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Più intelligente, più competitiva

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Più intelligente, più competitiva

21 Ott 2009

di Giampiero Carli Ballola

L’applicazione di tecnologia informatica, unita alla valorizzazione del capitale umano qualificato e all’apertura nei confronti di una sempre maggiore collaborazione tra tutte le ‘anime’ dell’ecosistema aziendale, costituisce la conditio sine qua non per promuovere il cambiamento auspicato

“Per contribuire con efficacia al rafforzamento dei primi, timidi segnali di ripresa e per dare un senso agli stimoli al cambiamento che la complessa situazione economica ha determinato nel corso dell’ultimo anno, c’è bisogno, a nostro avviso, di compiere un vero e proprio salto logico rispetto al modo tradizionale di pensare. Mi riferisco, tout court, all’adozione di un approccio capace di trasformare il modo in cui il mondo globalizzato funziona e, per quanto attiene all’agire economico, in grado di anticipare i cambiamenti, capacità da cui dipende, in ultima analisi, la possibilità di mantenersi competitivi”. Così Nicola Ciniero, amministratore delegato di Ibm Italia, introduce il tema dello ‘Smarter Planet’, la visione cioè di un ‘pianeta più intelligente’, come risultato della capacità di intervenire, con un ruolo strategico dell’It, su quattro ambiti fondamentali: il modo di utilizzare le risorse, di organizzare il lavoro, di gestire la conoscenza, di rapportarsi all’ambiente.
In chiave di Smarter Planet, questa visione presuppone, come è intuibile, una trasformazione delle tecnologie a presidio di settori importanti delle infrastrutture fisiche e sociali di un Paese (come ha scelto di fare, ad esempio, l’amministrazione Usa con i progetti relativi alla banda larga e alle reti di trasporto dell’energia per le prime e della sanità per le seconde), con progetti che necessariamente richiedono massicci investimenti e i cui ritorni non possono che essere a lungo termine. Ma questa visione di un pianeta più intelligente si può, e si deve per garantirne la competitività, applicare anche al mondo delle imprese, in un’ottica, per così dire, di ‘smarter enterprise’. Un’azienda capace di rinnovarsi in modo appunto intelligente nell’infrastruttura tecnologica, nei processi lavorativi, nella diffusione e uso della conoscenza e nel risparmio energetico nonché nel rispetto dell’ambiente. In questo caso con progetti di trasformazione delle tecnologie che, indipendentemente dalle dimensioni e dal settore di appartenenza dell’impresa, devono poter fornire ritorni economici anche nel breve termine. “Parlo non a caso, di ‘trasformazione’ dell’esistente – sottolinea Ciniero – poiché sebbene la tecnologia abbia oggi raggiunto livelli di diffusione impensabili solo fino a pochi decenni fa, la sua applicazione si dimostra ancora non sufficientemente orientata alla riduzione degli sprechi o, perlomeno, all’abbattimento delle inefficienze di cui siamo tutti testimoni”.
La domanda allora è se questa tecnologia possa essere resa ancora più intelligente nel suo utilizzo. Se si possa applicare in maniera trasversale per trasformare i sistemi, i processi, il modo di produrre e scambiare beni e servizi, di usare le cose che ci circondano, per ottenere risultati migliori nella vita di tutti i giorni. “In Ibm – prosegue Ciniero – siamo convinti di sì, come testimonia la strategia per uno ‘Smarter Planet’ annunciata dal nostro Ceo Samuel J. Palmisano nel novembre dello scorso anno, e riteniamo che ciò sia non solo auspicabile ma necessario, proprio per favorire, anche in Italia, lo sviluppo di scenari fino a ieri impensabili”.
Focalizzandoci in breve sul mondo delle imprese, la declinazione dello ‘Smarter Planet’ considera quattro questioni critiche che riflettono altrettante esigenze, oggi più che mai avvertite da un numero rilevante di aziende nel proprio modo di fare business. In primo luogo vi è ciò che Ibm definisce ‘Infrastruttura Dinamica’, l’insieme cioè dei componenti fisici (anche non strettamente legati all’It), da cui si attendono flessibilità, riduzione dei costi, gestione dei rischi e quindi incremento della sicurezza. A seguire, con pari importanza, la cosiddetta ‘Nuova Intelligenza’ che offre soluzioni al problema della crescita delle fonti da cui trarre dati e informazioni non più gestibili tradizionalmente. La terza questione critica è individuata dalla necessità di impostare modelli di ‘Lavoro Più Intelligente’, sostenuti da processi anch’essi più dinamici e flessibili. Infine, ultima ma di importanza sempre crescente, la consapevolezza di far parte di un gioco a risorse finite: è il tema del ‘Green & Beyond’, che chiama in causa tutto quanto viene ritenuto indispensabile per alimentare un circolo virtuoso in fatto di efficienza nei consumi energetici e di salvaguardia della sostenibilità ambientale.
Su ognuno di questi quattro pilastri poggia l’adozione di soluzioni It già disponibili e, come ovvio, in continua evoluzione tecnologica. “A questo proposito – osserva Ciniero –  il portafoglio Ibm è davvero ampio e non intendo certo illustrarlo in questa sede. Basti però ricordare che l’applicazione di tecnologia informatica, unita alla valorizzazione del capitale umano qualificato e all’apertura nei confronti di una sempre maggiore collaborazione tra tutte le ‘anime’ dell’ecosistema aziendale, costituisce la conditio sine qua non per promuovere il cambiamento auspicato”.
Le imprese italiane sono oggi indebolite da una serie di fattori che vanno dalla contrazione degli ordini alla stretta del credito. Una parte, specie in area Pmi, cerca tramite l’It maggiore efficienza nella gestione dei costi in un’ottica di breve periodo. Un’altra parte, presso le organizzazioni più robuste finanziariamente e più inclini all’innovazione, pur condividendo la medesima preoccupazione di ottenere di più da quanto già si ha, mostra piuttosto un’esigenza di trasformazione dei processi. Entrambe tuttavia comprendono bene, secondo l’Ad di Ibm, l’importanza di operare i cambiamenti necessari prima che la ripresa si manifesti pienamente, in maniera da incrementare per tempo la propria produttività. “E hanno ragione – dice ancora Ciniero – perché ciò a cui non possono e non devono rinunciare è proprio l’abbraccio di una visione lungimirante e coraggiosa. In Ibm c’è l’ambizione di aiutarli e la consapevolezza di avere i numeri giusti per poterlo fare”.
In effetti, Ibm attinge a competenze presenti sia in Italia, dove ha cinque laboratori di eccellenza nella ricerca e sviluppo di soluzioni avanzate con circa 1000 persone, sia nel network internazionale che ne fa un’azienda globalmente integrata e oggettivamente ricchissima di risorse e competenze. Il tutto nasce da una precisa leadership tecnologica: il monte investimenti di Ibm in ricerca, su trend di sviluppo individuati con anni di anticipo, ammonta ogni 12 mesi a circa 6,5 miliardi di dollari, e da sedici anni a questa parte, l’azienda deposita il più alto numero di brevetti negli Usa, con una ovvia ricaduta su tutti i paesi del mondo. “È da questi elementi – conclude Ciniero – che scaturisce una proposizione ‘unica’ per il mercato, in termini di consulenza, servizi, soluzioni e prodotti per l’It. Proposizione che, prendendo in esame le quattro questioni critiche alla base dello ‘Smarter Planet’, opera in definitiva per garantire ‘valore aggiunto al cliente’: vale a dire, esternalizzazione di attività ‘no core’, abbattimento dei consumi energetici, recupero di efficienza complessiva, abbattimento dei costi, possibilità di sfruttare al meglio le proprie unicità, ritorno certo dagli investimenti, incremento della competitività, più alti margini di profitto. In sintesi: un modo innovativo di fare impresa”.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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