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Rosamilia Ibm: “Il futuro prossimo è il Cognitive Business”

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Rosamilia Ibm: “Il futuro prossimo è il Cognitive Business”

13 Nov 2015

di Nicoletta Boldrini

Proliferazione dei dati e software economy stanno accelerando quella che Ibm identifica come la nuova Cognitive Computing Era, dove digital business e digital intelligence confluiscono. La digital transformation sarà sempre più abilitata dalle tecnologie cognitive che supporteranno lo sviluppo di nuove applicazioni e servizi digitali aziendali. Il cardine tecnologico di questa importante evoluzione sarà sempre più l’integrazione. Ce ne parla Tom Rosamilia, Senior Vice President Ibm Systems.

ROMA – La digitalizzazione è ormai un elemento essenziale per la trasformazione del business ma non è abbastanza. Questo è per lo meno il pensiero di Tom Rosamilia, Senior Vice President Ibm Systems che abbiamo avuto occasione di incontrare a Roma e con il quale abbiamo condiviso alcune riflessioni, partendo dalle recenti dichiarazioni del Ceo di Ibm, Ginny Rometti: “Forget digital, cognitive business is the future”.

Tom Rosamilia, Senior Vice President Ibm Systems

“Il cognitive business è qualcosa di completamente diverso dalla digitalizzazione”, ci dice Rosamilia. “I sistemi cognitivi hanno nella loro forza l’autoapprendimento, la comprensione degli eventi attraverso l’analisi dei dati non strutturati, la ‘percezione’ e l’interazione attraverso il linguaggio naturale dell’uomo; compiono ragionamenti generando ipotesi, considerazioni, argomentazioni e raccomandazioni; imparano dagli esperti (dall’uomo, quindi) e dalla continua ‘ingestione’ e analisi di dati, ma con una velocità assolutamente impensabile per una mente umana. È molto di più della digitalizzazione dei processi e dei modelli di business”.

E lo è anche per Ibm dato che ha annunciato il cognitive business quale elemento portante della propria strategia di mercato dei prossimi anni. “Si tratta di una naturale evoluzione del concetto di Smarter Planet – ci spiega Rosamilia – perché di fatto rappresenta la sintesi di ciò che abbiamo raccolto sul campo negli ultimi dieci anni che ci ha permesso di comprendere a fondo tutti quei fenomeni di profondo cambiamento che stanno scaturendo dall’intersezione tra tecnologia e business”.

Data Analytics e software economy… ecco come si arriva al cognitive business

Proliferazione dei dati e software economy sono in particolare le due grandi direttrici attorno alle quali si è sviluppata la strategia di Ibm incentrata al cognitive business. “I dati stanno di fatto trasformando la vita di ognuno di noi”, spiega Rosamilia, “ma il patrimonio di conoscenza che essi racchiudono, un’incredibile fonte di ricchezza per l’umanità, è ancora per lo più sconosciuto alle aziende che lavorano solo con il 20% dei dati realmente disponibili”.

L’80% dell’ammontare di dati (saranno oltre 44 zettabytes nel 2020) resta ancora invisibile ai computer ed è quindi di scarso aiuto. Questo perché si tratta di dati non strutturati, ossia qualsiasi cosa l’umanità codifichi in linguaggio – dai libri alle formule, dalla letteratura alle conversazioni – più tutto ciò che viene catturato sotto forma di immagini, suoni, movimenti e non solo, anche dettagli come il tono, il sentiment, lo stato emozionale, la natura delle relazioni umane rappresenta dati destrutturati suscettibili di analisi e comprensione attraverso le opportune tecnologie.

“Se poi guardiamo alle applicazioni, è già abbastanza evidente che stiamo riscrivendo l’intero mondo sotto forma di codici software, e il cloud è la piattaforma su cui ciò avviene”, sottolinea Rosamilia. “Non vi è più alcun tipo di business che non sia in qualche modo abilitato (o addirittura dipenda) dalle applicazioni. E i due fenomeni (proliferazione dei dati e app economy) sono strettamente connessi tra loro dato che, come abbiamo visto accadere fino ad oggi, la digital transformation fonda le proprie radici tecnologiche su nuovi sistemi ‘customer centrici’ ossia su sistemi che abilitano un più efficace ‘engagement’ con il cliente, utente, mercato, ecc. ma che a loro volta devono interagire con i cosiddetti ‘system of records’ ossia con i sistemi di backend prensenti in azienda. Questa integrazione sta cambiando i workflow aziendali; è così che sta avvenendo la digitalizzazione”.

Su quali tecnologie cognitive puntare

Nel cognitive business a vincere saranno le aziende in grado di estrarre dai dati la ‘giusta conoscenza’, ossia applicare tecnologie cognitive per estrapolare ‘il senso’ delle informazioni attraverso sistemi in grado di imparare ed adattarsi. Sul fronte degli analytics viene però da chiedersi se e come costruire un vantaggio competitivo se tutte le aziende di un comparto dovessero comunque dotarsi di sistemi di questo tipo ma la risposta di Rosamilia non lascia dubbi: “Sistemi come Watson di Ibm continuano ad incorporare conoscenza finalizzata a sviluppare risposte ‘coerenti’, ossia calate nel contesto reale in cui tali sistemi cognitivi operano. L’analisi dei dati accelera sì la conoscenza del mondo esterno, di quell’80% di dati non visibili all’azienda, ma il supporto al processo decisionale avviene grazie alla capacità dei sistemi di correlare il mondo esterno con quello interno dell’azienda, con il suo core business, la sua organizzazione, la sua cultura… una ‘risposta’ per una data azienda sarà diversa da quella fornita ad un’altra realtà, anche se la base di dati analizzati dovesse essere simile. Cambia il contesto, cambia l’azienda… il valore della conoscenza non può essere il medesimo”.

A supporto di questa nuova strategia che si traduce poi in un’offerta di soluzioni, sistemi e servizi, Ibm ha presentato al mercato una nuova practice di consulenza per il cognitive business che dispone di centinaia di esperti di analytics, supportati da oltre 2000 specialisti in discipline differenti; una practice disegnata sull’esperienza già maturata in oltre 50mila progetti e attraverso importanti partnership con nomi quali Apple, Facebook, Twitter e molte altre realtà.

Sul fronte degli analytics, per esempio, Ibm ha integrato soluzioni di cognitive computing praticamente dentro qualsiasi cosa (da Apache Hadoop allo stream computing), dando così vita a piattaforme di nuova generazione per l’analisi e la conoscenza dei dati.

Uno degli aspetti sui quali Rosamilia si sofferma con particolare enfasi è quello delle infrastrutture It che dovranno sempre più “essere sintonizzate su carichi di lavoro cognitivi”, dice il Vice President di Ibm Systems. “Per infondere conoscenza in oggetti, prodotti, sistemi e risorse, occorre dare vita a un nuovo tipo di architettura, spina dorsale dell’infrastruttura aziendale. La soluzione passa attraverso l’armonizzazione di modelli e tecnologie cloud con dispositivi distribuiti, strumentazione IoT e, ovviamente, integrazione con sistemi esistenti”.

Su questo fronte Ibm ha già reso disponibile Power8, sistema appositamente disegnato per rispondere alle esigenze del cognitive computing, ma l’azienda ha deciso di investire oltre un miliardo di dollari in 5 anni nello sviluppo di una nuova generazione di software-defined storage con cui far fronte alle necessità del cognitive business.

Un altro importante pilastro sul quale si snoda l’offerta di cognitive computing di Ibm riguarda lo sviluppo di servizi cloud ottimizzati attraverso le Api – Application Programming Interfaces di Watson (il cuore tecnologico del cognitive computing targato Ibm). Qui Ibm ha puntato su Bluemix, la piattaforma di sviluppo in cloud che oggi conta su oltre 100 servizi in 179 paesi.

Ibm punta su Api Harmony

Arriva proprio a margine del nostro incontro con Rosamilia l’annuncio di Big Blue relativo al lancio di una serie di tecnologie per aiutare le aziende a ‘navigare’ nell’Api Economy. L’offerta si snoda lungo il nome Api Harmony ed include tecnologie ‘intelligent cloud-based’ (cognitive computing) per lo sviluppo, attraverso Api, di nuovi sistemi, soluzioni e servizi.

L’Api Economy raggiungerà, secondo alcune società di analisi tra le quali Ovum, un valore complessivo di business di 2,2 trilioni di dollari entro il 2018, ed è proprio su questo tipo di progetti che si svilupperà sempre più, secondo Rosamilia, il cognitive business. “Le Api sono ‘pezzi di software’ che agiscono da ‘collante’ integrando dati e logiche di business che connettono sistemi aziendali multipli attraverso app disponibili via cloud e da qualsiasi device”, sottolinea Rosamilia. “Attraverso le Api le aziende riescono a rilasciare servizi digitali con più agilità nonché a mettere a disposizione dei propri utenti gli asset informativi necessari… ecco perché si parla di Api Economy”.    

Sotto il cappello Api Harmony Ibm racchiude nuovi servizi e soluzioni che vanno in tre direzioni:

1) Strategia: la multinazionale mette a disposizione la cosiddetta Api Economy Journey Map, ossia un team di consulenti ed esperti che fanno parte della nuova practice dedicata al cognitive business il cui obiettivo sarà definire i percorsi di trasformazione delle aziende basati su progetti di integrazione;

2) Tecnologie: per la prima volta Ibm ha inglobato le capacità di autoapprendimento (machine-learning) tipiche dei sistemi cognitivi all’interno delle tecnologie Api Harmony con l’obiettivo di offrire agli sviluppatori nuove ‘intelligent search technology’ in grado di aiutarli a trovare più velocemente e con più semplicità le Api e le combinazioni di Api per un rilascio più efficace di applicazioni e servizi digitali; 

3) Ecosistema: Ibm sta collaborando con la Linux Foundation per fornire una piattaforma open per la costruzione, la gestione, la messa in sicurezza e l’integrazione di Api basate su standard aperti.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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