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Fujitsu Siemens Computers green da oltre 20 anni

pittogramma Zerouno

Fujitsu Siemens Computers green da oltre 20 anni

14 Apr 2009

di Nicoletta Boldrini

“Se il Dna avesse un colore, il nostro sarebbe verde”. È questo il payoff che da qualche tempo caratterizza Fujitsu Siemens Computers, a conferma di come la politica green faccia parte del Dna dell’azienda. Perché più che una moda è una necessità

Lo abbiamo detto più volte, ma vale la pena ribadirlo: il primo Pc green di Fujitsu Siemens Computers risale al 1993. Il green è nel Dna dell’azienda. Lo ricorda Antonio Gentile, Senior Product Manager Primergy Servers della società italiana, che evidenzia come le scelte dell’azienda siano “in chiave ambientale” ormai da molti anni. “Abbiamo eliminato il piombo dalle motherboard circa otto anni fa, quando di green It ancora non si parlava e non lo abbiamo fatto per avere un vantaggio competitivo sul mercato ma per una sensibilità interna verso queste tematiche”, spiega il manager. “L’obiettivo di ridurre il più possibile l’impatto ambientale derivante dalle componenti tecnologiche che produciamo risale al 1988, quando abbiamo aperto il primo centro di recupero dei materiali It obsoleti”.
Insomma, le scelte fatte a livello di produzione e distribuzione nascono da un “credo” del management, ma laddove queste scelte si traducono in soluzioni più efficienti sotto il profilo del work flow e dei consumi/costi è innegabile che diventi anche occasione di profitto, dato che sul mercato oggi queste sono esigenze sempre più sentite.
“Se analizziamo i dati relativi all’utilizzo dei server standard (ossia non grid e non virtualizzati), scopriamo che il livello di inefficienza è altissimo. Il fattore di carico di questi server è al di sotto del 10% (dati 2007 di Idc)”, spiega Gentile. “Si tratta di macchine che comunque restano accese 24 ore su 24 per una media di circa 3-4 anni. Macchine che quindi consumano energia per essere alimentate e raffreddate, nonostante non vengano impiegate efficientemente”.
“Sono temi che molti vendor stanno cavalcando ma al di là delle mode, gli interventi di ottimizzazione è il mercato a richiederli – aggiunge Gentile -. In molte società i costi di facility legati all’It non vengono valutati con la giusta importanza. Gli It managers spesso non sono al corrente dei costi di elettricità sostenuti dall’azienda e non sanno nemmeno a quanto ammonta la spesa di loro competenza o anche solo quella legata al data center. Eppure, è chiesto loro di intervenire per ridurre i costi e al tempo stesso garantire migliori servizi”. E visto che oggi i dati dell’inefficienza dei data center sono sotto gli occhi di tutti, pur non avendo la piena visibilità su quelli propri, gli interventi in termini di virtualizzazione o ottimizzazione delle infrastrutture It diventano pressoché necessari e validi. “Uno degli interventi primari, a mio avviso, è quello di portare il carico dei processori a livelli più alti, cercando di sfruttare meglio le singole macchine – spiega Gentile -. Questo lo si fa attraverso la virtualizzazione che permette anziché di avere 5 server accesi che funzionano al 10%, di averne uno solo che ha un livello di carico del 50-60% o più”.
E per far capire quanto questo tipo di interventi possa portare benefici sia in termini di efficienza che di risparmio di costi, il manager Fujitsu Siemens Computers racconta quella che è stata la loro recente esperienza italiana: “Avevamo in casa una ventina di server standard, non green, ossia con più alimentatori da 800 Watt; siamo migrati, attraverso VMware, ad una situazione che oggi ci vede impiegare 4-5 lame all’interno di un unico chassis che consuma un totale di 2000 watt”.
Riduzione di costi e ricerca di maggior efficienza possono comunque tradursi anche in benefici ambientali, coniugando così più aspetti di una politica aziendale. È in caso di Unicredit che, come racconta Gentile, “Voleva concretizzare una politica aziendale basata sul risparmio energetico, all’interno della quale sono state definite le linee guida per l’adozione di soluzioni IT, con l’obiettivo di minimizzare l’impatto ambientale tramite la riduzione dei consumi, rendendo più user friendly l’ambiente di lavoro e contribuendo alla diminuzione della produzione di Co2”. Obiettivi raggiunti con la scelta dei server Fujitsu Siemens Computers Primergy. “Per i soli consumi energetici il loro deployment, secondo valutazioni e test effettuati, questa scelta permetterà di beneficiare di un risparmio nel corso del ciclo di vita dei server TX120, di circa 230.000 KW/h, che al costo attuale dell’energia elettrica corrisponde a oltre 300.000 euro. In sostanza, con il solo risparmio energetico è assicurato il ROI dell’investimento”, conclude Gentile

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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