Europa data driven tra consapevolezza e realtà

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Europa data driven tra consapevolezza e realtà

Come trasformare l’Europa in una società veramente data driven? Qual è la situazione attuale, quali gli ostacoli e gli abilitatori? Ha cercato di indagarlo, interrogando i responsabili delle amministrazioni centrali di 6 paesi europei tra cui l’Italia, la ricerca Data Driven Transformation in Europe promossa da Pure Storage in occasione del suo 10° compleanno

20 Dic 2019

di Patrizia Fabbri

Migliorare l’esperienza dei cittadini nei servizi digitali è importante per aumentare fiducia nel governo: lo pensa l’83% dei responsabili IT delle pubbliche amministrazioni centrali di UK, Germania, Francia, Spagna, Italia e Paesi Bassi. È quanto emerge dalla ricerca Data Driven Transformation in Europe, con interviste a 457 manager, effettuata da Insight Avenue nel 2019, e commissionata da Pure Storage, per analizzare i progressi di questi paesi nel campo della trasformazione digitale.

L’occasione per presentare la ricerca in Italia è stato l’evento annuale di fine anno di Pure Storage con il quale l’azienda ha voluto festeggiare i primi 10 anni di vita. Come hanno ricordato Mauro Bonfanti e Alfredo Nulli, rispettivamente Country Manager e CTO dell’azienda in Italia, Pure Storage, entrata in Italia 5 anni fa, ha scommesso fin dall’inizio sullo storage flash perché “ritenevano che questa tecnologia sarebbe diventata lo standard di riferimento per lo storage. E così è stato, come dimostra il fatto che Gartner non pubblica più due specifici Magic Quadrant, quello per i Solid-State Arrays e quello del General-Purpose Storage Arrays, ma un nuovo Magic Quadrant for Primay Storage, dove siamo posizionati ancora più a destra sull’asse della completezza di visione”.

I due manager hanno mostrato grande soddisfazione per l’andamento della società nel nostro paese dove, accanto a referenze nel privato molto importanti come Intesa SanPaolo, l’azienda registra una buona penetrazione in ambito pubblico: “L’architettura legacy che molte amministrazioni possiedono non supporta completamente il lavoro necessario a ricavare un maggior valore dai dati. Quel che occorre è un ambiente ICT moderno in grado di scalare verso l’alto on-demand, allineare i workload applicativi all’infrastruttura più efficace, promettendo di evitare qualsiasi interruzione operativa affinché la PA possa realmente raggiungere i propri obiettivi di trasformazione digitale”, ha commentato Bonfanti.

Vediamo quindi, più nello specifico, i risultati emersi dalla ricerca, mettendo a confronto, laddove possibile, i dati relativi al nostro paese con quelli degli altri paesi europei analizzati.

L’importanza della trasformazione digitale nella vita dei cittadini

La prima evidenza che emerge immediatamente è la forte consapevolezza dell’importanza della trasformazione digitale per i dirigenti delle nostre amministrazioni: se a livello europeo il 77% ritiene di avere la responsabilità di dover sfruttare a pieno la tecnologia per fornire un servizio migliore ai cittadini e il 78% riconosce che attraverso un miglior uso dei dati si possono portare grandi benefici alla vita dei cittadini, questa consapevolezza in entrambi i casi sale all’87% in Italia (la più alta, insieme alla Spagna che registra l’88%).

Purtroppo, però, nonostante questa consapevolezza, sebbene il 74% (83% in Italia) affermi di essere soddisfatto dei progressi della trasformazione digitale finora, solo il 13% si dichiara “estremamente” soddisfatto (e qui il dato a livello italiano scende all’8%, anche se il fanalino di coda è dei Paesi Bassi con il 6%).

Ma se si va oltre questa generica affermazione, il nostro paese evidenzia le sue criticità.

La ricerca riporta come in Italia solo il 44% dei progetti ICT pubblici attuali sia giudicata pienamente in linea con le aspettative e in via di completamento nei tempi e nei budget stabiliti: è la percentuale più bassa di tutta Europa (anche se non stiamo parlando di differenze abissali, visto che la media è del 48%).

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L’altro dato preoccupante riguarda la capacità di misurare in modo “molto” efficace l’impatto degli investimenti tecnologici sulla vita dei cittadini: già il risultato europeo non è eccitante, solo il 19% infatti dichiara di poterlo fare, ma quello italiano è decisamente deludente: solo l’8% risponde positivamente. È vero che se si passa dal “molto” all’”abbastanza” efficace il dato italiano (75%) è superiore di 20 punti percentuali alla media (55%), ma il parametro “abbastanza” ci sembra molto più lasco del precedente e forse meno attendibile (figura 1).

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Figura 1 – Capacità di misurare l’impatto degli investimenti tecnologici sulla vita dei cittadini. Fonte: Data-Driven Transformation in Europe, 2019

I principali ostacoli alla trasformazione digitale

Per i rispondenti alla ricerca, gli ostacoli più significativi che stanno rallentando la digitalizzazione dei servizi per i cittadini e l’automazione dei processi vedono ai primi posti le stesse problematiche nei diversi paesi (sebbene con percentuali diverse): investimenti in infrastrutture dati (84%, per l’Italia 85%), investimenti in applicazioni (82%, per l’Italia 71%) e processi legacy e mancanza di agilità (80%, per l’Italia 85%), l’Italia evidenzia un importante ostacolo in tema di carenza di esperienze e competenze digitali (83%, mentre la media europea scende al 78%) (figura 2).

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Figura 2 – Barriere nella digitalizzazione dei servizi ai cittadini e nell’automazione dei processi. Fonte: Data-Driven Transformation in Europe, 2019

Solo il 7% dei responsabili IT europei è molto fiducioso che l’attuale infrastruttura dati consenta al proprio dipartimento di raggiungere i propri obiettivi di trasformazione. È chiaro che senza un’adeguata infrastruttura dati è molto difficile per i dipartimenti governativi adottare applicazioni condivise e tecnologie centralizzate.

“Le infrastrutture potrebbero non essere la parte più interessante della trasformazione, ma senza basi solide e scalabili, le applicazioni incentrate sui cittadini potrebbero vacillare e l’impatto degli investimenti tecnologici sui risultati dei cittadini potrebbe essere compromesso”, si legge nel rapporto e infatti complessivamente, due terzi (68%) pensano che le infrastrutture legacy stiano ostacolando i progressi della trasformazione digitale. Una percentuale che per il nostro paese sale all’85% evidenziando come l’Italia sembri emergere come il paese in cui i progressi sono considerati maggiormente frenati dalla tecnologia: come abbiamo più volte scritto sulla nostra testata, anche in ambito pubblico, la tecnologia da sola non può rappresentare la risposta alle problematiche di trasformazione che invece impattano fortemente sull’organizzazione, sulle normative ecc., ma certamente è un abilitatore discriminante. Se siamo fallaci nell’adozione di un’infrastruttura tecnologica abilitante, difficilmente potremo fare grandi progressi nella trasformazione digitale.

Trasformare l’Europa in una società data driven…

Come abbiamo visto all’inizio vi è una forte consapevolezza che un migliore uso dei dati possa trasformare positivamente la vita dei cittadini, ma il dato rappresenta un elemento fondamentale anche per raggiungere altri obiettivi. La figura 3 mostra le aree chiave in cui i leader IT ritengono che il maggiore utilizzo dei dati e degli analytics stia portando benefici importanti: miglioramento della vita dei cittadini (58%), risparmio sui costi e maggior valore ottenuto da budget sempre più limitati (48%), supporto allo sviluppo di nuovi servizi (44%), abilitare un processo decisionale in tempo reale (44%).

Gli ambiti che devono essere migliorati per avere un impatto positivo sull’erogazione del servizio sono: l’infrastruttura dati (89%), la capacità di consolidare e visualizzare i dati (81%) e la capacità di sfruttare i dati (81%). Man mano che i governi esplorano “l’apertura” dei propri dati, come nel settore privato, le visualizzazioni e le dashboard emergono come un modo per ottenere una rapida comprensione di schemi che possono aiutare a guidare l’efficienza e informare le decisioni.

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Figura 3 – Le principali aree dove un migliore uso dei dati ha un impatto positivo. Fonte: Data-Driven Transformation in Europe, 2019

… con un’elevata resilienza in ambito cybersecurity

L’attenzione alla cyber-resilienza da parte dei governi, anche a causa dei quotidiani fatti di cronaca che riguardano attacchi informatici a infrastrutture critiche o alla credibilità di governi e rappresentanti politici, è crescente. Salvaguardare i servizi e le infrastrutture governative dagli attacchi informatici e garantire la continuità è fondamentale per proteggere la qualità della vita dei cittadini e la stessa democrazia. Il panorama delle minacce è in costante mutamento e nei prossimi due anni: il 47% prevede un aumento degli attacchi malevoli, mentre il 20% ritiene che aumenteranno le minacce involontarie o causate da errore umano; il 53% vede aumentare le minacce esterne e il 27% vede aumentare le minacce interne. Molti fattori stanno minando la fiducia nella gestione di queste future minacce alla sicurezza, quelli evidenziati dalla ricerca sono: tenere il passo con la velocità dei nuovi approcci degli hacker (39%), infrastrutture legacy e sistemi operativi obsoleti (34%) e la funzione IT priva di risorse / competenze di sicurezza informatica (34%) (figura 4).

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Figura 4 – I fattori che impattano sulla capacità di rispondere alle minacce informatiche. Fonte: Data-Driven Transformation in Europe, 2019

Un tema particolarmente delicato per il nostro paese perché se il 65%, a livello europeo, ritiene che gli investimenti nella sicurezza delle infrastrutture non stiano al passo con le minacce alla sicurezza, questo dato sale pericolosamente all’83% per l’Italia. Il risultato è che, sollecitati a prestare la massima attenzione al tema della security, il 69% dei leader IT europei ammette che il loro dipartimento ha sacrificato le prestazioni o tollerato il degrado delle prestazioni causato dall’introduzione di maggiori sistemi di security. “La sensazione – affermano gli estensori della ricerca – è che questo venga considerato un compromesso inevitabile piuttosto che riconoscere che la sfida potrebbe trovarsi proprio a livello di infrastruttura”.

Come sta progredendo l’Agile IT nelle amministrazioni europee

Come abbiamo visto all’inizio, in media meno della metà (48%) dei progetti IT è considerata in grado di soddisfare pienamente le aspettative e viene consegnata nei tempi e nei limiti del budget. Le ragioni principali per cui i progetti tecnologici governativi potrebbero non offrire il massimo valore sono, a parere degli intervistati: vincoli di bilancio (56%), problemi di competenze (45%), problemi di integrazione e complessità (40%) e aspettative non realistiche su ciò che la tecnologia può offrire (38%).

Questi dati non rappresentano una sorpresa, come abbiamo visto più volte investimenti e risorse umane sono la causa principale del fallimento dei progetti; il superamento delle problematiche connesse a questi due temi può essere l’utilizzo della metodologia Agile in ambito IT che, come evidenzia l’indagine, sta iniziando a guadagnare slancio. Sebbene sia solo l’11% ad adottare ampiamente questa metodologia (il nostro paese è in linea con questo dato), risulta parzialmente adottata o in test nel 41% dei casi (l’Italia segnala addirittura il 50%) mentre il 40% afferma di avere dei piani in questo ambito entro i prossimi due anni. Le quattro sfide chiave nell’adottare un approccio più agile evidenziate sono: impegno dei dipendenti (40%), leadership / sponsorizzazione (36%), mancanza di capacità / esperienza in ambito Agile (36%) e collaborazione tra dipartimenti / trasformazione culturale (35%).

Anche in questo caso importanti abilitatori per adottare questa metodologia sono la riduzione della complessità del back-end e la condivisione della conoscenza (quindi, ancora, si torna sull’infrastruttura dati adeguata) oltre che, naturalmente, la capacità di comunicare una visione chiara a tutta la struttura.

L’infrastruttura a prova di futuro

La ricerca evidenzia che infrastrutture inadeguate impediscono di fatto alle amministrazioni di estrarre e creare valore dai dati. Più della metà (56% a livello europeo, addirittura il 67% per l’Italia) dei dipartimenti del governo centrale prevede di rivedere la propria infrastruttura dati per supportare meglio gli obiettivi strategici del proprio dipartimento entro i prossimi due anni (il 21% afferma nei prossimi 12 mesi).

Vari fattori stanno accelerando la necessità per i dipartimenti di rivedere la propria infrastruttura di dati (figura 5): aumento dei volumi di dati (44%), necessità di una maggiore collaborazione e il passaggio a un governo “connesso” (42%), evoluzione delle minacce alla sicurezza (41%), controllo pubblico e aumento delle aspettative dei cittadini (39%).

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Figura 5 – Fattori che accelerano la necessità di rivedere la propria infrastruttura dati. Fonte: Data-Driven Transformation in Europe, 2019

La figura 6 mostra le tecnologie più attese per trasformare i dipartimenti del governo centrale nei prossimi cinque anni, poiché molte di queste tecnologie sono ad alta intensità di dati e producono grandi quantità di dati, è ancora più evidente la necessità di rivedere la propria infrastruttura dati.

Il report riporta poi altri dati interessanti: sebbene due terzi (65%) affermino che è difficile bilanciare sicurezza, velocità e innovazione nelle loro scelte tecnologiche, è alta l’aspettativa nei confronti della condivisione delle esperienze tra i diversi paesi europei (74% a livello europeo e addirittura 81% per l’Italia); il 73% (l’81% per l’Italia) afferma di dover essere creativo nel modo in cui usa la tecnologia.

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Figura 6 – Le tecnologie che avranno un maggior impatto nella trasformazione. Fonte: Data-Driven Transformation in Europe, 2019

“Le infrastrutture attuali – si legge in conclusione nel report – non solo inibiscono la capacità di fare di più con i dati, ma inibiscono anche il pensiero innovativo su come fornire risultati migliori ai cittadini. In tutta Europa, i dati sono importanti quanto le nostre reti energetiche e di trasporto e dovrebbero essere trattati come tali: investire nelle competenze e nelle tecnologie per ottenere il massimo dai dati consente loro di diventare un motore per l’efficienza e l’innovazione. L’incertezza è la “nuova normalità”, ma ora più che mai, rimanere focalizzati sui risultati è vitale per mantenere lo slancio di trasformazione e fornire imperativi sia operativi che cittadini”.

Patrizia Fabbri

Direttore responsabile ZeroUno

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno dove è stata prima caporedattore, poi vicedirettore e dal 2020, direttore.

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