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Luciano Guglielmi, CIO Mondadori: un ruolo vissuto in modo informale

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Vita da CIO

Luciano Guglielmi, CIO Mondadori: un ruolo vissuto in modo informale

Crede nella delega, ma si assume tutte le responsabilità delle scelte compiute. Preferisce gli incontri informali alle riunioni schedulate e ritiene la capacità di ascolto una caratteristica prioritaria per vivere un ruolo impegnativo come è quello di CIO del primo gruppo editoriale italiano

05 Set 2019

di Patrizia Fabbri

Camperista appassionato: “Il mio sogno? Volare a Vancouver e prendere un camper per andare a Toronto e Montreal”. Amante di tutti gli sport ed ex giocatore di basket e pallavolo: “Ma adesso mi limito a guardarli in TV”. Sposato con 3 figli, legge con piacere, soprattutto libri di avventure in mare. Ama il cinema: tutti i generi, ma con una predilezione per Karaté Kid, “è comunque un cult”, si difende ridendo dall’irrisione dei figli. Luciano Guglielmi, CIO del Gruppo Mondadori, è una persona garbata che parla con serenità dei numerosi impegni professionali, sia nel suo ruolo istituzionale in azienda sia nelle varie organizzazioni legate al mondo dei CIO, che cerca di coniugare con i tanti interessi e la famiglia.

Non solo CIO

ZeroUno: Come si svolge in genere la sua giornata?

Luciano Guglielmi: Mi sveglio verso le 7 e per prima cosa faccio una bella passeggiata con i miei due cani. È un momento che mi rilassa e nel contempo mi dà la carica per affrontare la giornata; poi colazione e tra le 8:30 e le 9 sono in ufficio. Il mio tempo è principalmente scandito da riunioni interne con il mio staff, con il top management o con i responsabili delle linee di business, ma anche tanti incontri informali perché ritengo che non tutto debba o possa essere schedulato. Poi ci sono gli appuntamenti con i clienti (ho deciso di chiamare così anche i colleghi dei vari business del Gruppo Mondadori per dare loro la giusta rilevanza!) e quelli con i fornitori. Generalmente lavoro negli uffici di Segrate, ma una/due volte alla settimana vado nella sede di Verona. In genere rientro a casa tra le 19.30 e le 20:00.

Luciano Guglielmi
Luciano Guglielmi, CIO del Gruppo Mondadori

ZeroUno: Ma, dal punto di vista professionale, Luciano Guglielmi non è “solo” il CIO di Mondadori…

Luciano Guglielmi: Sì, in effetti sono appassionato del mio lavoro per cui nel tempo ho assunto diversi incarichi all’interno di organizzazioni legate alla mia professione: sono presidente di CIO Aica Forum, membro delle associazioni europee dei CIO: Euro CIO ed Euro.Digital, presidente del Comitato di Programma 2019 di Finaki, collaboro con il Digital Transformation Institute, faccio parte della Giuria dei Digital360 Awards… Tutte attività che incastro nelle mie giornate e nei weekend, cercando di impattare il meno possibile sul tempo che voglio dedicare alla famiglia.

Spesso non è il tempo che manca per fare le cose, molte volte non si è adeguatamente organizzati. Penso che la capacità di coniugare tante attività derivi dalla mia storia professionale: dopo essermi laureato in matematica, per 12 anni ho lavorato per un Consorzio Universitario di Ricerca nel campo informatico e delle reti di comunicazione contribuendo alla nascita della rete Internet nazionale e dei suoi servizi; poi sono stato libero professionista, sia nel campo della consulenza che in quello della formazione, per parecchi anni durante i quali ho anche avviato e gestito 3 piccole aziende, oggi si chiamerebbero “startup”; contemporaneamente scrivevo articoli e libri, molti dei quali insieme a mia moglie, Eleonora Rodi. Tutto questo mi ha insegnato a organizzare il mio tempo, a sfruttare ogni momento disponibile, diurno e notturno, feriale e festivo senza mai sottrarlo ai miei impegni verso la famiglia.

Ma non ho svolto attività esclusivamente legate alla mia professione: per 9 anni sono stato presidente di una società di basket con 300 atleti e poi dirigente di una società di pallavolo. È molto importante fare cose estranee alla vita professionale perché consente di “staccare”, di liberare la mente e questo ci fa poi vedere i problemi quotidiani, anche professionali, in una maniera diversa e, spesso, di risolverli positivamente in modi a cui prima non si era pensato.

Luciano Guglielmi
“Mi sveglio verso le 7 e per prima cosa faccio una bella passeggiata con i miei due cani. È un momento che mi rilassa e nel contempo mi dà la carica”

Come vivere l’informalità di un ruolo

ZeroUno: Andando più nello specifico, come sono organizzati i sistemi informativi nel Gruppo Mondadori e in che modo ha impostato la relazione con i suoi collaboratori?

Luciano Guglielmi: Ai primi di marzo abbiamo varato una nuova organizzazione che prevede quattro sotto-direzioni:

  • governance, budget, infrastruttura e service management: oggi è necessario avere un riferimento specifico per la gestione dei servizi dato che sta aumentando il numero di società esterne con cui stiamo collaborando, mentre fino a non molto tempo fa la nostra realtà era costituita per il 90% di soluzioni custom;
  • architetture applicative: in questa sotto-direzione vengono definite e gestite le architetture applicative; è il gruppo che si occupa di tutto il B2C, quindi degli abbonamenti, e della business intelligence per tutto il Gruppo affinché questa attività si sviluppi in modo omogeneo;
  • account e demand management: sono i colleghi che hanno il contatto diretto con le 4 linee di business del Gruppo (Retail, Libri Trade, Educational e Periodici), ognuna delle quali ha un account di riferimento. Sono persone che svolgono la funzione di demand management, ma ho preferito identificarle come “account” proprio perché ci si abitui sempre più a considerare le LoB non “semplicemente” come utenti interni, ma come veri e propri clienti;
  • software factory: sono le persone che si occupano di manutenere e sviluppare le soluzioni custom.

Per quanto riguarda le relazioni con il mio staff, ci tengo a precisare che credo molto nella delega e quindi è raro che intervenga su azioni messe in atto dai miei collaboratori. Questo non vuol certo dire abbandonarli a sé stessi: ci sono momenti formali di confronto con riunioni programmate e mi assumo la responsabilità delle decisioni strategiche. Ma oltre a questi momenti, il mio ufficio è aperto a tutti [la postazione di Guglielmi è all’interno di un grande open space ndr] e quindi ho anche tanti incontri informali. Penso di avere il dovere di ascoltare, non solo la mia prima linea ma tutto il personale dello staff: siamo circa 80 persone, l’80% delle quali è dislocato a Verona e quindi a volte non è semplicissimo poter incontrare tutti, ma i miei collaboratori sanno di potersi rivolgere a me in qualsiasi momento, il tempo si trova.

ZeroUno: E con il top management e le linee di business? Avete incontri strutturati? Come si sviluppa normalmente la relazione?

Luciano Guglielmi: Anche con il top management e le linee di business preferisco relazioni informali. La mia funzione risponde al CFO del Gruppo Mondadori, Oddone Pozzi, con il quale ho un ottimo rapporto professionale e personale, ma dall’amministratore delegato in giù non ho difficoltà a confrontarmi con i colleghi del business. Da un lato la relazione è oggi facilitata anche da strumenti di collaborazione che fino a qualche tempo fa non utilizzavamo, ma dall’altro credo che molto dipenda anche dal fatto che per anni mi sono occupato di business in proprio e che inoltre in Mondadori, prima di assumere il ruolo di CIO, ho ricoperto la figura di account nei confronti dei vari business, sia in Italia che all’estero: conoscere gli specifici problemi che i colleghi devono affrontare, capire un linguaggio che per tanti anni è stato anche il mio senz’altro aiuta a capirci meglio, senza contare il fatto che in queste mie precedenti “vite” ho costruito e consolidato rapporti che agevolano oggi la mia relazione con le altre funzioni in azienda.

Fornitori: siate più propositivi

ZeroUno: Infine i fornitori: oggi si parla sempre più di una relazione di partnership molto diversa rispetto al passato, come è cambiato nel Gruppo Mondadori il rapporto con l’offerta?

Luciano Guglielmi: La relazione è sicuramente molto cambiata negli ultimi anni anche perché, come dicevo, prima eravamo una realtà quasi completamente custom. Oggi la situazione è molto variegata. Per quanto riguarda l’infrastruttura tecnologica abbiamo un outsourcing totale con IBM, alla quale è stato ceduto qualche anno fa un ramo d’azienda (persone e asset che oggi sono ancora ospitati presso di noi, ma gestiti completamente da IBM). Abbiamo poi una serie di soluzioni fruite in cloud, in primis tutta la piattaforma di collaborazione gestita con la Gsuite di Google. Da gennaio, per esempio, abbiamo varato il nuovo progetto SAP che è andato a sostituire l’ERP custom: è un progetto completo, implementato da IBM e interamente in PaaS sul cloud IBM, dove siamo partiti “da zero” con SAP/4 Hana, adottando SAP PO per l’interfacciamento dei dati (abbiamo circa 400 interfacce con i nostri sistemi custom). Abbiamo introdotto da poco Talend, un orchestratore che ci consente di gestire i sistemi legacy e quelli esterni in modo da rendere sempre più trasparente l’ambiente nel quale si lavora. Il percorso evolutivo che prefiguro è uno spostamento totale dei nostri sistemi tra outsourcing e cloud, con un giusto equilibrio perché il cloud non è la panacea per tutti i mali e la mia filosofia su questo aspetto è: cloud si, ma cum grano salis.

Tutto questo per dire che la relazione con i fornitori è cambiata moltissimo: prima si trattava di relazioni esclusivamente time&material che ci supportavano quando non avevamo le risorse sufficienti per alcuni progetti; oggi ci siamo aperti a un mondo che, oltre a IBM, comprende Accenture (con la quale abbiamo messo in opera il nuovo sistema HR adottando Oracle HCM e passando da ADP a Zucchetti per quanto concerne il Payroll), Pwc (con la quale abbiamo lavorato sull’adeguamento al GDPR), FinconsGroup, Corvallis e altre realtà.

Anche con i fornitori, il mio approccio è sempre lo stesso: più informale che formale.

Credo però che i fornitori dovrebbero essere più propositivi, venire a propormi cose alle quali magari io stesso non ho neanche pensato: da un lato capisco le difficoltà dei fornitori perché quello dell’editoria è un mercato di nicchia, ma comunque penso dovrebbero assumersi una parte del rischio per sperimentare nuove soluzioni e delineare con noi una vera relazione di partnership. Alcuni lo stanno facendo, ma è un comportamento che riscontro più nelle società di consulenza che nei vendor, tra questi ultimi noto che quelli medi sono più aperti a questa prospettiva, più disponibili a rischiare rispetto ai grandi.

Luciano Guglielmi
Ritratto di Luciano Guglielmi – Illustrazione di Lorenza Luzzati

A un giovane direi…

ZeroUno: Nella sua carriera ci saranno sicuramente stati tanti momenti entusiasmanti così come situazioni di sconforto. Ci può dire qual è stato il momento più bello e quale il più difficile che ha dovuto affrontare?

Luciano Guglielmi: Sì, ce ne sono stati tanti, ma mi ritengo fortunato perché quelli positivi superano di gran lunga quelli negativi. Quello più difficile è stato quando un problema di salute si è associato a un momento di incertezza lavorativa: poi è andato tutto bene e questo mi ha insegnato a guardare le cose da un punto di vista diverso, questa “turbolenza” mi ha aiutato a interpretare in modo corretto e più misurato quello che accade nella vita professionale.

Di più belli ce ne sono stati tanti, tutti quelli in cui ho raggiunto i risultati e i traguardi che mi ero prefissato: dal vedere in esecuzione un programma che hai scritto a quando vieni nominato CIO. Quest’ultimo è stato sicuramente un momento di particolare soddisfazione perché mi è stata data fiducia.

ZeroUno: Infine, se dovesse dare un consiglio a un/una giovane che si affaccia al mondo del lavoro, cosa gli/le direbbe?

Luciano Guglielmi: Non buttare alle ortiche le tue aspirazioni, non perdere le caratteristiche della gioventù: entusiasmo, curiosità, creatività e anche quella di essere un po’ “rompipalle”. Vedo troppi giovani che, inseriti in azienda, si afflosciano e invece non bisogna fossilizzarsi, bisogna essere duttili nel cambiare lavoro. Io stesso ha svolto molti lavori diversi, da dipendente e da libero professionista, e questo mi ha consentito di pensare e fare le cose in modo diverso e la diversità aiuta a crescere.

Ma quella che non deve mai venire meno è la passione: non è detto si faccia quello per cui ci si è formati, l’importante è capire se quello che stiamo facendo ci piace davvero, anche se non c’entra nulla con quello per cui abbiamo studiato. Soprattutto non deve mai venire meno la curiosità.

Luciano Guglielmi
“Il mio sogno? Volare a Vancouver e prendere un camper per andare a Toronto e Montreal”

Patrizia Fabbri

Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

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