l’analisi

Competenze ICT, i vecchi profili professionali non bastano più



Indirizzo copiato

Ludovica Busnach (Anitec-Assinform): «A fronte di titoli simili vengono richieste competenze diverse, mentre competenze uguali vengono incanalate in annunci di lavoro differenti». Serve una nuova nomenclatura nazionale. L’importanza delle soft skill

Pubblicato il 13 gen 2026



Ludovica Busnach, vicepresidente di Anitec-Assinform
Ludovica Busnach, vicepresidente di Anitec-Assinform

L’evoluzione della domanda di competenze digitali sta trasformando il mercato del lavoro più rapidamente della formazione disponibile. Lo ha spiegato Ludovica Busnach, vicepresidente di Anitec-Assinform con delega alle Digital Skills, intervenendo alla presentazione dell’Osservatorio sulle Competenze Digitali 2025 organizzata da Anitec-Assinform insieme ad AICA e Assintel. Le sue analisi sui profili professionali ICT fotografano un quadro in cui imprese, scuole e università avanzano ancora a velocità diverse, mentre la tecnologia impone scelte più rapide e strutturate.

La trasformazione dei profili professionali ICT nella nuova domanda di competenze

Secondo Busnach, la domanda di competenze richieste dalle imprese sta mostrando una dinamica matura, «non più legata al semplice utilizzo di strumenti», ma all’integrazione reale dell’intelligenza artificiale nei processi operativi. La vicepresidente sottolinea come, rispetto all’anno precedente, sia cambiata la natura stessa delle competenze generiche sull’IA: se in passato comparivano annunci che richiedevano «la capacità di utilizzo di ChatGPT», oggi le aziende cercano figure capaci di progettare, gestire e indirizzare i modelli generativi, fino a includere competenze di Prompt Engineering.

La crescita dei profili specializzati è netta. «Il job title di Prompt Engineer è cresciuto oltre il 100%», osserva Busnach. Il dato indica che l’integrazione dell’IA generativa non è più una scelta sperimentale: le aziende non stanno semplicemente esplorando questi strumenti, ma li stanno incorporando nelle filiere operative e nei processi di business.

Accanto all’IA, altre competenze si consolidano come indispensabili. La cybersecurity rimane una priorità trasversale, rafforzata dal fatto che ogni nuova tecnologia amplia la superficie d’attacco e richiede standard più rigorosi di governance del dato, continuità operativa e sicurezza.

All’interno dei profili professionali ICT, l’area della gestione IT sta cambiando natura: non basta più programmare, ma serve capacità di interpretare sistemi complessi, governare il cambiamento e guidare processi nei quali la componente di linguaggio naturale e gli strumenti low-code stanno ridefinendo la figura stessa dello sviluppatore.

Busnach evidenzia la necessità crescente di competenze trasversali, come pensiero critico, capacità analitica e attitudine al problem solving, considerate ormai parte integrante dei ruoli più richiesti. L’affermazione che «lo sviluppatore di ieri sta lasciando spazio allo sviluppatore in linguaggio naturale» sintetizza la profondità di questa trasformazione.

Il gap tra domanda e offerta: perché il sistema non riesce a produrre profili allineati

L’Osservatorio sulle Competenze Digitali mostra come il divario tra ciò che cercano le imprese e ciò che offre il sistema formativo rimanga significativo. Secondo Busnach, una delle cause principali è la scarsa chiarezza nella definizione dei profili professionali ICT: «A fronte di titoli simili vengono richieste competenze diverse, mentre competenze uguali vengono incanalate in annunci di lavoro differenti».

Questa eterogeneità genera confusione nei percorsi formativi, negli orientamenti e negli stessi processi di selezione. Il problema riguarda sia il linguaggio utilizzato dalle aziende per descrivere le professionalità, sia il modo in cui scuole e università costruiscono l’offerta formativa.

Busnach individua un ulteriore fattore: la difficoltà degli istituti formativi nel trasferire competenze realmente spendibili sul mercato. Il nodo non è solo la disponibilità di programmi aggiornati, ma soprattutto la mancanza di una struttura condivisa che definisca competenze, livelli e certificazioni in modo omogeneo.

Per questo propone uno strumento che dovrebbe diventare la base comune per tutto il settore: un nomenclatore nazionale dei profili professionali ICT, riconosciuto da imprese e operatori del sistema educativo. Una mappa, sottolinea, che identifichi con precisione i ruoli emergenti e le competenze associate, facilitando l’allineamento tra domanda e offerta e rendendo confrontabili i percorsi formativi disponibili.

Orientamento e coprogettazione

La costruzione dei profili professionali ICT non può partire solo da corsi universitari o percorsi tecnici. Per Busnach, uno dei pilastri fondamentali è l’orientamento precoce, affinché i giovani possano vedere da vicino le opportunità e comprendere le reali caratteristiche delle professioni digitali.

Il rapporto tra scuola e impresa, secondo la vicepresidente, deve diventare un sistema di «vasi comunicanti», dove studenti e docenti conoscano da vicino la quotidianità operativa dei settori ICT. Per rendere questo possibile, Busnach attribuisce un ruolo centrale alla coprogettazione: stage, project work e docenze aziendali non sono solo strumenti pratici, ma veri e propri dispositivi pedagogici che permettono ai ragazzi di misurarsi con le esigenze delle imprese.

La vicepresidente porta due esempi concreti realizzati da Anitec-Assinform. Il Premio per l’Innovazione Digitale, giunto alla quinta edizione, mette in relazione la creatività delle scuole superiori con le competenze delle aziende, attraverso progetti in cui gli studenti utilizzano laboratori, strumenti e metodologie aziendali. Un secondo caso è il Premio per la School of Data Science, dedicato alla formazione su intelligenza artificiale e dati. Questi modelli, secondo Busnach, dimostrano l’efficacia della collaborazione formativa.

Formazione continua e accademie aziendali

Busnach evidenzia come la formazione continua sia un elemento indispensabile per sostenere l’evoluzione dei profili professionali ICT. La rapidità con cui cambiano le tecnologie rende necessario un aggiornamento costante, che spesso viene gestito dalle stesse imprese attraverso accademie aziendali dedicate ai principali ambiti innovativi, dall’intelligenza artificiale alla data science fino alla cybersecurity.

Queste strutture non rappresentano solo un luogo di aggiornamento, ma anche un punto di orientamento per i giovani, che possono avvicinarsi al mondo produttivo comprendendo quali competenze siano effettivamente necessarie. La formazione pratica, sottolinea Busnach, è uno degli strumenti più efficaci per acquisire competenze realmente spendibili.

Certificazioni e valutazioni omogenee

Oltre alla definizione dei profili, Busnach insiste sulla necessità di introdurre certificazioni delle competenze ICT che siano riconosciute in modo uniforme e che rendano comparabili i percorsi dei diversi enti formativi. Il problema non riguarda solo la qualità della didattica, ma soprattutto la capacità di valutare i risultati in modo oggettivo.

«Servono certificazioni che rendano omogenee le valutazioni», afferma, indicando come la mancanza di standard condivisi contribuisca al disallineamento tra formazione e fabbisogni aziendali. La proposta è chiara: adottare un sistema che certifichi competenze, livelli e risultati, così da facilitare sia l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro sia i processi di recruiting delle imprese.

Busnach evidenzia infine che una certificazione obbligatoria su alcune competenze chiave potrebbe migliorare significativamente i dati attuali, richiamando anche le analisi di AICA che mostrano livelli molto bassi di competenze digitali di base in larga parte della popolazione.

Verso una definizione condivisa dei profili professionali ICT

L’evoluzione tecnologica e la pressione competitiva stanno ridisegnando le professionalità richieste dal mercato digitale. Le imprese si muovono verso modelli sempre più basati su IA, sicurezza e gestione avanzata dei dati, mentre scuole e università devono ancora adeguare metodi e contenuti. Per Busnach, costruire una definizione chiara e condivisa dei profili professionali ICT – basata su mappature, coprogettazione, valutazioni uniformi e certificazioni – non è solo un’esigenza tecnica, ma un passaggio necessario per rendere più trasparente e funzionale il rapporto tra formazione e lavoro.

Articoli correlati