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Per cambiare serve un Ict pervasivo

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Per cambiare serve un Ict pervasivo

06 Dic 2013

di Nicoletta Boldrini

Il processo di trasformazione della Pa può essere attuato solo con infrastrutture tecnologiche e applicative adeguate. Ma per risultati efficaci, dice Michele Cutillo, Vice President Hp Enterprise Services Italia, servono piani programmatici di medio-lungo periodo, misurabili anche sul fronte delle competenze e con una visione non parcellizzata.

Ogni trasformazione, per essere di successo si fonda su un mix coerente di ingredienti quali processi, risorse e tecnologie e, tra l’altro, deve essere necessariamente invasiva ma graduale”. Con questa premessa Michele Cutillo, Vice President Hp Enterprise Services Italia, riflette sul fatto che, da sola, la Pa “non consente all’Italia di recuperare il gap accumulato nei confronti di altri paesi europei e internazionali; tuttavia, la sua trasformazione può divenire abilitatore e acceleratore di un più generale processo d’innovazione del paese che oggi trova, dopo lunghi anni di indeterminazione, un quadro di riferimento nell’ampio programma delineato dall’Agenda Digitale italiana”.
Non mancano però alcuni vincoli imprescindibili sui quali solo la Pa può intervenire: “Declinare sul territorio le iniziative di trasformazione dell’Agenda Digitale; programmare e correlare le tecnologie a tali iniziative con una prospettiva di medio e lungo periodo; misurare costantemente i risultati in termini inter-organizzativi uscendo dall’attuale parcellizzazione per competenze (superare la sindrome della riduzione di costi nella singola unità operativa senza avere una visione d’insieme complessiva dei benefici); evitare l’usuale attivazione di un numero elevato di micro-iniziative favorendo azioni di sistema attraverso la gestone delle priorità (‘tutto subito’ è sinonimo di stasi)”, evidenzia Cutillo. “Si tratta, in sostanza, di creare le condizioni, attraverso le tecnologie Ict, di ripensare l’organizzazione garantendo velocità diverse e coerenti ai singoli contesti territoriali, digitalizzando non solo le informazioni, ma anche i processi (nello scenario digitale le organizzazioni non hanno più mura e non si può replicare la stessa architettura operativa precedente)”.

Michele Cutillo, Vice President Hp Enterprise Services Italia,

Entrando ancor più nel concreto, Cutillo sottolinea come nel breve periodo occorra “definire un modello chiaro e condiviso di architettura Ict in termini di funzioni adatte a sostenere il percorso di trasformazione del Paese, consentendo alla Pa di divenirne l’abilitatore strutturale, nonché rimuovere le barriere normative esistenti analizzando, secondo le logiche dei ‘costi di transazione’ [tutti quei costi legati all’organizzazione di un’attività, che si dividono, a loro volta, tra costi ex ante (prima della transazione) e costi ex post (dopo la transazione) ndr], i processi di interazione esistenti con cittadini ed imprese”. Per architettura Ict si intende l’insieme di infrastrutture tecniche e applicative atte a coadiuvare il processo di trasformazione svolgendo specifiche attività, per esempio: l’elenco delle Pubbliche Amministrazioni, l’elenco dei dipendenti delle stesse e delle loro abilitazioni alle componenti informative, l’elenco di chi può firmare digitalmente un provvedimento, il sistema documentale comprensivo di protocollazione e archiviazione sostitutiva, ecc…
Tutto questo senza perdere di vista il fatto che l’Ict è uno strumento e come tale deve essere pervasivo per consentire la piena realizzazione dei benefici sottesi. “Non siamo più nell’epoca del ‘Centro Meccanografico’ o del ‘Centro Elaborazione Dati’; il paradigma di riferimento è un altro da oltre un decennio. Le funzioni Ict nelle imprese sono sempre più un utilizzatore sapiente di ‘strumenti’ resi disponibili da altri nella continua ricerca del mix più adatto alle esigenze del proprio business (meno Make più Buy)”, puntualizza Cutillo. “Benefici ‘di sistema’, però si ottengono attraverso un potere definito e norme coerenti che consentano la creazione e il funzionamento di strumenti ‘inter-organizzativi’. La soluzione esiste; un esempio concreto arriva dalla messa a fattor comune, con successo, di alcuni servizi del sistema sanitario toscano, estesi anche ad altre aree geografiche del nostro paese. Attenzione però: per conseguire benefici occorre sempre definire chiaramente e senza sovrapposizione l’ambito di intervento di queste ‘entità’ e progetti, evitando duplicazioni e ambiguità”.
Infine, il manager Hp ribadisce l’importanza dei vendor Ict che, sul fronte della responsabilità sociale, non possono sottrarsi a iniziative locali che generino valore per il Paese. “Dalla nostra prospettiva – conclude Cutillo – l’impegno parte da due cardini fondamentali: la ricerca del miglioramento delle condizioni di lavoro delle persone e il rispetto della loro dignità e libertà. Principi di responsabilità che Hp richiede anche a tutti i fornitori coinvolti nella supply chain del prodotto/servizio oggetto della sua attività”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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