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Risparmi e migliore capacità competitiva: la leva green

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Risparmi e migliore capacità competitiva: la leva green

21 Ott 2009

di Giampiero Carli Ballola

Per quanto talvolta il ‘Green It’ dia l’idea di essere più che altro un fenomeno di costume, si tratta invece di una visione che nasce da considerazioni economiche e che sta sempre più concretamente interessando il modo con cui le tecnologie informatiche sono realizzate e gestite. Al di là dei problemi ecologici, che sono grandi ma non sono imputabili all’It che in piccola parte (si stima che sia responsabile solo del 2-3% delle emissioni di CO2 del pianeta), sono infatti i possibili risparmi derivanti dalla revisione di approcci progettuali e gestionali adottati in passato con scarsa o nessuna considerazione degli aspetti energetici a portare il Green It all’attenzione sia degli utenti sia dei fornitori di tecnologia.
    Ad essere sotto analisi sono soprattutto i consumi dei Data center delle imprese, che per anni sono stati realizzati e gestiti senza avere un progetto organico d’infrastruttura It, ma semplicemente (complice anche la riduzione del costo iniziale dell’hardware) aggiungendo nuovi server, storage e dispositivi man mano che lo sviluppo delle applicazioni aziendali lo richiedeva. Oggi però alla semplice richiesta di potenza di calcolo si è sostituita quella di una maggiore sicurezza, nella protezione dei dati come nella continuità delle operazioni, e soprattutto di una flessibilità operativa dinamicamente attuabile a fronte delle esigenze del business capace di rendere il Data center un differenziale competitivo. Ma se flessibilità e sicurezza sono da tempo fattori chiave nelle scelte dei Cio, il peso dei consumi energetici e dell’impatto ambientale è relativamente meno sentito. E questo nonostante da un lato le istanze sociali per la salvaguardia dell’ambiente portino a normative sempre più severe e dall’altro il crescente costo dell’energia renda il problema pressante sul fronte economico.
    Il Data center è la voce più rilevante del consumo energetico Ict non tanto per le potenze elaborative in gioco quanto per i consumi indotti in termini di condizionamento e gestione degli Ups. Sino al 60% dell’energia assorbita è infatti destinata al raffreddamento, mentre i sistemi di continuità, oltre ad assorbire direttamente circa il 13% dell’energia, innalzano del 10% la temperatura dell’ambiente, con ulteriori consumi per il raffreddamento. Una nuova generazione di Centri progettati e gestiti in ottica ‘green’ sarebbe quindi fonte di notevole guadagno economico per le imprese utenti.
    Come si è detto, l’It è direttamente responsabile solo del 2% dei consumi di energia. Ma poiché il mondo va avanti gestito dai computer, il buon senso ci dice che è indirettamente responsabile anche di una gran fetta del restante 98% e che può quindi essere la leva su cui agire per razionalizzare i processi di produzione, consumo e riciclo dei beni e creare modelli di comportamento adatti a uno sviluppo ecosostenibile. Tanto che la Commissione Europea vede nell’It il mezzo principale per raggiungere, entro il 2020, l’obiettivo di ridurre del 20% le emissioni di CO2 e del 20% i consumi d’energia dell’Unione. Razionalizzare i consumi delle infrastrutture It è possibile già ora, ma le vere opportunità offerte da un approccio ‘green’ derivano dalla capacità di migliorare i processi. Si tratta di individuare e rimuovere, attraverso un uso intelligente dell’It e delle tecnologie di comunicazione come strumento di monitoraggio e di gestione, le infinite inefficienze e ridondanze che, dal punto di vista energetico, si trovano nei processi e nelle infrastrutture. Tramite le tecnologie di comunicazione e collaborazione si può inoltre rivedere l’organizzazione stessa del lavoro, secondo modelli che abbiano minori costi economici e ambientali. Ad esempio, evitando gli spostamenti inutili (con il lavoro da casa o a distanza), organizzando quelli inevitabili (con una gestione intelligente del traffico e  dei parcheggi), smaterializzando il flusso delle informazioni (con minor spreco di carta) e così via. Le modalità sono infinite. E’ una visione che Samuel Palmisano, Ceo di Ibm, ha lucidamente esposto più di un anno fa e che il maggiore vendor It sta attuando, per quella che è la sua parte, allineandosi al modello ideale, ma non per questo meno concreto, di un ‘pianeta intelligente’ che non sia ‘Green’ soltanto nei confronti dell’energia, ma in ogni sua attività. 

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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