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Le Pmi italiane tra crisi e ripresa: il ruolo dell’innovazione e dell’It

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Le Pmi italiane tra crisi e ripresa: il ruolo dell’innovazione e dell’It

30 Giu 2010

di Giancarlo Capitani

I dati più recenti sfatano l’interpretazione classica che vedeva le grandi imprese più inclini al cambiamento delle Pmi e i settori tradizionali come poco inclini al cambiamento. Le medie imprese risultano infatti essere le più innovative e propense a investire in Ict ma devono affrontare due grandi ostacoli: la scarsa presenza di skill Ict qualificati al proprio interno e la difficoltà di accesso al credito. Come sostenerle?

La ripresa dell’economia italiana e il riavvio di un nuovo ciclo di crescita del mercato Ict dipendono in larga misura dalla capacità che le piccole e medie imprese avranno di investire in innovazione per riposizionarsi in uno scenario di mercato che richiede sempre più una caratterizzazione competitiva dei prodotti e servizi offerti e una capacità di governance e di gestione sempre più supportate da strumenti Ict.
Il problema si pone in modo particolare e urgente in Italia considerato il peso elevato che le Pmi hanno nel contesto economico e produttivo del nostro paese sia in termini di numerosità sia, soprattutto, di quota sul valore aggiunto totale, pari in Italia al 70,9% contro il 57,6% medio dei 27 paesi europei.


Figura 1 – Valore aggiunto delle Pmi sul valore aggiunto totale nei principali Paesi europei
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Ma l’urgenza deriva anche dal fatto che la crisi che ha avuto un impatto molto forte in tutti i Paesi sulle piccole e medie imprese che sono strutturalmente più deboli delle grandi, ha colpito in modo più consistente quelle italiane, dopo le spagnole, penalizzandone la marginalità ancora più della crescita del fatturato.
La spesa It e la sua crescita nel 2009 sono state condizionate da questa situazione negativa. La spesa è calata in modo generalizzato in tutte le imprese indipendentemente dalla loro dimensione per ragioni diverse, ma il calo è stato particolarmente accentuato nelle piccole a causa di una pesante riduzione dei budget e soprattutto di un rallentamento negli investimenti e nel ricambio del parco tecnologico e applicativo.


Figura 2 – Il mercato italiano dell’IT per dimensione di impresa (2008-2010E) – milioni di euro, % su totale e Δ% al netto del consumer
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Queste dinamiche hanno contribuito ad accentuare ulteriormente il già ampio ritardo delle piccole imprese, in particolare di quelle inferiori ai 50 addetti che risultano fortemente sotto informatizzate se si osservano i tassi di adozione di applicazioni evolute come, ad esempio, il Crm o l’Erp (figura 3).


Figura 3 – Presenza di soluzioni It per classe dimensionale nelle aziende italiane – Valori percentuali sul totale delle imprese informatizzate.
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In uno scenario come questo, le domande e gli interrogativi che si pongono sono molti: cosa stanno facendo le Pmi per reagire alla crisi? Lo stanno facendo riducendo costi o stanno investendo in innovazione? E quale ruolo ha l’It in queste differenti dinamiche? Alcune indagini condotte recentemente sfatano il luogo comune in base al quale le piccole e medie imprese siano nella loro generalità poco innovatrici e tendano soltanto ad agire sui costi in tempi di crisi.
In realtà vi è un tessuto consistente di piccole imprese che nel 2009 ha continuato ad agire attraverso azioni di miglioramento della qualità e del contenuto tecnologico dei beni e servizi offerti mediante azioni di diversificazione  e di innovazione dell’offerta, seppure in condizioni di difficoltà e di vincoli di bilancio.
Ciò evidenzia come, al di là dell’inevitabile necessità di controllo sui costi operativi, le piccole imprese italiane siano consapevoli che qualità intesa in senso lato e innovazione siano due delle leve principali per affrontare situazioni di particolare difficoltà come quella attuale.
I dati di una recente indagine di Unicredit evidenziano come vi sia uno strato di piccole imprese che non ha agito soltanto sul contenimento dei costi ma ha continuato a credere nell’innovazione.
E se leggiamo questi dati insieme ai risultati di un’altra indagine condotta dal Centro Studi di Banca Intesa possiamo osservare come le imprese che hanno saputo adottare strategie innovative a più livelli (Brand, Design, Processi, Ict), non solo hanno potuto reagire alle minacce che ne mettevano in discussione l’esistenza, ma hanno registrato migliori performance di fatturato e marginalità, migliori di quelle che hanno difeso in modo conservativo la loro posizione.
C’è un grande insegnamento che dobbiamo trarre da tutte queste evidenze empiriche:
 l’interpretazione classica che vedeva le grandi imprese più innovative delle Pmi e i settori tradizionali come poco innovativi, è sempre meno valida;
 in realtà la linea di confine che si sta stabilendo è tra imprese che innovano a tutti i livelli e imprese che non innovano, indipendentemente dalla loro dimensione e dal loro settore di appartenenza;
 e, in questa dinamica, sono, in particolare, le medie imprese a essere più innovative e maggiormente propense a investire in It perché hanno le stesse problematiche competitive e di organizzazione dei processi delle grandi in quanto non sono vincolate da sistemi It legacy.

Questo significa anche che esiste una discriminante che potremmo definire culturale nel modo con cui le Pmi interpretano il ruolo dell’It: se generatore di benefici o risorsa costosa.
Le piccole e medie imprese che innovano attraverso l’Information Technology sono guidate, essenzialmente da quattro ordini di motivazioni:
 ricerca di una maggiore efficienza dei processi e aumento della produttività;
 riduzione dei costi;
 riduzione dei tempi di accesso ai mercati;
 razionalizzazione dei processi più labour intensive e riduzione del costo del lavoro.
Esistono, tuttavia, ostacoli altrettanto forti sia strutturali, sia dovuti alla criticità del momento attuale, in particolare il costo delle soluzioni ritenuto ancora poco accessibile; la mancanza di una cultura dell’innovazione da parte sia del management sia dei diretti referenti delle tecnologie; la mancanza di risorse con skill elevati in grado di seguire la realizzazione di progetti innovativi e di quantificarne i ritorni economici.
Ma al di là della percezione esistono due ostacoli oggettivi.
La minore sensibilità all’innovazione, in generale, e tecnologica in particolare, da parte delle imprese di minori dimensioni, emerge anche dalla difficoltà a impiegare risorse che abbiano competenze specialistiche in ambito Ict e siano quindi in grado di guidare un percorso di introduzione e utilizzo di nuove tecnologie all’interno di una realtà aziendale.
Considerando le imprese informatizzate con più di 10 addetti si osserva come solo il 6,3% delle imprese con meno di 50 addetti occupi specialisti Ict. Le Pmi non dispongono, dunque, al loro interno di figure specializzate Ict in grado di capire o far capire l’utilità delle tecnologie per i processi aziendali e di stimolarne l’acquisto (figura 4).


Figura 4 – Imprese italiane che occupano specialisti It per classe dimensionale – Valori percentuali su totale imprese informatizzate con almeno 10 addetti
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Il secondo ostacolo è rappresentato dalla difficoltà crescente di accesso al credito che è vissuto in modo particolarmente forte dalle Pmi italiane a causa della forte riduzione di marginalità subita e dunque dalla ridotta capacità di autofinanziarsi. In tutti i Paesi della comunità europea, le piccole e medie imprese hanno registrato una necessità di accesso al credito, soprattutto nel secondo semestre del 2009. In particolare, in Spagna e in Italia la percentuale di Pmi che ha manifestato necessità di accesso al credito è superiore rispetto alla media europea. Ciò è in gran parte dovuto alla forte riduzione di redditività che ha interessato una percentuale considerevole delle Pmi in Italia e in Spagna più che in altri paesi, associato a un calo generalizzato del fatturato.
Da tutto questo consegue che le Pmi vanno aiutate a capire quanto l’It sia utile e necessaria per supportare un processo innovativo dell’intero sistema aziendale e a utilizzare l’It in modo intelligente. Un ulteriore supporto può essere costituito da una facilitazione all’accesso al credito da parte di queste aziende.
Su questo ultimo punto è da apprezzare l’accordo siglato da Assinform con Mediocredito e Intesa Sanpaolo per la creazione di un fondo di un miliardo di euro per il finanziamento a tasso agevolato di progetti innovativi basati su tecnologie Ict da parte di aziende utenti.
Tuttavia, per consentire alle Pmi di fare un salto innovativo al fine di acquisire guadagni di efficienza e di competitività, occorrerebbe porsi alcuni obiettivi–quadro la cui realizzazione dovrebbe essere inserita in un’azione di sistema con il concorso di attori pubblici, istituzionali e privati.

Giancarlo Capitani è amministratore delegato della società di ricerche NetConsulting, tel 02.4392901, capitani@netconsulting.it

Giancarlo Capitani

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