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CEP: cos’è e a cosa serve

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CEP: cos’è e a cosa serve

14 Mag 2009

di Nicoletta Boldrini

Molti professionisti in ambito enterprise architectures e sviluppatori di applicazioni vedono il CEP (Complex Event Processing) come una naturale estensione dei sistemi e delle comuni attività dell’It. In un recente studio, Charles Brett, analista di Forrester, mette invece in luce come il CEP, benché complementi l’It, operi spesso al di fuori dei tradizionali confini dell’It stesso e dei sistemi che esso controlla ma parta soprattutto dalle esigenze di business delle Lob e del Top Management. Vediamo allora di cosa si tratta, quali sono le peculiarità di questa nuova tecnologia e gli ambiti di applicazione attuali e futuri     

Nel 2006, Forrester definiva il CEP (Complex Event Processing) come un’automatica correlazione di eventi all’interno di schemi o modelli che possono rivelare opportunità o minacce per il business fornendo poi la risposta più opportuna. In realtà, questi concetti erano già stati sviluppati negli anni ’90 dall’Università di Stanford che aveva individuato nel Business Event Management (BEM) e nel CEP due nuovi “filoni tecnologici” all’interno del mercato del Business Process Management. In realtà, Forrester, così come altri analisti, considera queste due tecnologie in modo diverso: mentre il Business Event Management consente di monitorare e gestire i processi di business basandosi sull’analisi di eventi storici e pre-configurati dal dipartimento It, il CEP è in grado di “catturare” eventi utili al business in real-time, da sorgenti multiple (da vari livelli di sistema e diverse fonti, anche esterne), e indirizzarli al decision maker più appropriato per un’analisi o una  risoluzione.
La differenza sta quindi nel concetto di “tempo reale”. Gli eventi vengono individuati e studiati in tempo reale (o in near-real-time, in tempo quasi reale) attraverso una serie di algoritmi temporali, storici e/o di calcolo. Secondo Forretser, il risultato potrebbe essere definito come “lo schema della casualità” (gli algoritmi consentono di catturare le informazioni legate agli eventi e di “bloccarle” all’interno di schemi, detti anche pattern). Quello che tecnicamente fa il CEP è dunque correlare automaticamente gli eventi all’interno di questi schemi estrapolandone informazioni e conoscenza utili alle decisioni di business.

La percezione del mercato
Benché si stia parlando di una tecnologia abbastanza recente e forse non ancora molto nota da parte della maggioranza dell’utenza aziendale, il CEP sembra riscuotere un buon interesse sul mercato. Recentemente Forrester ha condotto un’indagine su oltre mille decision maker in Nord America e in Europa indagando il grado di penetrazione della SOA (Service Oriented Architecture) e includendo nell’indagine anche il CEP e le tecnologie cosiddette event-driven (Event Driven Applications – EDAs). Ben il 33% degli intervistati dichiara di utilizzare già le tecnologie CEP all’interno della propria organizzazione e il 38%, benché non le stia ancora usando, dice di essere ben informato a riguardo (Figura 1).


FIGURA 1: Grado di utilizzo delle tecnologie CEP (Fonte: Forrester)

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“Considerando che era la prima volta che facevamo un’indagine specifica sul CEP, l’utilizzo e la conoscenza legati a questa tecnologia è stata decisamente superiore alle attese”, dice Charles Brett, analista di Forrester. “Questo dimostra come ci sia da parte del mercato un fortissimo interesse verso l’event-processing”.
Secondo le stime della società di analisi, infatti, nel 2007 sono stati spesi oltre 100 Milioni di dollari in software e servizi CEP e questi dati sono destinati a crescere mano a mano che i “business analysts” si renderanno conto di quanti eventi “non tradizionali” potranno essere catturati e analizzati con il CEP.

Conoscere i propri eventi
Affinché il CEP possa dare risultati concreti è necessario però identificare quali sono gli eventi che realmente possono interessare ed essere utili al business. Dall’analisi di Forrester è emerso che sono proprio i top manager e gli utenti di business ad avere questa capacità di comprensione (che spiega dunque perché i progetti partano dalle Lob anziché dall’It) e sono loro che riescono ad intuire quali correlazioni ed analisi attuare attraverso il CEP (fornendo poi ulteriore conoscenza che questi utenti sono in grado di comprendere e quindi sfruttare).
Gli eventi, come anticipato all’inizio di questo articolo, possono provenire da più fonti.
Eventi esterni: provenienti da fonti esterne all’organizzazione (per gli istituti finanziari, ad esempio, si tratta di eventi forniti da agenzie come Reuters, Bloomberg, dai mercati valutari e azionari, ecc.) che possono essere correlati con eventi in corso all’interno dell’organizzazione (a loro volta provenienti da fonti diverse).
Eventi IT interni: eventi provenienti dai sistemi It. Secondo Forrester esistono tutta una serie di dati e informazioni meno evidenti provenienti dai sistemi It (come per esempio, rimanendo nel settore Finance, il flusso che attraversa il messaggio di un broker). L’It non ha ancora compreso che queste possono rivelarsi importanti fonti per l’analisi e la correlazione con altri eventi.
Eventi interni non IT: si tratta di eventi generati all’interno dei vari dipartimenti di un’organizzazione. Facciamo un esempio: nel settore petrolifero, questi eventi potrebbero derivare dalle condutture, dagli impianti di raffineria, dai tester e sistemi di controllo, ecc. (Figura 2). Questi eventi sono così numerosi e ad un livello dell’organizzazione talmente basso che, finora, sono stati ignorati dall’It (anche perché non c’era la necessità di un controllo da parte dell’It) non rientrando, per esempio, nei sistemi di gestione e pianificazione delle risorse d’impresa (i sistemi Erp).


FIGURA 2:  Esempio di eventi da analizzare nel caso di un’azienda petrolifera (Fonte: Forrester)

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Tuttavia, è spesso proprio da questi bassi livelli che arrivano informazioni ed eventi utili ad elevare l’efficienza del business (e anche dell’It). E per farne comprendere la valenza in termini di business, Forrester cita l’esempio di un’azienda manifatturiera che ha scelto di adottare il CEP per il controllo di una linea produttiva (Figura 3).


FIGURA 3: Esempio di azienda maniatturiera che impiega il CEP (Fonte: Forrester)

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Prima dell’introduzione del CEP, l’azienda aveva un’incidenza di guasti pari al 25% della linea produttiva; con la correlazione automatizzata degli eventi complessi, l’impresa non solo ha ridotto i guasti fermandosi ad un 8-9%, ma ha anche migliorato efficienza produttiva e performances, evitando così di spendere 5 Milioni di dollari per implementare una nuova linea produttiva.

Gli ambiti di applicazione
Dall’indagine svolta da Forrester emerge che la tecnologia CEP è già in uso presso molte aziende dei più svariati settori. Tra i più ricettivi e sensibili alla tematica e quindi più propensi ad investimenti in tecnologie di analisi di eventi complessi, i business analysts dei settori (Figura 4): Financial Exchange (per avere analisi in tempo reale e prevenire eventuali problemi; ridurre il carico sull’infrastruttura operativa; ridurre i tempi di test e sviluppo di nuove applicazioni); Energy Exchange (per identificare potenziali problemi operativi all’interno delle infrastrutture che i metodi convenzionali fino ad oggi non sono riusciti a gestire); Manufacturing (per ottenere informazioni relative a vendite e ordini molto più velocemente dei sistemi Erp e meglio organizzare la produzione); Telecomunicazioni (per un migliore supporto alla clientela e una più veloce ed efficace gestione dei servizi); Gestione dei Fondi (in questo caso il CEP garantisce una migliore analisi delle informazioni provenienti dall’esterno); Retail Financial Services (migliore analisi delle interazioni via Web per prevenire i problemi); Marketing e Financial Services (ottimizzazione delle campagne promozionali grazie all’analisi delle iniziative di vendita e dei feedback del mercato in tempo reale).


FIGURA 4: Ambiti di applicazioni della tecnologia CEP (Fonte: Forrester)

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Esistono, infine, altri ambiti di applicazione dove, secondo Forrester, queste tecnologie possono portare dei benefici di business, anche con un livello di utilizzo inferiore (ambiti che non richiedono analisi complesse in sé ma dalla correlazione degli eventi possono trarre comunque vantaggio). Per esempio, nell’analisi delle interazioni Web (per verificare se un utente ha visitato una pagina particolare dedicata ad un prodotto senza però procedere all’acquisto); nel monitoraggio medico (analisi dei pazienti e dello staff medico o dei macchinari a disposizione per accertare i livelli di servizio, per esempio); nella gestione aeroportuale (per ottimizzare il flusso dei passeggeri o coordinare in tempo reale il traffico aereo).
Questi sono solo alcuni degli esempi riportati da Forrester; pur rappresentando la punta dell’iceberg delle attività di business che possono essere supportate con il CEP, rendono l’idea di quante e quanto diversificate possano essere le analisi possibili e, quindi, gli ambiti di applicazione di questa nuova tecnologia sempre più in espansione.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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