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Imprese: cultura e organizzazione per un’open innovation efficace

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Imprese: cultura e organizzazione per un’open innovation efficace

23 Gen 2017

di Elisabetta Bevilacqua

Le sfide organizzative che possono consentire alle imprese di fronteggiare uno scenario in continua trasformazione e sfruttare le opportunità dell’open innovation sono evidenziate dalla Survey Innovation 2016 condotta dall’Osservatorio Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano. Si tratta di una trasformazione indispensabile per quella contaminazione con le startup dalla quale i Cio hanno importanti aspettative ma che ad oggi solo raramente si traducono i collaborazioni efficaci

La gestione di un’innovazione digitale, sempre più pervasiva e convergente con le strategie del business, è forse la principale sfida che i Cio e gli innovation manager delle aziende italiane dovranno affrontare nei prossimi anni. Possono contribuire a vincerla le startup dalle quali le imprese si aspettano importanti benefici come l’apertura della cultura aziendale grazie alla contaminazione continua (indicata dal 57%), lo sfruttamento dell’innovazione delle startup per il lancio di nuovi prodotti/servizi (55%), la riduzione del time-to-market e l’accelerazione dei tempi di sviluppo (45%). Queste aspettative sono evidenziate dalla Survey Innovation 2016 condotta dall’Osservatorio Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano che indica anche alcune criticità evidenziate da quel 30% di imprese che hanno sperimentato la collaborazione con le startup come fornitori.

Di questo servizio fa parte anche il seguente articolo:
Cresce il peso delle startup, ma per volare servono le imprese

Non sempre i benefici si concretizzano, a causa di ostacoli come una cultura interna non sufficientemente aperta (40%) e la difficoltà di implementare le idee innovative (22%), ma anche la scarsa maturità dei prodotti/servizi offerti dalle startup (34%) e il loro debole orientamento al B2B (22%). Elementi sui quali le startup dovrebbero riflettere. Ma le imprese dovranno, a loro volta fare i conti con la carenza di competenze e ruoli deputati alla gestione dell’innovazione digitale, con la scarsità di mentalità imprenditoriale e di una cultura del rischio, con una forma mentis interna non ancora abbastanza aperta per lavorare con attori destrutturati come le startup.

Focus sulla governance dell’innovazione digitale

Definire le priorità organizzative e gli strumenti adeguati per poter cogliere le sfide che l’open innovation pone è dunque ormai ineludibile per le imprese. I Cio e gli innovation manager coinvolti nella Survey definiscono fra le priorità la necessità di coordinamento fra le direzioni per la gestione dei processi di innovazione (58%), lo scouting di competenze digitali all’interno dell’organizzazione (51%), la ricerca di nuovi meccanismi di collaborazione con i fornitori di innovazione (27%).
“Le direzioni Ict si rendono conto della pervasività del digitale e della necessità di fare scouting delle competenze diffuse – ha commentato Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Digital Transformation Academy – Ma è significativa l’esigenza di fare scounting anche delle competenze imprenditoriali, se pur considerate meno centrali delle competenze digitali (segnalato solo dall’8%), senza le quali però non ci si rende conto del fenomeno dell’innovazione digitale” (figura 1).

Figura 1 – Le sfide organizzative per la gestione dell’innovazione digitale – fonte: Ricerca 2016 “Innovazione Digitale per le Imprese nel 2017” degli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence

Le imprese stanno sperimentando diverse forme organizzative per gestire l’innovazione. Il 31% non prevede modalità strutturate, mentre nel 40% dei casi si prevede un team di progetto ad hoc e il 10% prevede un comitato di innovazione. Particolarmente interessante risulta la scelta del 19% di creare una direzione per l’innovazione digitale la cui collocazione non vede però un paradigma dominante: nel 37% dei casi è collocata all’interno della direzione Ict, mentre nel 29% è un’unità di primo livello che riporta direttamente al vertice, nel 14% dipende da una Business Unit non Ict, nell’11% include la direzione Ict, nel 9% dei casi la direzione innovazione è, infine, una rete di cellule trasversali coordinate da un comitato o dalla direzione Ict. Anche per le attività attribuite alla direzione innovazione c’è una notevole dispersione, a parte una convergenza del 50% sull’assegnazione di attività di valutazione delle opportunità.
La survey ha anche cercato di correlare le attività attribuite alla direzione organizzazione con le scelte organizzative: “Laddove esiste una forte integrazione fra direzione innovazione e Ict la pervasività della funzione è maggiore”, sottolinea Corso (figura 2).

Figura 2 – Attività della direzione innovazione sulla base del modello organizzativo – fonte: Ricerca 2016 “Innovazione Digitale per le Imprese nel 2017” degli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence

In conclusione, per adottare una governance dell’Innovazione digitale realmente efficace, le imprese devono saper superare i tipici silos funzionali, mettere in atto uno scambio continuo tra le Line of Business e una crescita di cultura manageriale e imprenditoriale di tutta l’azienda. Ma anche le startup devono fare la loro parte per avvicinare due mondi culturalmente lontani eppure chiamati a collaborare per sopravvivere.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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