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Cambiamenti climatici e utility elettriche. Rischi e opportunità

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Cambiamenti climatici e utility elettriche. Rischi e opportunità

01 Set 2009

di Riccardo Cervelli

Più del 90 percento dei produttori di elettricità riconosce i rischi legati ai cambiamenti climatici e alla disponibilità di acqua. Ma solo una piccola parte ha inserito l’adattamento a questi temi come elemento integrato nelle procedure di governance. Lo rivela una ricerca di Acclimatise supportata da Ibm. Le due società anche elaborato un questionario di assessment a disposizione delle utility

“Le compagnie elettriche di successo del futuro saranno quelle che agiscono adesso a fronte dei chiari segnali dei cambiamenti climatici in corso e che avranno adottato un approccio integrato alle sfide della rivoluzione energetica”. Parola di John Firth, Ceo e co-fondatore di Acclimatise, una società britannica specializzata nella consulenza nella gestione dei rischi climatici.
Con il supporto di Ibm, Acclimatise ha realizzato una ricerca con l’obiettivo di capire come le utility dell’elettricità si stanno preparando ad affrontare i rischi che i cambiamenti del clima, con particolare riferimento agli effetti sulla disponibilità di risorse idriche, e quelli della domanda, legati soprattutto alla crescente urbanizzazione, comporteranno sui loro asset, sulle loro operazioni e sul loro business.
Le aziende del settore elettrico sono fortemente dipendenti dalla disponibilità di acqua, sia come fonte diretta per la produzione (centrali idroelettriche) sia come materia prima utilizzata per il raffreddamento e il funzionamento delle centrali termoelettriche – che sono la maggior parte – o di altro tipo. A causa dei cambiamenti climatici, in alcune zone geografiche si può assistere a una riduzione della produzione di acqua da parte di ghiacciai e sorgenti, mentre d’altra parte, soprattutto in seguito alla migrazione della popolazione dalle aree rurali a quelle urbane, si può innescare una competizione tra le diverse tipologie di utenza nei confronti di questa risorsa naturale, mentre cresce anche la domanda concentrata di energia elettrica, per esempio per via del crescente uso di sistemi di climatizzazione. Il tutto, dal punto di vista degli operatori di energia elettrica, si può tradurre in una riduzione della capacità produttiva e in un aumento del rischio di interruzione delle forniture a tutti o a parte degli utenti. In questo contesto, è prevedibile un aumento dei prezzi di approvvigionamento della materia prima, che finiscono per incidere sui conti economici degli operatori e, last but not least, nella loro appetibilità nei confronti degli investitori. E questo in un momento in cui, al contrario, ci sarebbe bisogno di investimenti per adattare i propri asset e le proprie capacità di governante al nuovo contesto di cambiamenti climatici e di mercato.
Secondo il report, intitolato “Global Electric Utilities – The Adaptation Challenge” e basato sull’applicazione dell’Acclimatisation Index Methodology al sondaggio che il Carbon Disclosure Project effettua annualmente (con 219 domande), oltre il 90% delle utilities intervistate ammette di essere a rischio per quanto riguarda il clima e la disponibilità di acqua. Ciononostante, solo una piccola parte (il 6%) ha inserito l’adattamento a queste tematiche come elemento integrato nelle loro procedure di governance, reporting e comunicazione. Il 48 percento afferma di affrontare il rischio climatico, ma lo fa con azioni in genere isolate e slegate da una strategia di largo respiro. Se il 93% delle aziende identifica i rischi insiti nei cambiamenti climatici, solo il 59% vede delle opportunità dietro a questi problemi.
Ibm e Acclimatise hanno messo a punto un set di domande – Prepare-Adapt – per aiutare le compagnie elettriche a prendere decisioni informatiche per costruire un “resilienza” nei confronti dei rischi da cambiamenti climatici. Il primo step prevede la valutazione degli impatti operativi sull’intero business, concentrando l’attenzione sugli asset situati in aree e prodotti maggiormente sensibili ai cambiamenti climatici. Il secondo è la valutazione dei benefici che si possono ottenere grazie a una migliore gestione della risposta ai fattori climatici. I benefici riguardano sia l’aspetto operativo sia quello finanziario. “La gestione del rischio e la pianificazione dell’adattamento – commenta Graham Butler, Utilities Sector Lead, Ibm Global Business Services Uk & Ireland – sono cruciali per il successo di un business. Nel caso di quello elettrico, il cambiamento climatico influenza direttamente la generazione, la trasmissione e il consumo di elettricità. La società elettrica intelligente del futuro dovrà avere un approccio integrato alla realizzazione di una resilienza. I business leader dovranno essere in grado di acquisire e analizzare grandi quantità di informazioni operative per prendere decisioni accurate e intelligenti per fronteggiare i cambiamenti climatici con successo e profitto”.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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