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CIO italiani: ancora attenti ai costi, ma anche consiglieri per la ripresa

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CIO italiani: ancora attenti ai costi, ma anche consiglieri per la ripresa

05 Gen 2011

di Daniele Lazzarin

La sesta CIO Survey, condotta da NetConsulting su un campione di 70 responsabili Ict delle maggiori aziende italiane, dipinge un quadro di perdurante prudenza, che però mostra più aperture all’innovazione rispetto al passato: mentre sale molto l’outsourcing, cresce l’attenzione per It Governance, Unified Communication e, in prospettiva, Cloud Computing.

In attesa di sapere se la ripresa economica sia davvero partita o no, i Cio italiani ‘badano al sodo’: continuano a lavorare sui costi, ma cercano un ruolo più importante in azienda, proponendo progetti strettamente legati agli obiettivi di business e a ritorno rapido. Tra questi soprattutto It Governance, Unified Communication, collaborazione web 2.0 e, in prospettiva, cloud computing.
Questi in breve i responsi della sesta edizione della Cio Survey (anticipata nello scorso numero di ZeroUno, all’interno della Rubrica “Segnali”), indagine su 70 Cio di grandi aziende italiane non pubbliche, condotta da NetConsulting, patrocinata dalle associazioni professionali Aused e ClubTI, e sponsorizzata da Hp, Microsoft e Telecom Italia.
“L’indagine cade in un periodo di grave crisi economica – spiega Giancarlo Capitani di NetConsulting – e i risultati ne risentono nettamente. A cominciare dall’atteggiamento molto pragmatico: già lo scorso maggio, periodo in cui sono state fatte le interviste, quasi l’80% rimandava l’inizio della ripresa al 2011 o addirittura oltre”.

Budget 2010 calati del 4,1%
Il risultato è che nei piani per 2010 e 2011 il focus sulla razionalizzazione dei costi resta forte (63% del campione), anche se meno del 2009 (90%). Le aziende in questo campo rinegoziano gli accordi con i vendor It, consolidano e virtualizzano hardware e infrastrutture per ridurne i costi, e tagliano la spesa per servizi e consulenza.
Cresce invece l’attenzione sui progetti It per migliorare i processi di business, prima di tutto quelli legati al rapporto con i clienti, e poi time-to-market, capacità decisionale, gamma d’offerta, presenza all’estero e compliance. Torna quindi a salire la percentuale di chi intende investire in tecnologie per fare innovazione: 62,9%, di cui il 25,7% già nel 2010 e 2011.
Il tutto, comunque, in un contesto di budget It in calo. Quelli delle 70 aziende intervistate, che rappresentano ben il 40% dell’intera spesa It italiana stimata da Assinform, nel 2010 si sono ridotti di un altro 4,1%. Il calo più forte è nell’hardware (-7,3%), il software tiene meglio (-2,9%) e i servizi mostrano andamenti molto diversi in funzione delle tipologie. Le tendenze più importanti per Capitani sono l’ulteriore discesa delle tariffe professionali (“siamo diventati quasi un Paese da nearshoring”) e la crescita dell’outsourcing abbinata al calo della system integration (-6,4%): “Moltissime aziende stanno esternalizzando, e questo favorisce i grandi operatori Ict a danno dei piccoli”.
Nell’articolazione del budget It tra spesa corrente e investimenti, il 2010 ha fatto segnare un piccolo passo avanti dei secondi (dal 35 al 36% del totale).
In quella tra progetti infrastrutturali e applicativi, i primi quest’anno sono calati dal 33 al 31% del budget, privilegiando rinnovamento dei client, consolidamento e virtualizzazione dei server, e poi la sicurezza nel senso più ampio, fino alla business continuity.
In area applicativa, in primo piano la business intelligence (“sta diventando sempre più analitica, a portata dell’utente non esperto”), seguita dall’area amministrazione-finanza (“la crisi ha messo in primo piano il controllo di gestione”). Terza priorità per il Crm (“torna l’attenzione a vendere, dopo anni di taglio dei costi”) e quarta gestione documentale (“qui conta molto l’esigenza di compliance”) e content management.

Su cosa investire nei prossimi 3 anni
Nell’analisi per settori verticali, le società di servizi finanziari hanno privilegiato i progetti It per la conformità (compliance), tra cui Sepa, Psd e Basilea 2 per le banche, Solvency 2 per le assicurazioni. Nel retail, la Gdo ha messo in primo piano sistemi di self-scanning e self-checkout mentre, in ambito manifatturiero, meccanico e chimico-farmaceutico si sono concentrati su Scm (supply chain management) ed Erp; tessile e alimentare su gestione della produzione e tracciabilità, l’automotive sul Scm; l’energy/utility sul billing, e i servizi sull’infomobilità.
Molto interessante è poi l’analisi delle aree di investimento per i prossimi tre anni (figura 1).


Figura 1 – Interesse e adozione di tecnologie/architetture/tematiche
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)

Ai livelli più alti si piazzano It Governance e Unified Communication, “che – prosegue Capitani – realizzano le esigenze di allineamento con il business e di comunicazione soprattutto in mobilità”, seguiti da Soa, Bpm, Cloud Computing e Green It. “La Soa non ha ancora una diffusione capillare, il Bpm è visto come evoluzione dell’It Governance, mentre sul cloud l’interesse è alto ma pesano soprattutto i pregiudizi ‘culturali’ delle piccole e medie imprese”, commenta Capitani. Passando alle politiche di sourcing, prosegue l’analista “in questi ultimi anni i fornitori hanno puntato soprattutto sui tagli di prezzi (downpricing) e le aziende hanno ridotto di molto il numero di interlocutori, soprattutto nel software, ma ora la situazione è stabile”.
Il ricorso a fornitori esterni è molto intenso, e in crescita rispetto al passato recente. Questo vale soprattutto per la gestione infrastrutturale (desktop, stampanti e server), mentre per la gestione e manutenzione applicativa prevale l’approccio misto, interno ed esterno, così come per la system integration (gestione del progetto interna, operatività esterna), “dove comunque si tende a ridurre la durata media del contratto, penalizzando la qualità del rapporto col fornitore”, aggiunge Capitani.

Il ruolo e le relazioni del Cio
Infine il ruolo del Cio e le sue relazioni interne. Qui molti spunti di riflessione nascono dalla graduatoria delle figure che influenzano le strategie di business, in cui i Cio si auto-collocano al quinto posto (figura 2), dietro ai responsabili di vendite, amministrazione, marketing e produzione. “Qui però – sottolinea Capitani – moltissimo dipende dal carisma personale e dalla capacità di relazione dei singoli Cio”.


Figura 2 – Figure che influenzano le strategie business
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)

Nella percezione del proprio ruolo, il Cio ritiene di occuparsi di moltissime attività, ma al primo posto mette il governo della macchina operativa, al secondo il dialogo con il top management e solo al terzo l’introduzione di innovazione tecnologica in azienda. Al momento di decidere gli investimenti tecnologici, i principali influenzatori sono, nell’ordine: top management, vendite e marketing, mentre i consulenti esterni sembra abbiano bassissima influenza.
“Diciotto mesi di crisi hanno ridotto di molto i budget Ict e la libertà del Cio di poter proporre progetti innovativi – ha concluso Capitani -. Ma hanno anche stimolato una razionalizzazione e innovazione a basso budget dei sistemi informativi, che ora dispongono di buoni livelli di tecnologie avanzate”. Resta però la solita forte contraddizione di fondo: le strategie aziendali più diffuse in questo momento (migliorare i rapporti con i clienti e i processi, razionalizzare costi e decisioni, ridefinire l’offerta, …) presuppongono una forte domanda di Ict, ma i budget, le competenze e la formazione che in Italia si mettono a disposizione dei Cio sono ancora inadeguati per affrontare questa sfida.


Top Executive It a confronto

Alla presentazione della Cio Survey, sponsor e patrocinatori dell’iniziativa hanno anche premiato il progetto innovativo e il giovane Cio/Ict Manager dell’anno. Il primo riconoscimento è andato a Eni per il progetto di collaborazione web 2.0 ‘EniWave’, che coinvolge 25mila dipendenti. Il secondo è andato ex-equo a Carlo Privitera (Luxottica) e Massimo Piana (Fondiaria-Sai). Durante l’evento si è inoltre tenuta una tavola rotonda tra top Executive It di alcune delle più grandi aziende italiane, dei quali riportiamo alcune dichiarazioni.

Sulla gestione della crisi economica:
Dario Scagliotti
(amministratore delegato di Pirelli Sistemi Informativi). Nella crisi ci siamo sentiti una funzione aziendale come le altre e, ancor prima che il contenimento dei costi imponesse tagli di budget, abbiamo deciso cosa fare. Abbiamo evitato di puntare solo sul downpricing, cioè di scaricare tutti i problemi sui fornitori. Ci siamo concentrati invece sulla produttività interna, sulla riduzione delle dispersioni interne, sulla tracciabilità dei prodotti e delle loro compliance. Ci sono state azioni dolorose di riposizionamento delle risorse umane, ma, tirando le somme, durante questo periodo la percezione dell’It in Pirelli è migliorata.
Dario Pagani (senior vice president Ict Strategy & Governance di Eni). All’esplosione della crisi abbiamo rivisto rapidamente tutti i piani. Il budget Ict è stato ridotto di circa 50 milioni di euro, cioè circa il 10%, ma senza frenare i progetti ritenuti più innovativi (virtualizzazione, green data center,..), e senza toccare i budget di formazione. Abbiamo cercato di usare il forte potere contrattuale verso i fornitori per evitare che venisse penalizzata la qualità dei servizi erogati, ciò nonostante abbiamo percepito comunque un peggioramento.
Massimo Messina (responsabile Infrastructure Management & Architectures di UniCredit Global Information Services). In un periodo di crisi è importante pensare progetti a medio termine, avendo però cura di suddividere i rilasci in uno spazio temporale di 3-6 mesi, verificando costantemente i risultati. Fondamentale è il coinvolgimento del business che può arrivare anche a essere egli stesso lo sponsor del progetto. Un lato positivo per chi opera come cliente, è rappresentato dall’andamento al ribasso dei prezzi, influenzato ovviamente dal fatto che i fornitori devono mantenere e cercare di incrementare le proprie quote di mercato, acquisendo referenze importanti soprattutto da parte della clientela di elevato standing.
Gianluca Fusco (Cio di Edipower). Abbiamo cercato di rendere il sistema informativo molto flessibile e adattabile, e di proporre l’It come portatore di innovazione, cosa che dà anche un forte potere contrattuale nei confronti dei fornitori.

Sui progetti innovativi negli ultimi 12 mesi:
Scagliotti.
Cito ‘Engaging the consumer’, campagna multicanale web 2.0 sui consumatori. Molte delle nostre iniziative più recenti sono state rivolte al web, per le quali abbiamo investito il 20-30% del nostro tempo, ma è ancora presto per valutarne i risultati. Inoltre, sempre tra i progetti più innovativi realizzati negli ultimi 12 mesi, ricordo il progetto di evoluzione della nostra piattaforma di business intelligence. Pirelli opera in contesti e mercati differentemente colpiti dalla crisi e per i manager che devono decidere, informazioni ed elaborazioni sono ancora più importanti. È un progetto in cui abbiamo investito partendo dalle esatte esigenze del business.
Pagani. Stiamo investendo su un grande progetto di supporto alle operation del settore upstream (digital oil field), che ci consentirà di prendere migliori decisioni operative. L’altro grande progetto che ci vede coinvolti è la realizzazione del Green Data Center che verrà completato entro il 2012 e unificherà i centri elaborazione dati per un risparmio complessivo a regime di oltre 300 mila tonnellate di CO2/anno.
Messina. Molte iniziative sono di Crm, a supporto delle attività di cross selling per la corretta profilazione della clientela e di integrazione con la Business Intelligence. La collaboration in UniCredit è un ambito sul quale viene posta particolare attenzione e sono diffusi sistemi di vario tipo, a partire da videoconferenza, personal communication e telefonia VoIP.
Fusco. Stiamo lavorando sul cloud computing, che ritengo essere una leva fantastica per ‘flessibilizzare’ rapidamente i servizi, cosa ancora più importante della riduzione dei costi. Per ora il cloud è maturo solo per componenti non strategiche, non per il core business e stiamo valutando il backup delle postazioni di lavoro.

Leggi anche: "La ripresa? Verrà dal basso, con l'aiuto della Pa locale"

Daniele Lazzarin

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