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CIO e innovazione, ecco le 4 fasi di maturazione delle operation IT

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CIO e innovazione, ecco le 4 fasi di maturazione delle operation IT

A che punto sono le aziende nel processo di trasformazione digitale? Nell’IT Operation Readiness Index di Cisco emerge che oggi solo il 14% delle organizzazioni vanta un grado di maturità elevata che consiste nella capacità di raccogliere i dati da più aree della loro infrastruttura, eseguire analisi approfondite e utilizzare l’automazione in modo diffuso

27 Nov 2018

di Cristina Mazzani

1500 responsabili IT di tutto il mondo sono stati coinvolti nella nuova edizione dell’IT Operations Readiness Index promosso da Cisco, i cui risultati aiutano a capire come i CIO stiano gestendo la trasformazione digitale e quali tecnologie utilizzino.

È prima di tutto interessante notare che circa il 78% del budget in capo alle divisioni IT continua ad essere speso per attività di routine ed è quindi lasciato poco spazio ai progetti innovativi (Figura 1). Il 68% degli intervistati prevede però di aumentare entro i prossimi 12 mesi gli investimenti in quest’ultimo ambito.

Figura 1 – Quanta percentuale del budget si sta investendo per la trasformazione dell’IT operation?Fonte: IT Operations Readiness Index 2018, Cisco

È, inoltre, interessante notare che i leader IT hanno sperimentato che investire nelle operations porta vantaggi ai clienti e valore per l’azienda: l’88% dei leader IT ha dichiarato che il proprio investimento in operation IT negli ultimi 12 mesi ha migliorato la soddisfazione dei clienti e l’89% ha notato miglioramenti in generale dal punto di vista dell’innovazione (Figura 2).

Figura 2 – Qual è l’impatto sul business riconducibile all’ottimizzazione dell’IT?Fonte: IT Operations Readiness Index 2018, Cisco

Più nello specifico, nel report è stato identificato un modello che prevede 4 livelli per verificare la maturità dei progetti di trasformazione. Reactive, Proactive, Predictive, Preemptive: sono le possibili modalità in cui le aziende si pongono rispetto all’innovazione. Il modello è fornito affinché le aziende individuino il livello in cui si trovano e quindi procedano a stabilire gli obiettivi da porsi per il prossimo futuro.

Le organizzazioni con un grado di maturità più elevata (ossia le organizzazioni che lo studio definisce Preemptive, oggi il 14% e in previsione, entro due anni, il 33%) sono quelle che hanno riferito di raccogliere i dati da più aree della loro infrastruttura, di eseguire analisi approfondite e utilizzare l’automazione in modo diffuso. Queste realtà adottano un approccio data-driven che permette loro di prevedere gli eventi (dalle interruzioni di attività in poi) e di avere un livello di automazione tale da renderle in grado di apportare cambiamenti continuativi e mantenere uno stato ottimale dell’infrastruttura stessa.

“Una volta che si procede con questo tipo di modello – ha commentato Joseph Bradley, Global Vice President, IoT, Blockchain, AI e Incubation Business di Cisco – è possibile guardare al futuro grazie ai dati ottenuti. Attraverso l’analisi e l’automazione, i CIO sono in grado di reagire agli eventi e di monitorare e ottimizzare costantemente le loro infrastrutture in base alle previsioni delle esigenze future”.

Le organizzazioni Predictive sono invece quelle che utilizzano i dati per predire e rispondere a eventi imminenti; le Proactive imparano dagli eventi passati per migliorare i processi; mentre le Reactive si limitano a reagire agli eventi quando accadono (Figura 3).

Figura 3 – Il livello di maturità delle organizzazioni coinvolte nell’IT Operations Readiness IndexFonte: IT Operations Readiness Index 2018, Cisco

A che punto sono le aziende nell’innovazione delle IT operation?

Quando le operazioni IT possono contare su dati corretti e sulle intuizioni ricavate da questi dati per automatizzare le attività in tutta l’infrastruttura hanno davvero l’opportunità di differenziarsi. Premesso questo, dal report arriva quindi il monito ai CIO a concentrarsi sull’aspetto innovativo delle operazioni IT. Le organizzazioni più avanzate hanno infatti il doppio delle probabilità di arrivare ad un’automazione costante rispetto alle organizzazioni meno avanzate e oltre il 50% di probabilità in più di eseguire la raccolta automatizzata dei dati.

In tale contesto, però, il 26% delle aziende si trova ancora al livello più basso del modello proposto da Cisco, sono cioè Reactive; gli appartenenti a questa porzione del campione si limitano cioè a reagire agli eventi al loro verificarsi; nello studio emerge che il 33% prevede di passare al livello successivo (essere pro attive, ossia imparare dagli eventi passati per migliorare i processi) entro i prossimi 24 mesi. Inoltre, in generale, solo il 26% raccoglie dati su base continuativa e il 17% utilizza analisi automatizzate in tempo reale. La maggior parte delle attività sono ancora periodiche. L’infrastruttura per la sicurezza (dove è fondamentale ottenere informazioni e avere il controllo in tempo reale) è al momento quella che più si avvale di un approccio data-driven: l’82% degli intervistati già raccoglie dati operativi e relativi alle prestazioni.

Per l’84% degli intervistati è necessario avere accesso ai dati al di là di quanto raccolto internamente. Le organizzazioni più avanzate utilizzano già fornitori esterni per questo tipo di attività (per esempio l’aggregazione dei dati) e anche i fornitori diventeranno una fonte importante per la raccolta di dati.

A proposito di fonti strategiche di dati, si deve aggiungere che il 74% delle organizzazioni “preemptive” sta raccogliendo dati dall’IoT rispetto al 59% delle organizzazioni “reactive”. Il 77% di tutte le aziende concorda sul fatto che l’internet delle cose sia fondamentale per una gestione più efficiente della propria infrastruttura IT.

Il 42% degli intervistati ha dichiarato che l’intelligenza artificiale è la tecnologia emergente che avrà il maggiore impatto sulle loro competenze in fatto di automazione, mentre il 51% dichiara di utilizzare già l’AI in una certa misura per migliorare le proprie competenze nell’automazione.

Cristina Mazzani

Giornalista

Giornalista dal 1996, si è sempre occupata di tematiche tecnologiche, scrivendo per riviste dedicate al mondo B2B e al canale di distribuzione Ict. In alcuni periodi ha affiancato a questa attività collaborazioni per quotidiani e testate attivi in altri settori. Dal 2013 lavora con ZeroUno.

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