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Sostenibilità. Sap ne parla, ma non dimentica il business

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Sostenibilità. Sap ne parla, ma non dimentica il business

09 Dic 2009

di Paolo Lombardi

Riconoscimenti per le iniziative a favore della sostenibilità di tipo economico, sociale e ambientale del colosso del software. Tra buonismo politically correct e strategia d’offerta…

MILANO – Per il terzo anno consecutivo Sap (www.sap.com) è risultata leader, tra le società di software, nel Dow Jones Sustainability Indexes (Djsi). Il Djsi misura, sulla base del rispetto di una serie di parametri di tipo economico, sociale e ambientale, il comportamento delle aziende dei diversi settori in rapporto a una serie di tematiche come la gestione del rischio, la corporate governance, l’implementazione degli standard nella supply chain e la correttezza nelle pratiche sul luogo di lavoro. 
Sap è risultata prima tra 34 società di software considerate. Rispetto alla classifica dello scorso anno ha migliorato le proprie performance in tutte e tre le tipologie di parametri prese in esame ed ha ricevuto i punteggi migliori in 12 delle 20 aree chiave per la valutazione finale. Tra queste la gestione del brand, lo sviluppo del “capitale umano” dei dipendenti, i codici di comportamento e l’efficacia dell’operatività in ambito ecologico.
Sap ha anche ottenuto il massimo punteggio possibile per la sua attività di “reporting sulle tematiche ambientali”, e lo dimostrerebbe concretamente il suo “Sustainability report”, interattivo e disponibile in rete (www.sapsustainabilityreport.com).
Nelle iniziative organizzate nei diversi Paesi il colosso tedesco non perde occasione per dare dimostrazione di questo impegno. Anche nel corso della tappa milanese del suo World Tour la società non ha mancato di sottolineare l’importanza attribuita al tema della sostenibilità, intesa, come ha tenuto a specificare José Duarte, presidente Emea (nella foto in alto), non certo, o non solo, in termini di principio o di “politically correctness” ma piuttosto come capacità per Sap di fornire soluzioni e mettere in atto practice che garantiscano a sé e ai propri clienti un futuro “a prova di rischio”. Duarte ha infatti ribadito, davanti a 1200 tra clienti e partner, il focus strategico sulla sostenibilità, che comprende tanto la gestione, in modalità sostenibile, delle proprie operazioni interne, quanto il delivery di soluzioni specifiche che supportano le pratiche di business delle aziende clienti.
Tra le iniziative in cui si traduce questo impegno di Sap, Duarte ha citato l’ambizioso obiettivo di ridurre, nelle proprie sedi, le emissioni di Co2, portandole entro il 2020 ai livelli di 9 anni fa. Per raggiungere questo obiettivo Sap metterà in campo comportamenti virtuosi come la riduzione dell’uso della carta negli uffici e l’utilizzo spinto di tecnologie di collaborazione come videoconferenze e telepresence.
Sap si propone anche come “enabler” di pratiche altrettanto virtuose presso i propri clienti, supportandoli sotto la guida di una propria “Sustainability Map”. Questa mappa dettaglia le pratiche più opportune (e le relative soluzioni Sap utilizzabili, quando sono disponibili) per gestire compliance, costi e rischi e raggiungere best practice in diverse aree aziendali, che Sap ha individuato in: sustainability performance management; energy and carbon; product safety; sustainable supply chain; sustainable workforce.
In ciascuna di queste aree la mappa indica le pratiche da svolgere e gli obiettivi da raggiungere; il risultato, secondo Sap, sarà un’azienda virtuosa, degna di uno spot “da Mulino Bianco”, capace di ottimizzare i processi, sopportare le incombenze delle compliance, gestire al meglio rischi e costi dell’It e dell’energia e realizzare prodotti allo stato dell’arte, rispettando l’ambiente e i diritti dei dipendenti. 

Paolo Lombardi

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