Andrea Provini (Bracco): “Non credo negli innovatori di professione”

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Vita da CIO

Andrea Provini (Bracco): “Non credo negli innovatori di professione”

“La tecnologia crea un contesto favorevole all’innovazione, ma per me essere innovativi significa fare qualcosa meglio, magari farlo in maniera totalmente non convenzionale, non lineare”, Andrea Provini, CIO di Bracco Imaging e Presidente di Aused, racconta a ZeroUno le trasformazioni che ha vissuto nella sua carriera professionale e quali sono oggi i suoi “punti fermi”

18 Nov 2019

di Patrizia Fabbri

Vitalità. È stata la prima parola che mi è venuta in mente quando ho conosciuto Andrea Provini, Global CIO Bracco nonché Presidente di Aused. Impressione che si è confermata negli incontri successivi e in occasione di questa intervista. Sposato, con due figlie ormai grandi, inizia la sua giornata alle 5 e un quarto e prima di andare al lavoro si dedica a palestra o piscina perché “faccio il pendolare, ma cerco di mantenere il motore fisico in buona manutenzione”. Nel viaggio in treno che lo porta a Milano ama leggere, “anche se ormai sempre più spesso finisco per eliminare gli arretrati di posta”, ma ha 3 grandi passioni: la prima è la Juventus, “non sono appassionato di calcio, sono appassionato della Juventus”, la seconda è che gli piace molto camminare, in montagna in particolare, e la terza sono i viaggi, “mi piace molto viaggiare perché i viaggi sono una metafora della vita: ti obbligano ad adattarti, anche a subire cose che sono fuori dal tuo controllo”.

Ma la vitalità di Provini non si esaurisce qui: assolve con molto impegno il suo ruolo di Presidente di Aused, ma non solo dato che è anche ambasciatore della Fondazione Bracco per progetti di CSR e, tanto per non farsi mancare nulla, si occupa della palestra aziendale.

Chiude la sua giornata portando a spasso l’”ultimogenita” della famiglia: Marta, la sua bulldog francese.

Andrea Provini e Marta
Andrea Provini con Marta, l'”ultimogenita” della famiglia

Un destino segnato fin dall’università

ZeroUno: Lei ha una formazione che potremmo definire di “informatico classico” …

Andrea Provini: Sì, esatto. Mi sono laureato in Scienze informatiche a Milano, nella storica sede di Via Moretto da Brescia e già lì era chiaro quello che ci si aspettava da un “informatico” perché in facoltà si facevano solo gli esami strettamente pertinenti con informatica: gli altri venivano fatti a Matematica o a Fisica chiedendoci la stessa preparazione dei matematici e dei fisici. In pratica, l’informatico doveva essere esperto di tutto!

Inoltre, l’unico momento in cui il Cineca [il consorzio interuniversitario che fornisce servizi di calcolo alle università italiane ndr] ci erogava la potenza sufficiente per fare le nostre prove era la notte. Quindi, il secondo insegnamento era che l’informatico lavora di notte!

ZeroUno: E poi è arrivato il mondo del lavoro, in un momento in cui non erano poi tanti i laureati in Scienze informatiche…

Andrea Provini: Sono uscito dall’università pensando di entrare nel mondo del lavoro come genio, ma quando sono arrivato ai sistemi informativi di RCS mi sono reso conto che le cose erano molto diverse dall’università E quindi ho fatto tutta la gavetta, da analista programmatore a Project Manager, e ho imparato una cosa importantissima: la disciplina organizzativa.

Sono poi entrato in Whirlpool come capo progetto del roll-out dell’ERP Corporate in Italia e anche questo è stato un passaggio importante per la mia formazione perché ho conosciuto i modelli organizzativi internazionali, in particolare quelli anglosassoni. Dopo 5 anni, mi è stata offerta la mia prima direzione dei sistemi informativi in un’azienda di un gruppo di gioielleria e lì è iniziata la seconda fase della mia carriera professionale passando da una realtà multinazionale a una media azienda imprenditoriale del settore Gioielleria, e, attraverso alcune acquisizioni sono approdato a Casa Damiani, dove sono rimasto per un paio di anni. E poi sono passato a Faber Spa, multinazionale delle Cappe, Marazzi Ceramiche finché non è arrivata la chiamata di Bracco.

Andrea Provini istituzionale

Le differenze tra multinazionali e aziende imprenditoriali

ZeroUno: Qual è la differenza principale che ha riscontrato nel lavorare presso multinazionali e realtà imprenditoriali italiane?

Andrea Provini: Nelle aziende multinazionali c’è molta logica, tutto è molto razionale però è tutto anche molto impersonale. Quando si è in una succursale di una multinazionale estera, nonostante ci siano dei razionali ben precisi in quello che viene chiesto di fare, non capisci mai l’incipit. L’origine della decisione è molto lontana da te e tu sei l’esecutore di un pezzo, che devi disciplinatamente eseguire, ma di cui non sempre capisci esattamente il senso.

In un’azienda imprenditoriale la logica sta nella vision dell’imprenditore. In questa mia seconda vita professionale ho lavorato in aziende dove l’imprenditore era, ed è, a presa diretta sul business. Può essere più complicato perché devi capire la persona ma una volta stabilito il contatto ci sono due elementi che per me sono discriminanti, in senso positivo, nelle aziende imprenditoriali rispetto alle multinazionali: il primo è sicuramente la rapidità decisionale perché la catena di comando è molto più corta; il secondo è che, puoi condividerla o no, ma la visione aziendale è cristallina perché è, appunto, la visione dell’imprenditore. Per me questo è importantissimo perché il lavoro dell’IT è molta disciplina ed esecuzione e quindi è fondamentale avere una visione chiara cui fare riferimento.

ZeroUno: Come è organizzata la funzione IT in Bracco?

Andrea Provini: La nostra è un’organizzazione matriciale dove io sono il riferimento funzionale e poi abbiamo un riferimento gerarchico nel finance. Il che non significa certo che in Bracco l’IT sia considerato un centro di costo, tutt’altro, bisogna infatti tener presente che in un’azienda imprenditoriale il CFO ha una delega molto più ampia che in una multinazionale. Ma poi… io ho una personalità molto forte e a volte cerco di sbaragliare le carte.

foto di gruppo al CIOsummIT
Foto di gruppo dall’ultimo CIOsummIT

Le relazioni con collaboratori, fornitori e “clienti interni”

ZeroUno: Questo cosa significa in termini di relazione con i suoi collaboratori?

Andrea Provini: Per rispondere a questa domanda devo fare una premessa. Nei primi 10 anni della mia carriera professionale avevo la piena convinzione di una supremazia della competenza: mi sentivo come un ciclista nel pieno del suo vigore sportivo che vince le gare perché va in testa e stacca tutti; per un po’ di anni “essere il più bravo” mi è anche riuscito e ciò non ha fatto altro che rafforzare questa convinzione.

Ma poi ho preso coscienza di due cose: innanzitutto, prima o poi qualcuno più bravo di te lo incontri e poi se è vero che questo atteggiamento ti permette di raggiungere velocemente dei risultati importanti è anche vero che ti isola e arrivi a un punto che da solo non puoi gestire la complessità che caratterizza oggi il nostro mestiere.

E qui interviene la seconda fase della mia carriera che è un periodo di maggiore maturità dove dalla competenza tecnologica mi sono focalizzato sul come capire meglio le persone, come creare dei gruppi di lavoro stimolanti per vincere come gruppo e non come individuo. È un percorso lungo nel quale ho capito che le persone sono l’asset più importante dell’azienda e dell’IT, quindi faccio molta attenzione ai miei collaboratori. Per me la crescita interna è importante, anche perché io tendo a delegare pochissimo se non mi fido, mentre se ho fiducia lascio molta autonomia e per fare cose importanti ho bisogno di poter delegare.

ZeroUno: E come imposta la relazione con i fornitori e con i suoi colleghi delle linee di business?

Andrea Provini: Con i fornitori in modo molto simile. Sono molto selettivo, soprattutto con quelli che ritengo strategici sono molto esigente e chiedo moltissimo, ma poi sono disposto a condividere dati, informazioni, budget che consentano anche a loro di pianificare meglio la loro attività.

Con le linee di business, i nostri clienti interni, diciamo che è un esercizio costante di apprendimento. Mentre con i miei collaboratori, mi è riconosciuta quell’autorevolezza che mi consente di influenzare certi comportamenti, con i clienti interni la relazione a volte è meno fluida e sicuramente è un’area di continuo miglioramento.

Alcune immagini del CIO di Bracco
Alcune delle passioni di Andrea Provini: l’impegno associativo con la presentazione dei CoCoDex all’ultimo CIOsummIT, la Juventus, la corsa

Cosa significa essere innovativi

ZeroUno: La relazione con il business è fondamentale per portare in azienda l’innovazione di cui ha bisogno. Qual è la sua idea di innovazione?

Andrea Provini: Io penso che abbinare tecnologia a innovazione sia il grande falso di questi tempi. In generale, la tecnologia crea un contesto favorevole all’innovazione, ma per me essere innovativi significa fare qualcosa meglio, magari farlo in maniera totalmente non convenzionale, non lineare.

L’innovazione più bella, quella che dà più soddisfazione è quella dove scientemente si decide di non usare la tecnologia perché la scorciatoia tecnologica può anche essere più lunga, più pericolosa di un percorso, per esempio, di revisione organizzativa. Il massimo è quando hai un livello di competenza talmente sofisticata che ti basta toccare un paio di cose per rinnovare completamente una situazione, l’innovazione “muscolare” basata su iniezioni di tecnologia a tutti i costi non dico possa essere effettuata da chiunque, ma sicuramente non ha molto di innovativo.

E aggiungo che tutti quei ruoli che hanno “innovation” nella definizione non mi convincono molto: non credo nell’innovatore di professione: l’innovazione nasce dalla totale immersione in un’area, in un contesto, in un problema. Per questo è fondamentale la relazione con il business, è un lavoro di squadra dove alla competenza di contenuto del business tu, come IT, puoi offrire una visione esterna, non convenzionale.

Da questo punto di vista, per me è stato anche molto importante lavorare in settori diversi perché ho potuto affrontare problemi specifici che però, dal punto di vista dell’IT, potevano essere facilmente replicabili andando a risolvere problematiche in un modo al quale non si era pensato proprio perché tipico di un altro settore.

Andrea Provini
Andrea Provini, CIO di Bracco Imaging e Presidente di Aused. Disegno di Elisa Vignati

ZeroUno: Un momento particolarmente difficile della sua carriera professionale?

Andrea Provini: Il momento più difficile è stato quando il pensarmi il migliore e il voler impormi a tutti i costi mi ha portato allo scontro con i vertici della azienda per cui lavoravo e quindi alla mia fuoriuscita. L’azienda, che ovviamente non poteva sopportare una “guerra” tra funzioni strategiche, aveva deciso di liberare la mia posizione e per me è stato un momento molto drammatico perché non riuscivo a capire quale fosse il mio errore; anche perché quando fai il tuo lavoro con passione in una situazione del genere entri in crisi a livello personale. Al momento mi era sembrata una grande ingiustizia, ma poi ho fatto un lungo lavoro su me stesso per capire e mi sono reso conto che io mi ero concentrato sul fatto che quella da me proposta era la scelta migliore che l’azienda potesse fare senza capire che se questa scelta non era condivisa, se l’azienda non era in grado di seguirti in questa scelta, la scelta finiva con l’essere quella sbagliata perché, seppure tecnologicamente corretta era in quel momento e in quel contesto inadatta. E quell’esperienza è stata molto formativa, mi ha fatto capire l’importanza del consenso, del lavoro di team, ha aperto la nuova wave di cui parlavo prima.

ZeroUno: E il più gratificante?

Andrea Provini: Difficile dirlo perché è più facile ricordare le cose brutte di quelle belle, ma c’è un fatto molto recente che mi ha dato molta soddisfazione: la qualifica di dirigente assegnata a una persona del mio staff. Quando sono arrivato in Bracco otto anni fa, questa persona era già in azienda, era un buon tecnico ma secondo me aveva delle potenzialità per essere un ottimo manager e quindi gli ho dedicato parecchio tempo, l’ho sostenuto nella sua crescita e recentemente l’ho proposto come dirigente. Una qualifica per ottenere la quale in Bracco bisogna sostenere un processo non banale, quindi il fatto che l’analisi che avevo proposto non lasciasse spazio a dubbi e che questa persona sia stata ritenuta pronta per essere nominata dirigente è stato per me di grande soddisfazione.

Patrizia Fabbri

Giornalista, Direttore responsabile ZeroUno

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno dove è stata prima caporedattore, poi vicedirettore e dal 2020, direttore.

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