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Hp con Autonomy: l’ora dell’informazione human friendly

pittogramma Zerouno

Hp con Autonomy: l’ora dell’informazione human friendly

20 Apr 2012

di Rinaldo Marcandalli

“Autonomy ha sempre avuto idee radicali sull’intelligence dell’informazione” dice a ZeroUno Mike Lynch, il fondatore e Ceo di Autonomy (oggi una Hp Company) nonché Executive Vice President Information Management di Hp. “Ed è pronta ad affrontare il cambiamento introdotto dal fenomeno Big data”, figlio della tempesta perfetta determinata dall’esplosione del mobile e dei social network, nel contesto di una condivisione dei dati favorita dal cloud.

“I Big data rappresentano il vero abilitatore dell’età dell’informazione, perché la rendono human friendly, fruibile dall’uomo” dice Myke Lynch (nella foto), Executive Vice President Information Management di Hp e fondatore e Ceo di Autonomy, diventata oggi una Hp company, recentemente incontrato da ZeroUno. “Grazie alla possibilità di poter gestire, e analizzare, una miriade di fonti di testo strutturato (relazionale o xml), testo non strutturato, audio, video, social media (tutte fra loro disperse e in esplosione), l’informazione diventa realmente ‘intelleggibile’ all’individuo”.

Questa premessa enfatizza l’importanza delle tecnologie di Meaning based computing. Vero e proprio cavallo di battaglia di Autonomy, il Meaning Based Computing abilita la comprensione di tutte le interazioni e comunicazioni che intercorrono tra azienda e clienti, incluse quelle definite ‘human friendly’, trasformando questa comprensione nella capacità di agire e intervenire con la soluzione più adeguata in tempo reale.

Per capire il linguaggio umano, per natura non strutturato, ai sistemi infatti non basta più l’architettura dei database, nata quando la tecnologia non poteva gestire che semplici relazioni predefinite tra dati strutturati. “E la questione – precisa Lynch – non è risolta neanche da database object oriented come Hadoop o MapReduce. Questi database possono archiviare (in un Blob – Binary Large OBject, sistemi destinati alla memorizzazione di dati di grandi dimensioni in formato binario non direttamente interpretabile dal database – ndr) l’informazione non strutturata o perfino contare quante volte una parola è usata nel Blob; ma resta il problema fondamentale di capire il significato”. Intanto dal mobile come dai social network (da Youtube al ritmo di 48 ore di video al minuto) piovono dati non strutturati, che vanno accolti e analizzati. “L’informazione human friendly è multimediale; non si può contare sul match di una parola chiave (il sinonimo sfugge); il significato è relativo, affidato al contesto, e dinamico (non funziona il vero/falso); è, in una parola, probabilistico. E probabilistico è il principio di una ricerca che ‘capisce’ il testo non strutturato: una parola comune può avere una probabilità su 80 di far accedere a ciò che si cerca, ma 50 parole comuni messe assieme in un testo di tre righe danno il risultato desiderato nel 98% dei casi. Riassumendo questo concetto in una semplice frase potremmo dire che un’informazione debole in forte quantità è più forte di una informazione forte in piccola quantità”, afferma Lynch.

L’effetto Big data impone che tutta l’informazione, strutturata e non, sia accessibile in tempo reale, indipendentemente dalle fonti cui attinge. Per far fronte a questa problematica, Autonomy propone Intelligent Data Operating Layer – Idol10, una piattaforma che archivia dati dalle diverse fonti in forma di “oggetti virtuali”. Vi operano automaticamente e in tempo reale tecnologie di Search (che riconosce “significati, contesto e sentiment” nei dati non strutturati), Business process management, Enterprise information management e Analytics.

Per dare un’idea del futuro dietro l’angolo, in cui al reale si mescola un virtuale che lo rappresenta e potenzia, Lynch mostra un iPad con piattaforma Idol10 che riconosce mezzo milione di oggetti virtuali. La telecamera dell’iPad inquadra una copia della Gioconda leonardesca: la Gioconda virtuale muove le labbra. Gli oggetti reali hanno avatar tridimensionali animati.

Certo, Hp ha strapagato Autonomy (10,2 miliardi di dollari, l’azione ha accusato il colpo). Ma ora copre “l’Enterprise management” di informazione non strutturata e con il software Vertica (altra acquisizione), copre “l’extreme structured”.

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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