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Enpaia, un ente più previdente con il disaster recovery

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Enpaia, un ente più previdente con il disaster recovery

18 Set 2013

di Riccardo Cervelli, Riccardo Cervelli

Dallo scorso luglio, la fondazione che fornisce vari servizi agli addetti e alle aziende del settore agricolo può garantire la sicurezza e la continuità del proprio business grazie a un sistema realizzato con Ibm e due suoi business partner. Un progetto che prevede ampi margini di flessibilità per venire incontro a nuove esigenze.

Un ente di previdenza che non mettesse in sicurezza i propri sistemi, dati e la continuità del business sarebbe un paradosso. Di là dalla boutade, non corre questo rischio Enpaia, l’istituto di previdenza integrativa degli impiegati e dei dirigenti del mondo agricolo che alla fine di giugno ha potuto eseguire il primo test e collaudo di un sistema di disaster recovery e business continuity realizzato insieme a Ibm e ai suoi partner romani Studio 81 e R1 in tempi record: l’inizio dello studio di fattibilità, infatti, risaliva a gennaio di quest’anno.

Chi è Enpaia? Si tratta di un ente con sede a Roma le cui origini risalgono al 1936, quando fu costituita, in virtù di un accordo fra le Confederazioni degli Agricoltori e dei lavoratori agricoli, la Cassa Nazionale di Assistenza per gli Impiegati agricoli e forestali (Cnaiaf). Ribattezzata nel 1962 Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza per gli impiegati dell’Agricoltura, a seguito di successive riforme del settore pensionistico e sanitario, l’attuale Fondazione Enpaia svolge attività di gestione del Tfr, di fondi di previdenza e assicurazioni contro gli infortuni a favore di 40mila fra dirigenti e impiegati del mondo agricolo e 10mila aziende agricole. Inoltre, gestisce due casse (Periti agrari e Agrotecnici) per un totale di 5.000 iscritti, e svolge attività di servizi amministrativo e gestionale per due fondi di previdenza complementare del settore agricolo, Agrifondo e Filcoop, che contano complessivamente 20mila iscritti.

Paolo Valente, responsabile dei servizi informatici di Enpaia

Il sistema appena varato dalla Fondazione Enpaia è implementato presso il Centro di Disaster Recovery e Business Continuity di Ibm a Settimo Milanese, un comune alla periferia Ovest di Milano. “Il disaster recovery – spiega Paolo Valente, responsabile dei servizi informatici di Enpaia – è un processo che garantisce a un’azienda che ha subìto un grave danno da evento non prevedibile di poter riprendere l’attività da una sede alternativa. A seguito della crescita dei ruoli assunti negli ultimi anni da Enpaia, avevamo iniziato a sentire la necessità impellente di assicurare i servizi a livello H24, così come di garantire la sicurezza e l’integrità delle informazioni. Per questo motivo abbiamo deciso di realizzare un sistema di disaster recovery e business continuity in grado di rispondere a queste esigenze. Qualora dovesse verificarsi un disastro presso la sede di Roma, tutte le informazioni sono nuovamente reperibili presso il sito di Settimo Milanese. In poco tempo è possibile collegare tutti i nostri dipendenti e i nostri clienti ai sistemi replicati nel centro di Ibm. In caso di bisogno è possibile anche riprendere a operare fisicamente da lì”.

Modifiche sempre possibili, dall’hardware ai processi

La soluzione, continua Valente “prevede che presso il Centro di Disaster Recovery e Business Continuity di Settimo Milanese siano sincronizzati quotidianamente, attraverso una linea dedicata da 100 Mbps, tutti i dati archiviati su due sistemi Ibm As/400 e tutte le infrastrutture virtualizzate server e storage basate su open system”. Oggi i due As/400 sono utilizzati da Enpaia come database sui quali sono suddivisi i dati di vari sistemi gestionali Enpaia. I sistemi virtualizzati, invece, ospitano i gestionali web e interni veri e propri. “Per la progettazione e l’implementazione del sistema di disaster recovery e business continuity che si riferiscono agli As/400 – chiarisce il responsabile dei servizi informatici di Enpaia – ci siamo avvalsi del partner Ibm Studio 81. R1, che è un system integrator di cui si avvalgono molte realtà aziendali su Roma e Milano, invece, si è occupata della parte del progetto legata ai sistemi virtualizzati”.

Che cosa succederebbe qualora aumentassero i gestionali, i processi e i dati? “Il contratto con Ibm – risponde Valente – prevede l’attuazione di tutte le modifiche alle configurazioni dei sistemi che si rendessero necessarie nel corso del tempo per mantenere l’allineamento funzionale del sito di Roma con quello di Settimo Milanese. Tali modifiche possono riguardare tanto l’aggiunta di nuovo hardware quanto la revisione delle architetture applicative o la riorganizzazione dei processi. Questa flessibilità consente a Enpaia di modificare la sua organizzazione e i suoi processi con tranquillità”. Il contratto pluriennale firmato con Ibm prevede ovviamente anche vari Service Level Agreement (Sla). “I livelli di servizio concordati – spiega il responsabile It dell’ente – riguardano le responsabilità in caso di disastro, i tempi di ripristino delle operazioni, il supporto da parte di Ibm nell’attività di configurazione di emergenza. Per quanto concerne il primo punto, è stato definito un metodo per la dichiarazione di disastro. Questa può essere fatta da una sola persona, il responsabile dei servizi informatici, che compila un modulo e lo invia per email a Ibm. Da questo momento parte l’attuazione del piano di emergenza”.

Tra le più importanti modifiche del sistema previste in futuro, si segnala il passaggio da un’implementazione della soluzione di tipo hosting – su un’infrastruttura multitenant – a una di housing. “Oggi – termina Valente – i nostri sistemi sono replicati su un’infrastruttura su cui Ibm ci riserva uno spazio con tutta la capacità necessaria per i nostri dati e su cui sono presenti gli stessi sistemi operativi che utilizziamo nella sede di Roma. Il prossimo anno vorremmo disporre presso il centro di Settimo Milanese di macchine dedicate che rappresentino una duplicazione precisa del nostro datacenter, con gli stessi server e lo stesso storage”.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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