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Un ponte fra startup e PA

pittogramma Zerouno

Un ponte fra startup e PA

14 Set 2015

di Elisabetta Bevilacqua

L’anello debole dell’ecosistema delle startup in Italia non è tanto quello dei finanziamenti quanto la capacità di creare un ponte fra le nuove imprese tecnologiche e il sistema economico rappresentato da imprese e Pa. D’altra parte la PA deve affrontare nuove sfide e sviluppare nuove soluzioni sia per ottimizzare i suoi processi sia per rispondere alle richieste che arrivano da una società sempre più complessa. Allo scorso Forum PA, in occasione della premiazione dell’iniziativa Call4ideas, si è tenuta la tavola rotonda per riflettere su quanto la Pubblica Amministrazione sia pronta, dal punto di vista culturale, tecnologico e normativo, a sfruttare l’innovazione e la velocità di cui le startup sono portatrici e su come debba adattare i suoi processi per renderlo possibile

ROMA – Startup, incubatori, investitori, associazioni dell’ecosistema erano presenti alla tavola rotonda organizzata in occasione della premiazione dei 12 vincitori della Call4ideas 2015 – Startup e Startupper per la PA digitale, iniziativa promossa da Forum PA in collaborazione con Camera di Commercio di Roma e PoliHub, l’incubatore del Politecnico di Milano.
Andrea Rangone, Responsabile degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, spiega il senso dell’iniziativa: “L’analisi testimonia un trend positivo del sistema delle startup, ma ancora manca qualcosa: più ancora dei soldi (oltre 300 milioni disponibili per le startup innovative) manca all’appello un pezzo consistente del sistema economico, imprese e pubblica amministrazione”.
Va, a suo parere, sfatato il mito che il sistema delle startup si alimenti solo attraverso le idee di giovani, finanziati dal venture capital e ospitati negli incubatori, che alla fine creano aziende capaci di quotarsi o essere acquisite. “Un ruolo significativo nell’ecosistema è svolto dalle grandi imprese e dalla Pa – sottolinea Rangone –  Nonostante si parli molto di open innovation, che sta a indicare un sistema economico produttivo e un sistema della Pa che si apre, in modo bidirezionale, al sistema imprenditoriale delle startup alimentandole e alimentandosene, questo il circolo virtuoso in Italia, rispetto ad altri paesi, non si è ancora attivato”.
La risposta alla call, con oltre 100 progetti in settori avanzati e in forte crescita (IoT, mobile, cloud, big data e analytics…), testimonia un incredibile movimento fuori dalla Pa. Ma, si chiede Rangone, la nostra Pa è in grado di accogliere questa spinta imprenditoriale?
La risposta che arriva dalla tavola rotonda è ancora incerta, anche se rappresenta il primo passo verso la soluzione dei molti problemi ancora aperti.
Imparare a rischiare

Foto di gruppo con i 12 vincitori della Call4ideas 2015

Sul versante degli investitori, Paolo Cellini, Partner Innogest, lamenta, rispetto ai partner europei, il gravissimo ritardo dell’Italia, che vede investimenti 5-7 volte inferiori. Anche le iniziative pubbliche di finanziamento come Smart & start del Ministero dello Sviluppo Economico e quelle delle Regioni sono troppo lente per i tempi dell’innovazione digitale. “È necessario imparare a rischiare: verrà da qui la differenza fra i paesi destinati a diventare più ricchi e quelli che inevitabilmente diventeranno più poveri”, sottolinea Cellini ricordando il caso Israele che, con 8 milioni di abitanti, è diventato il secondo paese al mondo per investimenti e il primo per tasso di nascita di startup.
Roberto Magnifico del board di LVenture contesta però la scarsa propensione al rischio degli italiani, portando a conferma, con un’iperbole, i 100miliardi di euro investiti nel 2013 in scommesse e gioco on line. LVenture ha scelto una via originale per un venture, quotandosi in Borsa e lanciando poi Luiss EnLab, un incubatore per aiutare i ragazzi che vogliono fare impresa innovativa fornendo soprattutto la metodologia. “La nostra stessa metodologia vale per 3 mesi e poi il processo va rivisto”, sottolinea Magnifico che evidenzia la velocità e la dinamicità che caratterizzano la fase attuale dove tutto è in cambiamento. In particolare l’utilizzo del mobile ha modificato drasticamente i comportamenti e le aspettative delle persone, influendo non solo nelle relazioni personali ma anche in quelle con la PA.
Spingere la Pa a utilizzare il lavoro delle startup

Sul versante delle amministrazioni, PierLuigi Cogo, responsabile progetto #pmicloud della Regione Veneto ricorda l’inadeguatezza della cultura della Pa dove non è previsto l’errore. Difficile dunque perseguire l’obiettivo della efficacia e della tempistica e ancor più acquisire l’innovazione digitale di cui le startup sono portatrici senza cambiare le logiche amministrative. Ma il manager indica anche percorsi possibili, come quello seguito dal Veneto con il bando FabLab: “Per predisporlo siamo usciti dagli uffici per capire cosa stessero facendo i ragazzi che avevano investito in proprio – spiega – Sono emersi 80 progetti interessanti, utili per aumentare la competitività del territorio, ma anche criticità come la difficoltà delle startup, soprattutto se fatte solo da nerd, di affrontare da sole il mercato e le difficoltà per la Pa, a causa di una legislazione lenta e farraginosa, a diventare interlocutori efficaci”.
Giovanni Gentili, Responsabile Agenda Digitale Regione Umbria, riconoscendo l’esistenza di disponibilità di fondi nella programmazione Europea 2014-2016 per investimenti iniziali, ne evidenzia al tempo stesso i tempi incompatibili con quelli delle startup e la mancanza di una visione a lungo temine per garantire la gestione.

La Regione Lazio ha 8 bandi aperti per 29 milioni di euro, il 19% dei quali dedicati a startup.
Ma la scelta della Regione, che genera il 10% delle startup italiane, terza dopo Lombardia ed Emilia, come ricorda Michela Michilli, Responsabile Area startup e open innovation, è quella di attrarre risorse anche attraverso la collaborazione internazionale (con interlocutori a Colonia, Stoccolma, Varsavia, Lille,…) e di aiutare le startup a crescere attraverso la creazione di un mercato. “Vorremmo lanciare una sfida per spingere la Pa a utilizzare alcune delle soluzioni realizzate”, sottolinea Michilli.

Anche l’Emila Romagna ha attivato bandi per 60 milioni di euro nel periodo 2007-2014, come ricorda Dimitri Tartari,  del coordinamento Piano telematico dell’Emilia Romagna, Agenzia Regionale Aster ma oggi “siamo concentrati nel tentativo di creare un ecosistema e lavoriamo per consolidare le nuove startup non tanto attraverso bandi e finanziamenti, ma soprattutto fornendo infrastrutture come la banda larga e punti di incontro fra domanda e offerta come con il portale startup”.

Dare continuità alla riflessione

Un momento della Tavola Rotonda

Dalla tavola rotonda è emerso un quadro che evidenzia il ruolo delle Pa locali diretto soprattutto a finanziare e creare un ecosistema favorevole alla nascita delle startup, mentre sembra ancora insufficiente la propensione e la capacità di sfruttare, all’interno delle organizzazioni, l’innovazione di cui le startup sono portatrici.
Ma iniziare a porsi il problema è già l’inizio della soluzione. Per dare continuità alla riflessione, Forum Pa promette di creare un tavolo di lavoro permanente con componenti importanti della Pa per definire un percorso che frutti anche l’esperienza Polihub di collaborazione con grandi imprese. Queste hanno capito la necessità di collaborare con le startup per accelerare la qualità e i tempi della loro innovazione e che per farlo devono superare una serie di vincoli al loro interno. Anche la Pa dovrà identificare percorsi di trasformazione, per trarre i benefici derivanti dall’accelerazione dell’innovazione che le startup con le loro soluzioni possono portare.


Le startup campioni dell’innovazione PA
I primi 12 progetti classificati nella della Call4ideas 2015 – Startup e Startupper per la PA digitale, iniziativa promossa da Forum PA in collaborazione con Camera di Commercio di Roma e PoliHub, l’incubatore del Politecnico di Milano, sono stati selezionati sulla base del team, dell’innovatività del progetto e delle sinergie e utilità per la Pubblica Amministrazione.

  • ClasseDigitale è una piattaforma software unificata in grado di integrare tutti i processi tipici delle scuole.
  • ComunicaCity è una mobile app per smartphone e tablet che consente alle pubbliche amministrazioni di inviare a cittadini e imprese news, segnalazioni, allerte.
  • Il progetto Domiciliazione della terapia infusionale nelle vasculopatie e nelle vasculiti consente ai pazienti la fruizione domiciliare delle terapie infusionali.
  • GeoNue offre via web a comuni medio-piccoli un sistema informativo territoriale avanzato, basato sul cloud computing.
  • Junker aiuta i cittadini a riconoscere un materiale e gettarlo nel cassonetto giusto abbassando così la quota di indifferenziata.
  • mAnomissioni suolo pA, supporta le attività di verifica e controllo dei cantieri di manomissione del suolo pubblico.
  • OpenActI serve per informatizzare e dematerializzare i processi di redazione, approvazione e pubblicazione degli atti amministrativi.
  • OpenMove è un’app per la bigliettazione elettronica che implementa il proximity marketing.
  • Pay Box è una piattaforma gestionale per gestire ed incassare servizi e tributi locali.
  • Park Smart, sfrutta l’infrastruttura fisica delle telecamere di sorveglianza, per avere informazioni sull’occupazione dei parcheggi.
  • Semplice PA, supporta l’Ente locale con strumenti per il controllo ed il monitoraggio delle spese.
  • RS – Smart Rainfall System è un sistema di monitoraggio ambientale e di prevenzione del rischio.

 

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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