Metaverso e IoT, qual è lo stato dell’arte

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Metaverso e IoT, qual è lo stato dell’arte

Da una parte uno spazio virtuale parallelo che richiama grandi aspettative, non senza qualche perplessità; dall’altra il proliferare di dispositivi dell’universo Internet of Things per consumatori e contesti industriali. A fare da collante, in base a quanto affermano diversi analisti, le tecnologie oggi più promettenti sono soprattutto tre: digital twin, virtual reality e augmented reality

08 Lug 2022

di Carmelo Greco

Che cosa accadrebbe se metaverso e Internet of Things (IoT) si unissero e facessero un figlio? Non si tratta della battuta di un buontempone, ma dell’interrogativo che si pone Leonard Lee, fondatore di neXt Curve, società di consulenza di ricerca incentrata sulle tecnologie ICT trasversali.

Il medesimo estensore della domanda non ha una risposta e parte dalle definizioni dei due protagonisti candidati all’unione. Il primo, al momento, è sovraccarico di accezioni. Tra le tante, si può scegliere quella di Gartner, di cui fra l’altro Lee è stato in passato managing partner: “Il metaverso è uno spazio collettivo virtuale condiviso, creato dalla convergenza di realtà fisiche e digitali potenziate virtualmente”.

Entro il 2026, secondo Gartner, il 25% delle persone trascorrerà almeno un’ora in questo spazio per lavoro, shopping, istruzione, socialità e intrattenimento. Se i confini del metaverso sono molto ampi e tuttora poco prevedibili, sul fronte dell’IoT invece esistono maggiori certezze. L’ultima edizione dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, per esempio, ha evidenziato una crescita di questo mercato che in Italia è arrivata a valere 7 miliardi di euro nel 2021 (+22% rispetto all’anno precedente).

Una crescita destinata a essere sostenuta anche dalle risorse del PNRR in vari ambiti che vanno dalla smart factory alla telemedicina, dalla smart city allo smart building e alla smart grid.

I punti di contatto più promettenti

Lo sviluppo delle tecnologie che si riferiscono alle voci di questo elenco, a rigore, non avrebbe bisogno di un mondo virtuale parallelo per esprimersi al meglio. Tuttavia, molti analisti hanno identificato i punti di contatto più promettenti fra metaverso e IoT nel digitial twin, nella virtual reality (VR) e nell’augmented reality (AR). Oltre al succitato Leonard Lee, esperti e top manager del settore IT si sono espressi in tal senso, a cominciare da quelli interpellati dal sito di notizie Protocol all’inizio di quest’anno in merito alla domanda “Qual è il più grande effetto che il Metaverso avrà sull’IoT, o viceversa?”.

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Digital twin come unione di metaverso e IoT

Il “gemello digitale” concettualmente non è un’invenzione recente. Se è per questo, non lo è neanche il metaverso, visto che è stato inventato nel 1992 dal romanziere Neal Stephenson. per poi essere adottato da Mark Zuckerberg nel nome della sua nuova creatura, Meta appunto. Il digital twin nasce agli inizi del Duemila come estensione della disciplina del Product Lifecycle Management (PLM).

Il PLM consiste in un approccio strategico che si basa sull’utilizzo di un software in grado di riprodurre una versione digitale di prodotti e di processi. Il suo impiego, perciò, trova applicazione sia nella fase progettuale di un sistema, durante la quale può essere previsto il suo funzionamento senza dover ricorrere a un prototipo fisico, sia in quella di monitoraggio delle sue condizioni.

Con l’avvento di Industry 4.0, l’esplosione della sensoristica IoT unita a tecnologie quali data analytics e intelligenza artificiale ha fatto in modo di abbinare ai macchinari di produzione un modello virtuale per ottimizzare le attività di condition monitoring e manutenzione predittiva. In questo caso il metaverso non è diventato tanto un luogo popolato da avatar, quanto la copia virtualizzata dell’impianto che si osserva per analizzarne parametri significativi quali livello di pressione, temperatura, vibrazioni ecc. Idealmente questo paradigma potrebbe essere applicato a ogni contesto fisico, da quello dell’healthcare per creare un gemello digitale del corpo umano, fino alla riproduzione fedele di un’intera città.

I vantaggi della realtà virtuale per la formazione

Rispetto al digital twin, la realtà virtuale probabilmente è l’idea associata al metaverso che ha in mente Zuckerberg. Un’idea facilmente intuibile se si pensa al gaming da cui è sorta e che ha già esempi in note piattaforme quali Decentraland e Stageverse.

Al di là di questi ambiti, che presuppongono una dimensione del metaverso alternativa alla realtà con una propria moneta come i non fungible token (NFT) e dinamiche speculari a quelle quotidiane, vi sono alcuni settori economici che stanno sperimentando in che modo trarre profitto dalla virtual reality.

Uno di questi è senz’altro quello dell’addestramento in situazioni estreme. Piloti di volo o militari muniti di visori VR possono eseguire quanto richiesto dal loro training in totale sicurezza e senza rischi di incidenti. Il vantaggio della realtà virtuale, però, va oltre questi casi ed è stato misurato anche nella formazione riferita alle soft skill dei dipendenti in generale. Uno studio condotto da PwC sui lavoratori statunitensi ha dimostrato per esempio che grazie alla VR i partecipanti hanno completato la loro formazione quattro volte più velocemente rispetto ai colleghi che imparano con modalità tradizionale.

Il maggiore coinvolgimento riscontrato nel campione spiega anche il motivo per cui le aziende del retail oggi stiano investendo in sistemi di virtual reality. L’obiettivo è quello di far transitare i loro clienti in un metaverso non chiuso in sé stesso, ma dotato di una porta girevole che conduca prima o poi all’acquisto dei loro beni.

Realtà aumentata e IoT, la scelta delle aziende

Pur essendo utilizzata talvolta come sinonimo di VR, l’augmented reality consente di circoscrivere la virtualizzazione a una porzione del proprio campo visivo. È come se portasse una fetta di metaverso dentro il nostro orizzonte, escludendo l’esperienza immersiva e straniante che è alla base di un universo parallelo.

Per certi versi, un’applicazione come Google Maps è una sorta di AR senza fronzoli, poiché ci dà informazioni contestuali mentre ci stiamo muovendo. Ma è soprattutto in campo industriale (e non da oggi, come si ricava da un’indagine BCG del 2020) che l’AR sta riscuotendo grande successo interfacciandosi con i dispositivi IoT, HoloLens e head-mounted display in primis.

Del resto, l’ultimo Osservatorio Internet of Things conferma l’aumento degli investimenti in Industrial IoT da parte dell’80% delle grandi imprese intervistate. A dimostrazione del fatto che, in attesa di conoscere le opportunità del metaverso, le scelte delle aziende si stanno indirizzando verso ciò che porta dei benefici certi alla produzione.

Carmelo Greco

Giornalista

Giornalista professionista, si occupa come freelance e formatore di temi connessi all’innovazione digitale, all’economia civile e alle trasformazioni del mercato del lavoro. È anche autore di opere teatrali e di narrativa. Ultimo romanzo pubblicato, Focara di sangue, Edizioni Fogliodivia, 2020.

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