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Verso il punto di non ritorno

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Verso il punto di non ritorno

07 Ott 2009

di Stefano Uberti Foppa

Stiamo parlando del continuo avanzare del livello di automazione dei sistemi informativi. Ci riferiamo a tutte quelle tecnologie che stanno da anni introducendo nei data center sistemi di governance and automation, di quel processo di lento ma inesorabile innalzamento del livello di commodity dell’IT che sempre minor impiego manuale/umano richiede. Quello che sta accadendo merita di essere attentamente valutato, per cercare di capirne i possibili contraccolpi e le criticità. Stiamo parlando del continuo avanzare del livello di automazione dei sistemi informativi. Ci riferiamo a tutte quelle tecnologie che stanno da anni introducendo nei data center sistemi di governance and automation, di quel processo di lento ma inesorabile innalzamento del livello di commodity dell’IT che sempre minor impiego manuale/umano richiede. Se accanto a questo fenomeno pensate poi al profilarsi all’orizzonte, questa volta più concreto che in passato, del fenomeno “pay per use” o se preferite cloud/on demand, possiamo immaginare l’impatto sui sistemi informativi in termini di sgravio di incombenze e quindi la portata del cambiamento nelle modalità di lavoro e di prospettiva professionale che si richiede agli uomini dell’IT. Quali le conseguenze, molto delicate di questo percorso, per i sistemi informativi e per le persone che vi lavorano? Facciamo un passo indietro e guardiamo come questa tendenza si possa inquadrare nell’evoluzione a due-tre anni prevista per l’organizzazione It.
F inalmente (non se se poteva più) possiamo dare per scontato anche in Italia, guardando il fenomeno nel suo complesso, il passaggio culturale del Cio verso una sua maggiore vicinanza alle richieste e alle esigenze del business. D’accordo, si dirà, che ancora oggi molti centri It sono considerati dai direttori finanziari e dal top management centri di costo; che molti Cio lamentano la scarsa considerazione e relazione con le controparti business e strategiche; d’accordo che….una serie di variabili di ambiente (caratteriali tra le persone – politiche – organizzative e quant’altro) ostano al cambiamento, ma c’è un dato di fatto incontrovertibile, ormai: sul piano culturale il Cio sa di dover dare risposte business value. Bene! Accertata questa prospettiva, ora, sempre considerando l’evoluzione del fenomeno nel suo complesso, il lavoro dei sistemi informativi si sta rapidamente indirizzando alla riorganizzazione della propria area in termini di ruoli e competenze. Una parte degli addetti, sostiene ad esempio Forrester,  si indirizzerà all’eccellenza architetturale e operativa, garantendo il continuo allineamento tecnologico a criteri di flessibilità, time to market, economicità e green (soprattutto in rapporto alle normative che arriveranno nei prossimi anni in tema di impatto ambientale). Un’altra parte, invece, focalizzerà maggiormente il piano business, avvicinandosi come interpretazione delle esigenze (demand management) alle diverse line of business, fino ad assumere, come Cio, quel ruolo di “super consulente tecnologico” dei diversi manager aziendali impegnati nello sviluppo di progetti business nei quali la componente Ict è uno dei driver di riferimento. In questa articolazione del ruolo del Cio, ecco che assume sempre maggiore importanza anche la sua capacità di relazionarsi nei confronti dei fornitori esterni in una dimensione molto “business project oriented”, e quindi d’accordo l’eccellenza tecnologica del vendor, d’accordo il prezzo e gli Sla messi a punto con precisione, ma, intendiamoci, servirà soprattutto una sua capacità di definire bilanciate strategie di sourcing (che comprendano outsourcing tecnologico e di processo ma anche soluzioni on demand per progetti pur di un certo livello strategico) in stretto contatto con i vendor.

Dov’è allora il terrore? Cosa i fornitori di Ict dovrebbero, in prospettiva, guardare con molta attenzione? In tutto questo c’è un aspetto estremamente critico che forse rischia di sfuggire: l’eccedenza di risorse umane. L’aggressiva proposta di offerta di servizi on demand (il modello di “consumo a pagamento” trova sempre più accoglienza e interesse proprio sul versante business), di tecnologie sempre più intelligenti e autonome nella loro capacità di operazione determinano un impatto diretto sulle organizzazioni e le persone. In sostanza ci si pone dinnanzi il problema, enorme, della riconversione delle risorse It. L’attuale difficoltà economica e la criticità competitiva non consentono più, come accadeva in passato, compromessi. Se io, come Cio, introducendo quella determinata tecnologia o scegliendo quel servizio so di poter fare a meno di parecchie persone prima orientate, magari, allo sviluppo e alla manutenzione di determinate applicazioni, devo decidere: quali persone mantenere nell’area “operational excellence” prima descritta, quali portare con me in un percorso di IT-business orientation e quali, invece, considerare non indispensabili. Questo è il problema. Ed è un problema anche dei fornitori che nella loro spinta all’ottimizzazione dell’IT dovrebbero sapere che stanno avvicinandosi al punto di non ritorno, quello cioè oltre il quale il Cio deve prendere questa decisione (o persino anche la decisione di avversare, fare ostruzionismo alla nuova tecnologia). I fornitori devono sapere qual è l’impatto organizzativo che le loro tecnologie portano, a livello professionale e di processo, all’interno dell’area Ict. Non possono ignorare il problema. Si andranno a sparigliare “territori protetti”, aree di presidio, da parte del Cio, nei quali gli equilibri sono delicati; ma questo è il potere della tecnologia. In passato, tanti anni fa, in una visione tayloristica dell’informatica si era detto che questa, nel suo processo di automazione, avrebbe “rubato” posti di lavoro. Non è stato vero, quantomeno a livello di persone It. Anzi, la logica della proliferazione “a silos”, ampiamente fomentata dagli stessi fornitori (e avallata da Cio innamorati dalla tecnologia e da momenti economici più favorevoli di questo), ha portato alla proliferazione delle risorse e delle competenze. Oggi si deve gestire un percorso di dimagrimento, di efficienza anche sulle risorse umane, attraversando inevitabilmente passaggi dolorosi. Di questo, Cio e vendor, devono essere entrambi consapevoli. Va bene riconvertire, va bene aggiungere valore di business ma alla fine, qualcuno, purtroppo, sarà lasciato indietro.

Idc Reports First Year-on-Year Revenue Decline in the Western European Security Appliance Market as Organizations Rethink Security Investments. LONDON, September 18, 2009 — According to Idc’s Western European Quarterly Security Appliance Tracker, factory revenue for the Western European security appliance market reached $390 million in 2009, a 9.6% decrease over the same quarter a year ago. Shipments also decreased by 17.9% over last year’s second quarter, with 127,829 units shipped. “For the first time since Idc started tracking security appliances in 2002, the Western European market is showing negative annual growth. However, this decrease is mainly due to the very healthy results that the security appliance market enjoyed in 2008, and has to be put into context” said Romain Fouchereau, research analyst at Idc. “Economic conditions are difficult, and organizations are thinking in the long term, and about how to get ‘more with less’ with their IT security investments”. Idc believes that the second half of 2009 will see a boost in the market again. The firewall/Vpn market represented $84.79 million in 2Q09, a 20% decrease over last year’s second quarter. The dedicated firewall/Vpn market is becoming more mature in Western Europe and sees strong competition from unified security solutions. This quarter’s results are on par with 1Q09, with 3.8% revenue growth. Cisco remained the number 1 vendor in the segment, followed by Juniper Networks and Nokia. Utm represented the largest market of the tracked security appliances, with total revenue of $113 million in 2009, corresponding to a 0.6% decrease over 2008. During this time of economic uncertainty, Utm vendors should do relatively well due to the integrated solutions offered by Utm appliances; customers will want more for less from the vendors. Fortinet was the market leader, followed by WatchGuard and Juniper. Intrusion prevention appliances (IPS) decreased by 22.5% over last year’s second quarter, representing a $66.15 million market. Ips growth is driven by compliance, and particularly Pci in Europe, and Idc believes that with more and more compliance issues coming to Europe, Ips market growth will resume during the second half of 2009. Cisco was market leader, followed by McAfee, and Ibm-Iss. Content management appliance revenue was the only workload with positive growth this quarter, at 12.2% year on year, reaching $68.97 million in 2009. The messaging security and Web security segments of Scm are following the same evolution as the threat management market, from software to appliance form factor. Given the fact that security appliances can lower costs, ease administrative overheads, facilitate management, consolidate support, scale efficiently, and integrate multiple security technologies into a single platform, their success is not surprising in the Scm market. Cisco remained the number 1 vendor in the content management appliance segment and the messaging and Web security subcategories, while McAfee dominates the Web and messaging subcategory. In the overall content management segment, Secure Computing came second, followed by Barracuda. The Vpn appliance market reached $55.07 million in 2Q09, a 5.8% decrease over 2Q08. With the increasing number of remote workers, but also heightened threats and pandemic fear, Idc believes that the Vpn market will grow over the second half of 2009. Nokia was market leader, followed by Juniper and Check Point coming third in place. Idc’s Quarterly Security Appliance Tracker offers the ability to quickly and effectively respond to today’s dynamic security server appliance market by keeping pace with evolving functionality and the rapid deployment of new models competing in the marketplace. The product provides insight into customer trends by delivering geography-specific product line and vendor market share information in an easy-to-use product interface, enabling quick table customization for business planning activities.

 

 

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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