i tuoi confini”. Come? In tre passi.


I tre passi per “allargare i confini”
Primo, crea il tuo ecosistema digitale aperto. Tuo nel senso che l’ecosistema digitale deve inglobare tutte le cose che hanno a che fare in qualche modo con il business aziendale (le tue “Things”). Aperto nel senso di dotarlo di Api in grado di collaborare con altri sistemi aperti (quelli appunto dei partner con cui scambiare/integrare informazioni è di mutuo beneficio ai fini della We Economy).
In secondo luogo (e nel frattempo) fatti una “shortlist” di partner (ciascuno forte nella propria nicchia di business e dotato del suo “Internet of Me”, anch’esso aperto, con Api collaborative con le tue) e con questi concerta un’Alleanza (la We Economy): aggrega mindshare (ricordiamo che il mindshare è il valore sul mercato del brand, quindi è importante presentarsi sul mercato insieme ad altri brand di valore), capacità d’offerta e di esecuzione collaborativa (ciascuno complementi gli altri per la propria nicchia): acquisirete una “potenza di business” multipla rispetto alle dimensioni del singolo.
Terzo, posiziona il tuo Internet of Me aziendale il più possibile al centro degli ecosistemi digitali alleati, per intercettarne una frazione elevata di traffico. Per le aziende che per prime padroneggeranno lo shift alla We Economy, Accenture scorge un’ulteriore opportunità: “Diventa Agente Privilegiato (Power Broker) degli ecosistemi digitali, gestisci per conto di tutti le nuove relazioni digitali (di livello We) con clienti, utenti finali, fornitori, partner alleati, sorgenti di dati, produttori di smart device, talenti specialistici”.
È insomma l’alba di una “era di ecosistemi digitali” collaborativi, nel contesto dei quali l’azienda ha l’opportunità di una transizione alla We Economy, che sia strategicamente funzionale all’Internet of Me aziendale, al servizio on demand dell’esperienza del cliente digitale. Il business dell’azienda, riposizionato in modo “collaborativo”, procura al cliente digitale risultati istantanei e tangibili, con una catena del valore di nuova generazione, planetaria e cross industry.
Che il “fare squadra” con i rispettivi ecosistemi digitali mettendo a fattor comune branding, capacità d’offerta e abilità di esecuzione sia una leva per il business di tutti (ovviamente con i partner giusti) è una prospettiva sulla cui applicabilità è il caso riflettere. Restano infatti alcune domande su una variabile che il Rapporto, mirato a grandi aziende, non considera: quanto la finestra di opportunità si chiuderebbe al ridursi delle dimensioni dei partner? E se i partner appartenessero alla Pmi? Un super ecosistema digitale erogherebbe ancora valore, al ridursi dei volumi di business? Testarlo con investimenti di livello startup sarebbe fattibile?
In ogni caso, il binomio “We Economy – Internet of Me” è l’apoteosi del cliente digitale, che con il suo aggirarsi magari inconsapevole tramite Internet of Me tra “settori industriali ridisegnati” diventa “il” centro servito da ecosistemi collaboranti, in una We economy di fornitori alleati.
Per realizzare il rapporto, Accenture ha intervistato nel 2014 oltre 2.000 Executive sia business sia tecnologici in 9 Paesi e 10 settori, con una demografia caratterizzata da grande varietà di ruoli (figura 1). Di questi, già il 62% sta investendo in tecnologie digitali, con un 35% dei quali che lo fa nell’ambito di una strategia business complessiva. Quanti sono già convinti che si stia andando verso un’era di ecosistemi digitali? L’81% crede che in futuro i confini tra settori saranno sempre più evanescenti e il 60% prevede di ingaggiare nuovi partner digitali nelle loro rispettive industry nei prossimi due anni.

Figura 1 – ll campione dell’indagine realizzata da Accenture – fonte: Accenture Technology Vision 2015

Per il 2015, Il rapporto Accenture vede emergere 5 trend (vedi articolo successivo), come una sorta di “evoluzione” di una serie di shift tecnologici nel contempo contestuali e abilitanti la We Economy/Internet of Me “per competere in un mondo digitale, facendo nuove scommesse con nuovi partner su nuovi prodotti, servizi ed esperienze, impensabili solo un paio d’anni fa, ma oggi in grado di aprire nuovi mercati su scala industriale”. Gli shift sono implicitamente dati come “all’attenzione” se non “in corso”: i primi sette dal 2013 e altri sei dal 2014 (vedi riquadro nell’articolo seguente). Certo, per il mainstream italiano appaiono un po’ tutti piuttosto davanti che alle spalle. La figura 2 raffigura trend e shift dell’Evoluzione, una sorta di meta-modello degli investimenti per un business digitalizzato e collaborativamente esteso.

Figura 2 – Trend e shift del modello evolutivo verso la We Economy – fonte: Accenture Technology Vision 2015


App Economy, Digital Economy, We economy

Viene naturale il raffronto della We economy di Accenture con altrettanto autorevoli “vision 2015”, quella di Ca Technologies e di Gartner, che per il Business annunciano rispettivamente l’avvento della “App Economy” a della “Digital Economy”, attente come sono all’irruzione della tecnologia nelle linee di business e ai nuovi equilibri che ne conseguono tra uomo e macchina, ma forse meno focalizzate sugli effetti trasformativi, radicali per gli stessi modelli di business. La Digital Economy di Gartner guarda a tutte le possibili conseguenze nell’organizzazione aziendale per un business che sempre più incorpora hardware, software e servizi digitali. La App Economy di Ca Technologies, comprensibilmente polarizzata sul nuovo modo di produrre e utilizzare applicazioni, riconduce tutto all’unico motore del software, certo catalizzatore cruciale, ma quanto a volumi di business, canale pur sempre secondario rispetto alla deflagrazione dei servizi (digitali). Entrambe le vision guardano alle opportunità strategiche che si schiudono per il business che si digitalizza, ma in qualche misura ancora con gli occhiali dell’effetto It che diventa Business Technology e lo pervade.

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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