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La ripresa arriva dalle “aziende di mezzo”

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La ripresa arriva dalle “aziende di mezzo”

17 Giu 2015

di Elisabetta Bevilacqua

Le medie imprese rappresentano una componente fondamentale dell’economia europea, come dimostra l’analisi CEBR, realizzata per conto di Sage, che evidenzia non solo il peso in termini di fatturato e occupazione, ma anche di capacità di recupero dopo la crisi, di export, di produttività, di propensione all’innovazione. E per una volta, le imprese italiane non sfigurano nel confronto…

Le medie imprese europee portano all’economia dei rispettivi paesi una quota di Gross Value Added (Gva) che varia dal 15% al 23% del totale. Dal 2009 questo valore è cresciuto dagli 878 miliardi di euro ai 1.030 miliardi nel 2014. In prospettiva, si prevede un ulteriore aumento, aiutato dalla domanda progressivamente in recupero e da un rallentamento dei vincoli finanziari sulle imprese di medie dimensioni. Sono queste alcune indicazioni che emergono dall’analisi su 12 paesi europei, fra cui l’Italia, del Center for Economic and Business Research (Cebr) per conto di Sage, vendor di Erp nato nel 1981 nel Regno Unito, con l’obiettivo di evidenziare il ruolo delle medie imprese, spesso poco considerate dai governi e nella comunicazione quando si analizzano le possibili leve per la ripresa. Lo studio evidenzia che il numero di aziende europee del mid-market è rimasto sostanzialmente stabile (180.800) nel periodo 2008-14. La mortalità delle imprese dei paesi del sud Europa, in recessione, è stata infatti compensata dalla crescita delle imprese nelle economie del Centro e Nord Europa. Questo dato si prevede resterà stabile nel 2015, mentre ci si aspetta un saldo attivo di 7.700 di medie imprese entro il 2019.

FIGURA 1 – Contributo delle medie imprese italiane in termini di valore aggiunto (milioni di euro, scala sinistra) e occupazione (persone, scala destra), 2008-19 – fonte: Eurostat SBS, analisi Cebr

In Italia dal 2008 il numero di imprese del mid-market è diminuito del 9% (da 20.700 a 18.900) a un ritmo più veloce delle imprese nel loro complesso, diminuite del 3%. Tuttavia il contributo in valore all’economia del Paese da parte delle medie imprese è diminuito solo del 2% contro il 5% delle imprese nel loro complesso; ciò sta a indicare che le aziende rimaste sul mercato hanno di fatto aumentato del 7% il loro contribuito al Gva. Analizzando l’andamento dal 2009 al 2014 in Italia, il Gva è cresciuto del 10%, pur con un andamento altalenante: dopo la risalita a 118 miliardi nel 2011, è sceso a 105 miliardi nel 2013 per risalire leggermente nel 2014 a 106 miliardi e, secondo l’analisi Cebr, solo nel 2019 ritornerà al livello del 2011.

Il ruolo delle medie imprese manifatturiere

Un ruolo particolarmente importante è svolto in Italia dalle medie imprese manifatturiere che contribuiscono per oltre la metà (51%) al Gva del mid-market (con 54 miliardi di euro nel 2014), impiegando il 46% di tutti i lavoratori (831.000 persone nel 2014). Le medie imprese contribuiscono inoltre al 30% delle esportazioni del settore manifatturiero, mentre al mid-market nel suo complesso è riconducibile il 27% dell’export italiano.

In termini di fatturato le medie imprese europee hanno raggiunto 4.600 miliardi nel 2014, con una crescita del 20% dopo il minimo raggiunto nel 2009, e sembra cresceranno nel 2015 per raggiungere 4.700 miliardi di euro e circa 5.400 miliardi di euro entro il 2019.

Secondo l’analisi, dopo diversi anni di debolezza, il mid-market europeo è destinato a crescere costantemente, contribuendo al Gva con circa 1.060 miliardi nel 2016 e una crescita annua di circa il 3%, per arrivare entro il 2019 a oltre 1.200 miliardi di euro.

Diverso si presenta l’andamento dell’occupazione, diminuita in tutte le imprese mid-market europee (in Italia del 7%) ad eccezione di Belgio, Germania e Regno Unito; nonostante ciò, il 2014 ha visto una crescita dello 0,8% globale, in quanto la contrazione nella maggior parte dei paesi europei è stata compensata dalla crescita nei tre paesi indicati.

In prospettiva, Cebr ipotizza nei prossimi anni una crescita costante con la creazione di 124mila posti di lavoro l’anno e un’occupazione che si attesterà a 19,3 milioni di persone nel 2019. In Italia, dopo un ulteriore lieve declino nel 2015, si prevedono 48mila nuovi posti di lavoro nel mid-market per arrivare a 1,85 milioni nel 2019.

Medie imprese italiane: innovative e performanti

FIGURA 2 – Percentuale delle medie imprese innovative nelle economie europee analizzate – fonte: Sondaggio sull’innovazione della comunità (CIS), analisi Cebr

In Italia le medie imprese hanno contribuito al 20% del fatturato globale, con solo il 13% dell’occupazione, evidenziando un livello di produttività del 33% superiore alla media delle imprese e del 76% superiore a quello delle piccole imprese, dimostrando che questa fascia di aziende è importante per incrementare la produttività dell’economia italiana.

Questa migliore performance, secondo Cebr, può essere ricondotta in parte alla maggior propensione all’innovazione delle medie imprese italiane, con il 71% di aziende che innovano, collocandosi sopra la media delle imprese italiane ed europee, precedute solo da Germania e Irlanda.

Le imprese italiane hanno speso in R&S 10,9 miliardi di euro nel 2013, di cui il 14% (1,5 miliardi) nel mid-market, la cui quota sul fatturato si colloca nella media europea del 15%. Ma si è assistito a un incremento della spesa in R&S dal 2008 al 2013 del +21%, superiore quindi al +13% delle piccole imprese e al +4% delle grandi. Le medie imprese dipendono anche meno dai finanziamenti governativi: la quota di fondi per ricerca e sviluppo provenienti dal settore pubblico rappresenta solo il 4% in questo comparto, a fronte dell’11% delle piccole imprese e del 7% delle grandi imprese.

Sì agli investimenti IT, ma la digitalizzazione non è ancora una priorità

La maggiore propensione all’innovazione che caratterizza generalmente tutte le medie imprese europee si è confermata nel sondaggio svolto da Cebr, focalizzato sull’Ict, che ha coinvolto 814 decision maker: da qui emerge che il 93% pianifica investimenti It nel 2015; nel 29% dei casi questo investimento sarà superiore a 50mila euro. Le priorità principali sono la gestione dei documenti (30%), la business intelligence (28%), le business application (28%). Sul versante It si verifica però una certa insoddisfazione: solo il 32% afferma di stare ottenendo il massimo del valore dai propri investimenti in software. La ragione principale sarebbe la mancanza di comprensione e formazione dell’utente (27%) e l’incompatibilità tra i diversi sistemi software (23%) che impediscono alle imprese di utilizzare il pieno potenziale dei propri software.

Per molte aziende di medie dimensioni, infine, un dato che la dice lunga sulla strada ancora da percorrere: internet, e-commerce e l’importanza di raggiungere i clienti in digitale non sono ancora tra le principali priorità. Il 53% ritiene che la trasformazione digitale sia solo qualcosa del futuro.

 

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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