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Utilizzare la tecnologia per produrre valore

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Utilizzare la tecnologia per produrre valore

06 Dic 2013

di Nicoletta Boldrini

Roberto Zardinoni, Vice President Sales di Ibm Italia spiega la ‘ricetta’ della multinazionale per generare valore, attraverso la tecnologia, all’interno delle aziende private e nel Sistema Paese. “Il motore di cambiamento sta nel costruire un dialogo competitivo, attraverso una visione integrata, che permetta di utilizzare in maniera innovativa l’Ict”, dice il top manager.

La Leadership, capacità di investire in ricerca e innovazione, visione integrata. Sono questi i ‘fondamentali’ su cui si costruisce oggi, secondo Roberto Zardinoni, Vice President Sales di Ibm Italia, il ruolo del vendor Ict sia per rispondere ai percorsi di trasformazione dell’It per una sempre maggiore focalizzazione verso una tecnologia in grado sempre più di apportare valore al business (la cosiddetta Business Technology), sia per guidare e attuare la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. “Quando parlo di leadership non mi riferisco semplicemente all’eccellenza tecnologica che una multinazionale come la nostra può garantire – osserva Zardinoni –, ma alla capacità di capire e interpretare le esigenze del cliente aprendo così un dialogo competitivo tra le parti attraverso il quale formulare proposte che siano efficaci e generino valore per tutti”.
Entrando nello specifico dell’innovazione a livello di sistema paese, Zardinoni evidenzia come la digitalizzazione della Pa non sia solo un problema ‘tecnico’: “La tecnologia è certamente abilitante, ma il vero motore di cambiamento sta nel riuscire a capire come utilizzarla in maniera innovativa, ossia fare in modo che ‘produca valore’ – puntualizza Zardinoni -. Per esempio, per estrarre conoscenza dalla mole di dati strutturati in possesso della Pa, frammentati e ‘sparsi’ in silos tecnologici, oppure per massimizzare la ricaduta sociale ed economica degli investimenti in Ict”.
Un quadro all’interno del quale assume importanza la ‘visione integrata’: “Oggi la Pa ha bisogno di superare la visione per settori – che, sul piano della soluzione, riproduce l’approccio per silos, il quale rappresenta ancora oggi il principale inibitore per il dialogo efficace tra amministrazioni – per sviluppare una visione integrata e trasversale “, propone con fermezza Zardinoni.
“Per noi, visione integrata significa capire come le diverse dimensioni di intervento possano influenzarsi tra loro, tra centro e territori, tra pubblico e privato, favorendo sinergie e ottimizzazioni di approccio”. In questo senso, la tecnologia diventa, prima di tutto, un sistema di efficientamento grazie al quale liberare risorse e creare innovazione. Riprendendo le parole di Francesco Caio, commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale italiana, Zardinoni pone l’accento su razionalizzazione dei data center, anagrafe nazionale, identità digitale, fatturazione elettronica che, dice, “diventano le nuove infrastrutture trasversali capaci di abilitare la digitalizzazione di tutti i processi della Pa”.  

Roberto Zardinoni, Vice President Sales di Ibm Italia

E Ibm come si colloca in questo quadro? “Abbiamo sviluppato una Blueprint per la Pa con la quale ‘suggerire’ un modello di riferimento per lo sviluppo e la gestione integrata di progetti di ‘infrastruttura digitale’ per il sistema paese”, risponde Zardinoni. “Oltre a identificare gli ambiti di intervento in termini di razionalizzazione, la Blueprint si configura soprattutto come strumento di governance grazie al quale controllare che le infrastrutture digitali e gli interventi predisposti sul piano tecnologico si sviluppino in modo organico, anche a livello territoriale, verso uno scenario convergente e ottimizzato tra livelli e funzioni istituzionali”.
Un approccio convergente che trova riscontro anche nel mondo delle imprese private. “Il Cio è chiamato a essere sempre più ‘orchestratore di soluzioni e servizi’, sostenendo la trasformazione attraverso modalità differenti da quelle prese in considerazione sino a oggi”, ribadisce Zardinoni. “Questo significa indirizzare le scelte tecnologiche secondo ‘parametri’ ed esigenze diverse, confrontandosi sempre più frequentemente con skill differenti e con gli utenti del business e delle Lob. Una trasformazione che noi stessi abbiamo vissuto, e viviamo, al nostro interno. Non di rado, infatti, portiamo ai tavoli di discussione delle aziende utenti i nostri Cmo, Hr manager, Cio, Cfo affinché si possa costruire, come accennavo, quel dialogo competitivo utile a definire poi i più efficaci ambiti di applicazione della tecnologia”.
Zardinoni conclude ritornando sulla capacità di fare ricerca e quanto questo produca valore sociale ed economico per il Paese. Oltre al noto Software Lab di Roma all’interno del quale si sviluppano soluzioni per tutto il mondo, “a giugno abbiamo annunciato la creazione di un nuovo Centro per l’Innovazione, realizzato con il Politecnico di Milano – precisa Zardinoni -. Primo nel suo genere in Europa, il centro è dedicato specificatamente alla ricerca in ambito Big data e alla Business Analytics. Il progetto è solo l’ultimo di una serie di attività che ci legano al Politecnico con il quale, solo nel 2013, abbiamo assegnato a tre docenti e a un dottorando del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria alcuni riconoscimenti (Faculty award e PhD Fellowship) per il loro impegno in progetti di ricerca innovativi di particolare rilevanza scientifica, condotti in collaborazione con i nostri centri di ricerca di Almaden e Haifa”.  
 

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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