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Il Piano eGovernment 2012: un’occasione da non perdere

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Il Piano eGovernment 2012: un’occasione da non perdere

25 Mar 2009

di Giancarlo Capitani

Mentre i Governi dei principali Paesi, ivi inclusi quelli emergenti, sono concentrati nel ricreare organismi e strumenti per una governance globale delle variabili finanziarie al fine di proteggersi da rischi di crolli o di default, sul terreno dell’economia reale le politiche messe in atto hanno una forte impronta nazionale, un fai da te di vaga intonazione protezionistica, privo di efficaci coordinamenti. Ne sono una testimonianza i piani di salvataggio di aziende e di settori, come quello dell’auto, la cui crisi, a causa del peso diretto e indotto che essi hanno, può trasformarsi in una crisi strutturale dell’intera economia.
La conseguenza implicita e certamente involontaria è che questi piani di salvataggio, proteggendo i settori più maturi, tendono a conservare la situazione esistente e non contribuiscono a fare evolvere in senso innovativo la base e la specializzazione produttiva dei vari Paesi. Il piano anticrisi messo in atto nel nostro Paese, finalizzato, tra l’altro, ad erogare aiuti ai settori dell’auto, degli elettrodomestici e del mobile, è un chiaro esempio in questo senso, pur non rappresentando un’eccezione rispetto ai piani in essere negli altri Paesi.
Negli ultimi mesi, tuttavia, alcuni Governi hanno elaborato ed annunciato piani, non inseriti nel quadro degli interventi anti-crisi, che si pongono l’obiettivo di modernizzare i rispettivi Sistemi Paese attraverso un utilizzo più intensivo e pervasivo dell’Ict a supporto di grandi progetti innovativi.
Ne sono un esempio il piano  France Numerique 2012 presentato dal Governo Francese lo scorso ottobre e il pacchetto di interventi in tema di nuove tecnologie presente nell’Agenda del Presidente Obama negli Stati Uniti.
Il Piano di eGovernment 2012 presentato dal Ministro Brunetta nel mese di gennaio va ad aggiungersi a queste virtuose eccezioni, pur avendo molti limiti che più oltre cercherò di evidenziare.
I 3 piani citati hanno caratteristiche ed obiettivi comuni ma anche molti elementi che li differenziano tra loro. I piani francese e americano assumono come strumento baricentrico lo sviluppo di una infrastruttura a larga banda di nuova generazione che sia in grado di garantire a cittadini e imprese di accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione e di dialogare con essa.
Il Piano francese si basa su 150 azioni o progetti articolati attorno a 4 priorità, tra le quali anche quella di incentivare la produzione e l’offerta di contenuti digitali, dunque di supportare un salto di qualità e di innovazione nel settore Ict e media e di identificare strumenti efficaci di governance dell’economia digitale.
Il Piano Obama pone un grande accento sulla rete di nuova generazione (Ngn), di cui va protetta l’apertura (Open Internet) e la neutralità al fine di promuoverne l’utilizzo da parte delle varie tipologie di media, anche in questo caso per sostenere lo sviluppo delle aziende del settore, per la creazione dell’Amministrazione del 21° secolo, per consentire l’accesso ai servizi on-line da parte di tutti i cittadini e per creare le condizioni per l’attuazione della e-democracy.
Il Piano, poi, enfatizza l’utilizzo delle nuove tecnologie per raggiungere obiettivi di profilo alto di medio e lungo periodo, quali la competitività dell’economia e l’avvio di un nuovo ciclo di sviluppo, anche attraverso la creazione di nuove competenze nell’ambito di un programma di lifelong learning. Il tutto attraverso lo sviluppo di grandi progetti Paese e l’introduzione di innovazioni nei sistemi della Sanità, della Scuola, della Previdenza e della Protezione Ambientale.
La novità di rilevante interesse del Piano Obama è nel modello organizzativo che prevede la delega ad un Chief Technology Officer (Cto) dell’attuazione degli obiettivi del Piano attraverso il coordinamento dei Cto e dei Cio dei vari Enti Federali, affinché siano garantiti l’uso delle tecnologie best in class, l’interoperabilità e la condivisione delle best practices, ovvero il riuso e, soprattutto, l’unitarietà dei singoli interventi.
l Piano e-government 2012 si basa su un baricentro diverso, che è quello della modernizzazione della Pubblica Amministrazione attraverso l’innovazione e l’uso intensivo dell’Ict, secondo le direttive dell’ormai lontana nel tempo Agenda di Lisbona, al fine di estendere i servizi on line a cittadini e imprese, migliorare la qualità della Pubblica Amministrazione e dei servizi da essa offerti per aumentarne la customer satisfaction.


Figura 1: Spesa pro capite in It per la Pa in alcuni Paesi (dati 2007). Fonte: elaborazione MPAI su dati Commissione Europea e Eurostat, EITO
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Il tutto a partire dall’obiettivo di recuperare il notevole ritardo accumulato dall’Italia rispetto agli altri grandi Paesi nella penetrazione e nell’utilizzo dell’Ict dall’avvio dell’Agenda di Lisbona. Ritardo evidenziato puntualmente nelle Survey annuali dell’Unione Europea, misurabile a più livelli: dalla spesa Ict della Pa (vedi figura 1), alla penetrazione di Internet presso le famiglie, alle connessioni a banda larga, al suo utilizzo per accedere a servizi (vedi figura 2).


Figura 2: Individui che hanno interagito via Internet con la pubblica amministrazione nel 2007 (sul totale degli utilizzatori di Internet). Fonte: Survey on household use of ICT, che copre oltre ai Paesi EU anche Islanda, Norvegia e Turchia
(cliccare sull’immagine per ingrandirla)

Gli obiettivi indicati nel Piano per l’eGovernment 2012 sono 27, articolati in 4 ambiti di interventi (settoriali, territoriali, di sistema e internazionali), i principali dei quali riguardano Scuola e Università, Salute, Giustizia, Anagrafe, Dematerializzazione e Cooperazione applicativa tra Amministrazioni.
Poiché tali obiettivi sono accompagnati dalla descrizione delle azioni utili per il loro conseguimento, il Piano sembra essere dotato di quella concretezza che è spesso mancata nei Piani dei Governi precedenti. Questo fatto sicuramente positivo non deve, tuttavia, portare ad una sottovalutazione dei tanti indispensabili requisiti a monte che nel piano risultano assenti o non sufficientemente enfatizzati.
Il primo obiettivo da considerarsi assolutamente prioritario è il miglioramento dell’efficienza, della produttività complessiva dell’apparato della Pubblica Amministrazione, condizione preliminare e necessaria per il miglioramento della qualità dei servizi forniti. Ciò può avvenire attraverso un ricorso più massiccio e intensivo dell’Ict, ma a condizione che questo sia complementare e successivo ad una re-ingegnerizzazione dei processi fondamentali interni all’apparato della Pubblica Amministrazione, finalizzata alla loro integrazione, alla ottimizzazione dei flussi di dati e informazioni tra diversi Enti Centrali e Locali, alla creazione di banche dati condivise.
Obiettivi che sono in realtà indicati nel Piano Industriale della Pubblica Amministrazione ma che vengono citati soltanto (“Rinnovare la Pubblica Amministrazione”) e per i quali non sono chiaramente indicate le azioni necessarie per conseguirli.
Mancando quella che dovrebbe essere la corretta sequenza, ovvero re-ingegnerizzazione dei processi, incorporazione di tecnologie Ict, miglioramento dei canali di comunicazione verso imprese e cittadini, introduzione di nuovi servizi, i 27 obiettivi del piano e gli interventi ad essi correlati sembrano essere indipendenti l’uno dall’altro e scarsamente inquadrabili in un progetto organico.
Un altro obiettivo, ritenuto sostanziale nei Piani Sarkozy e Obama, ma che viene enunciato in poche rapide righe nel piano italiano, è quello dell’infrastruttura a banda larga di nuova generazione, per il quale non vengono indicate né azioni specifiche né modalità per realizzarle, nonostante venga citata una road map. La questione non è di secondaria importanza in quanto riguarda il tema della disponibilità effettiva di accessi ad una rete veloce di comunicazione, ai canali e alle piattaforme di comunicazione Imprese – Cittadini – Pubblica Amministrazione, alla facilità di interazione e non solo di accesso a informazioni. La scarsa attenzione prestata a questi strumenti attuativi fa pensare che il Piano non si stato disegnato dal punto di vista dell’utilizzatore ma unicamente da quello dell’offerente.
Varrebbe la pena, in questo senso, riutilizzare i risultati delle due indagini commissionate a suo tempo dal Ministro Stanca dal titolo significativo di “ I 15 avvenimenti fondamentali nella vita del cittadino” e, analogamente, “I 15 avvenimenti fondamentali nella vita di un’impresa”.
Così come sul terreno operativo, oltre al lodevole Progetto Reti Amiche per l’erogazione di servizi pubblici attraverso i canali di distribuzione di Poste Italiane (Tabaccai, Banche, Farmacie, Ferrovie, Grande Distribuzione, Carabinieri), potrebbe valere la pena di considerare l’utilizzo della piattaforma di comunicazione di Poste, corredata dall’assegnazione di un indirizzo di posta elettronica ad ogni cittadino per potere consentire un’interazione ed uno scambio di documenti con valore legale con la Pubblica Amministrazione.
L’ultimo dubbio riguarda le risorse finanziarie necessarie per l’attuazione del Piano che risultano allo stato attuale assai scarse se si considera che a fronte di un fabbisogno stimato in 1.380 milioni di Euro in 4 anni, la disponibilità attuale è di 248 milioni di Euro e i fondi da reperire ammontano a 1.133 milioni per i quali il Piano suggerisce l’adozione di strumenti di project financing.
In conclusione, il Piano contiene quasi tutti gli ingredienti per il raggiungimento degli obiettivi dichiarati, ma oggi appare come un insieme di interventi episodici che non generano un effetto di sistema e di scala. Perché questo avvenga occorre riformulare il Piano creando maggiori sinergie tra i vari obiettivi, inquadrandoli in un piano organico, magari riducendone le ambizioni, ma dando loro una maggiore probabilità di essere concretizzati.
Sarebbe opportuno a questo scopo nominare, analogamente a quanto previsto nel Piano Obama, un Cto dotato di effettivi poteri di coordinamento, in grado di esercitare una regia delle operazioni e responsabilizzato sul raggiungimento di obiettivi chiari e misurabili in grado anche di apportare una dimensione progettuale, flessibile, costantemente rinnovata in base al cambiamento delle esigenze che in questa versione del Piano sembra mancare.

* Giancarlo Capitani è amministratore delegato della società di ricerche NetConsulting, tel. 02.4392901, capitani@netconsulting.it

Giancarlo Capitani

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