Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Ibm, accompagnare le imprese verso Industria 4.0

pittogramma Zerouno

Ibm, accompagnare le imprese verso Industria 4.0

19 Gen 2017

di Patrizia Fabbri

Presentato a Milano il “punto di vista Ibm per accompagnare le imprese italiane verso l’Industria 4.0”, un documento che illustra quella che Big Blue ritiene essere l’architettura di riferimento, dal punto di vista delle tecnologie ma anche dei processi e dell’organizzazione, per cogliere questo momento definito “unico” da Enrico Cereda, Amministratore Delegato di Ibm Italia

MILANO – “Le tecnologie digitali in Italia non hanno purtroppo finora impattato il mondo manifatturiero. Siamo la secondo industria manifatturiera europea, la quinta a livello mondiale, ma tutte le classifiche ci pongono nella fascia bassa per quanto riguarda l’innovazione tecnologica”.

Enrico Cereda, Amministratore Delegato di Ibm Italia

Parte da questa amara considerazione Enrico Cereda, Amministratore Delegato di Ibm Italia, nel presentare alla stampa il documento Ripensare il Made in Italy nell’Era del digitale realizzato da Ibm Italia e che rappresenta il punto di vista dell’azienda per accompagnare le imprese italiane verso l’Industria 4.0. Ma il messaggio che si vuole dare è positivo: “Il momento è unico per le aziende italiane che possono sfruttare tre grandi opportunità: la prima è il Piano Calenda, che mette in campo 13 miliardi di investimenti per sostenere le aziende nel processo di digitalizzazione, un’opportunità che deve essere colta nel 2017; la seconda è il Quantitative Easing voluto da Mario Draghi che porterà effetti positivi ancora per alcuni mesi sul costo del denaro [il piano varato nel 2015 dalla Bce di acquisto di titoli di stato e di altro tipo dalle banche per abbassare il costo del denaro e agevolare i prestiti ndr]; la terza è l’offerta tecnologica, più matura ed efficiente”.

E proprio per aiutare le imprese a cogliere questo momento, l’azienda ha pubblicato un documento di 32 pagine, frutto dello studio degli analisti di Ibm Italia, per capire come implementare in Italia il paradigma Industria 4.0: “In questo documento – ha spiegato Stefano Rebattoni, General Manager Global Technology Services di Ibm Italia – suggeriamo un’architettura di riferimento [che va dalle tecnologie abilitanti ai temi organizzativi e di processo ndr], architettura che deve essere aperta per consentire di integrare tutti i punti della catena: dall’ideazione, alla produzione, alla vendita fino all’analisi dell’esperienza utente sul prodotto”.

“Quest’anno festeggiamo i 90 anni di presenza in Italia – ha aggiunto Cereda – conosciamo molto bene il tessuto economico e imprenditoriale italiano; e vantiamo una leadership tecnologica che è testimoniata dal numero di brevetti registrati. Abbiamo tutti i titoli, quindi, per candidarci a essere il partner strategico delle imprese, sia dal punto di vista tecnologico sia da quello della consulenza, accompagnandone il processo di trasformazione digitale di cui la Fabbrica 4.0 è la chiave di volta”.

Da sinistra a destra (seduti): Enrico Cereda, Amministratore Delegato di Ibm Italia, Stefano Rebattoni, General Manager Global Technology Services di Ibm Italia e Massimo Zocche, Industry Solutions Sale Manager di Ibm

Sono 700 le risorse che Ibm Italia dedica ai progetti Industria 4.0, ai quali si aggiunge tutto l’ecosistema dei partner nonché la possibilità di avvalersi delle risorse del Watson IoT Center di Monaco “che ha lo scopo di mettere a disposizione le eccellenze tecnologiche di Ibm per accelerare i processi di innovazione dei clienti. Un centro dove fare sperimentazione e prototipazione, capire come si comportano i prodotti, correggere gli eventuali errori prima che il prodotto giunga in produzione”, ha ricordato il top manager italiano.

IoT, cloud e cognitive computing: gli “additivi” per la crescita

E sulle opportunità offerte dalla tecnologia si è soffermato Rebattoni, che ha ricordato i tre pilastri tecnologici che stanno facendo, e sempre più faranno, la differenza: IoT, cloud e cognitive computing che Ibm definisce “additivi da mettere nel motore della ripresa economica”. “Ma soprattutto – ha ricordato Massimo Zocche, Industry Solutions Sale Manager di Ibm – queste tecnologie sono oggi alla portata delle piccole e medie imprese, sono accessibili. E tutto il mondo del Made in Italy, dell’artigianato industriale, avrebbe un enorme vantaggio se automatizzasse i propri processi”, sottolineando così la necessità di accelerare il percorso verso l’azienda integrata dove il mondo dell’automazione industriale e quello dell’Information Technology si fondono. “L’utilizzo dell’intelligenza cognitiva nel mondo manifatturiero – ha poi concluso Cereda – è dirompente: solo il 7% della conoscenza di un’azienda risiede in un database, il resto sono informazioni non strutturate: manuali, immagini, mail, ecc. La capacità di trarre conoscenza da tutte queste informazioni, la possibilità di poter interloquire con le macchine tramite linguaggio naturale rappresentano elementi di innovazione forti e oggi accessibili a tutti, non solo alle grandi aziende”.

Patrizia Fabbri
Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

Articolo 1 di 4