La sostenibilità nella industry dei semiconduttori e la visione di Intel

pittogramma Zerouno

Sponsored Story

La sostenibilità nella industry dei semiconduttori e la visione di Intel

I produttori di semiconduttori sono artefici di progresso e innovazione, ma hanno anche un serio impatto sull’ambiente e sul climate change. Scopriamo, con l’aiuto di Intel, la realtà di questo settore e gli impegni di uno dei protagonisti

Pubblicato il 28 Dic 2022

di Emanuele Villa

Quando si affrontano tematiche ambientali, l’industria dei semiconduttori ha in sé un paradosso. Perché da un lato produce gli strumenti che alimentano le tecnologie green (auto a guida autonoma, Smart Grid) mentre dall’altro ha essa stessa una responsabilità crescente sulla crisi climatica e sull’emissione di gas serra. Gli impianti (fab) producono gas di processo e richiedono immense quantità di energia e di acqua per soddisfare un fabbisogno che cresce esponenzialmente, oltre a produrre rifiuti pericolosi.

Lo shortage di chip, che sta condizionando l’economia mondiale da un paio d’anni, non fa altro che spingere verso supply chain più solide e verso la massimizzazione della produttività, con ricadute in termini ambientali se i produttori non intervengono per limitare l’impatto. Aumenta la produzione, aumentano le emissioni.

L’attenzione per le tematiche ambientali

Dato l’impatto globale delle loro operations, i produttori di semiconduttori devono essere tra le aziende più attente in assoluto alle tematiche ambientali e di sostenibilità. Come sottolineano gli analisti di McKinsey, ciò può dipendere dall’effettivo senso di responsabilità, ma è nel loro interesse anche per la tutela del proprio business. Non dimentichiamo, infatti, che i clienti di questa industry sono grandi Corporation (es, Apple, Microsoft, Google) solitamente impegnate a raggiungere le zero emissioni nette (Net Zero) lungo tutta la catena del valore. Difatti, i chip hanno un impatto anche sulla sostenibilità dei clienti, che li integrano nei loro prodotti. Se questi prodotti, semplificando, sono un iPhone, un server o un notebook di successo, una riduzione infinitesimale dei consumi energetici del chip porta a un impatto enorme a livello globale (emissioni Scope 3). Per dare un ordine di grandezza in ambito business, si pensi che i data center sono responsabili del 2% di tutti i consumi energetici mondiali.

Secondo McKinsey, per ottenere una riduzione sostanziale delle emissioni sono necessari svariati ingredienti, tra cui tecnologie innovative, collaborazione all’interno delle supply chain, un forte engagement da parte delle fabbriche su questi temi e anche una certa dose di innovative thinking. In un interessante approfondimento sul cammino verso la net zero production, gli analisti esaminano le principali fonti emissioni a livello produttivo, suddividendole nei tre Scope e fornendo alcuni suggerimenti finalizzati ad un concreto cambio di marcia, tra cui strategie di riduzione dei consumi elettrici, ribilanciamento del mix energetico verso le rinnovabili, riduzione dei gas, abbattimento dei consumi idrici e miglioramenti a livello di processo.

La sostenibilità per Intel e il Carbon Neutral Computing

Consapevole del proprio ruolo, un grande nome dell’industria come Intel ha delineato strategie ambiziose ed è, ad oggi, l’unico fra i grandi produttori di semiconduttori ad essere valutato classe A nell’indice climatico CDP.

Agostino Melillo, Communications Manager di Intel, ci spiega quanto l’impegno dell’azienda in tal senso sia più che decennale e, tra l’altro, abbia trovato una concretizzazione importante nella strategia RISE (Responsible, Inclusive, Sustainable, Enabling) formulata nel 2020: “La strategia si pone degli obiettivi molto chiari e misurabili. Riteniamo infatti che, al di là dell’impegno, degli investimenti in ricerca e sviluppo e delle azioni che realizziamo ogni giorno, sia anche fondamentale disporre di metriche chiare di misurazione, perché quello che accomuna le sfide ambientali è l’urgenza ed è quindi necessario fornire risultati e prove tangibili”.

In particolare, l’azienda americana ha posto il 2030 come (primo) timeframe per il raggiungimento di obiettivi ambientali come il consumo idrico netto positivo (Net-Positive), zero-rifiuti in discarica come conseguenza dell’approccio di economia circolare e l’impiego del 100% di energie rinnovabili in tutte le operations.

Melillo sottolinea come, tra gli obiettivi di Intel, ci sia quello di ottenere prestazioni per watt di cinque volte superiori nella CPU-GPU di prossima generazione (Falcon Shores, 2024) e, soprattutto, di “aumentare di 10 volte l’efficienza dei nostri prodotti per PC e server entro il 2030”, cosa particolarmente impattante in virtù del posizionamento dell’azienda. Come anticipato, infatti, le imprese del settore hanno una responsabilità esponenziale nei confronti del climate change, perché i propri prodotti consumano energia e sono impiegati da migliaia di aziende e da un numero immenso di ulteriori prodotti e soluzioni.

Una responsabilità condivisa e un obiettivo finale: il Net Zero

Restando su Intel, quanto riportato rientra nel percorso verso il Carbon Neutral Computing, un’iniziativa che si somma a quelle relative alla riduzione dell’impatto ambientale dei siti produttivi e delle supply chain. Carbon Neutral Computing risponde alla necessità di adottare, nei confronti delle urgenze climatiche, un approccio olistico, che va al di là dell’impegno di un solo player, per quanto globale. “Dal 2020, infatti, parliamo di obiettivi di sostenibilità condivisi, con valori che non riguardano solamente la nostra missione e il nostro impegno, ma un po’ tutta la industry”. Dalla collaborazione con partner e clienti è possibile ottenere una riduzione significativa delle emissioni di gas serra, in particolare quelle che rientrano nel cosiddetto Scope 3.

Nell’ambito del CNC, l’azienda americana sta attuando diverse partnership (es, con i produttori di PC) finalizzate a rilevare opportunità di ottimizzazione energetica dei prodotti lungo tutto il ciclo di vita, a migliorare l’efficienza dei data center e a ridurre le emissioni in settori ad alto impatto. Per quanto concerne, in particolare, il carbon impact dei data center, le direttrici lungo cui si indirizza la ricerca sono la riduzione dei consumi durante la fase di utilizzo e l’abbattimento delle emissioni in produzione. Il tutto, in aggiunta a innovazioni come le soluzioni finalizzate a recuperare il calore prodotto e il raffreddamento a liquido per immersione.

Tutto questo, e molto altro, conduce verso l’obiettivo finale. “Per il 2040, che oggi può sembrarci lontano ma in realtà non lo è, ci siamo posti un obiettivo molto ambizioso: lo zero netto di emissioni di gas serra, Scope 1 e 2, in tutte le nostre operations”. La compensazione delle emissioni con carbon credits è considerata un’ultima opzione.

Valuta questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

V

Emanuele Villa

Articolo 1 di 4