IBM: “AS/400 è morto, viva AS/400!”

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IBM: “AS/400 è morto, viva AS/400!”

I server IBM Power con ambiente operativo IBM i sono gli eredi dello storico sistema. Uno sguardo a un processo evolutivo che ha ancora diverse tappe da percorrere in un solco di (dis)continuità.

28 Set 2022

di Arianna Leonardi

Lanciato da IBM alla fine degli anni Ottanta, il computer AS/400 ha rappresentato per anni il cuore dell’infrastruttura IT di moltissime aziende a livello globale. Adibito principalmente all’esecuzione dei programmi gestionali, lo storico dispositivo è considerato una pietra miliare nel processo di informatizzazione. Tanto che la sua componente software (con la stessa denominazione) è ancora in circolazione.

Sebbene venga spesso accusato di essere una tecnologia ormai superata, molti non conoscono il suo percorso di innovazione trentennale e sottovalutano la posizione che ancora detiene nella nuova digital economy.

Nicoletta Bernasconi e Luca Polichetti, rispettivamente Product Manager IBM i e Senior Power Sales Manager di IBM Italia, raccontano l’evoluzione della piattaforma.

La roadmap di evoluzione tecnologica fino al 2035

«Il sistema AS/400 non solo è obsoleto, ma è addirittura morto!» dichiara Polichetti riferendosi al processo di riprogettazione e rebranding che ha interessato la famiglia di computer IBM.

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«Originariamente – chiarisce Bernasconi – il termine AS/400 designava la componente hardware che ospitava il sistema operativo OS/400. Nel corso degli anni, dopo numerosi aggiornamenti, il sistema AS/400 è stato sostituito con la linea di server IBM Power System, ribattezzata successivamente IBM Power».

Le macchine IBM Power possono essere equipaggiate con tre diversi ambienti: IBM i come è stato denominato l’OS/400 a partire dal 2008; AIX ovvero la declinazione IBM di Unix; Linux nelle versioni RedHat e SUSE.

«Nel mondo IBM – sottolinea Bernasconi -, esiste quindi un’unica infrastruttura hardware per sistemi operativi distinti, che possono coesistere su una sola macchina contemporaneamente, secondo una logica di partizioni virtuali».

Nicoletta Bernasconi, Product Manager IBM i

Il cuore della famiglia di server sviluppata da Big Blue è costituito dal processore Power, che segue una precisa roadmap di evoluzione tecnologica. «Ogni tre anni – precisa Bernasconi – viene lanciata una nuova release (oggi siamo arrivati alla versione 10). La stessa frequenza di aggiornamento viene mantenuta per il sistema operativo IBM i, attualmente alla versione 7.5 dello scorso maggio. Nel frattempo, ogni primavera e ogni autunno, rilasciamo dei pacchetti di aggiornamento, i cosiddetti technology refresh, che introducono nel sistema fix correttive e novità funzionali. Si tratta di modifiche minori, che non impattano quanto il passaggio alla major release successiva, ma che consentono di fare innovazione continua».

L’attività di aggiornamento è continua, come assicura Bernasconi: i laboratori di Big Blue, mentre lavorano allo sviluppo della versione iNext del sistema operativo, già raccolgono i requisiti per la successiva release iNext + 1, ragionando su una finestra temporale di 6 anni.

«Se si considera – aggiunge Polichetti – che il ciclo di vita medio di una major release, dal lancio al fine supporto, è di circa 7 anni, possiamo affermare che IBM condivide con i propri clienti una roadmap tecnologica già pianificata fino al 2035, con l’evoluzione del processore e del sistema operativo che procedono di pari passo. Per il mercato ciò significa avere garanzie di continuità e proteggere gli investimenti».

La compatibilità tra le linee guida

Per Big Blue, la continuità con il passato rappresenta un cavallo di battaglia. «AS400 – prosegue Bernasconi – è stato annunciato nel 1988 e oggi sui server IBM Power, aggiornati all’ultima versione del sistema operativo, girano i programmi nati in ambiente OS/400. Abbiamo infatti sempre garantito la massima compatibilità con le tecnologie precedenti, nonostante le evoluzioni hardware e software. Ciò è fondamentale sia per i clienti finali, sia per le tante software house che sviluppano applicazioni per il mondo IBM».

Come spiega Bernasconi, IBM i è stato progettato con un’architettura innovativa alla base, che permette alle applicazioni di girare indipendentemente dall’infrastruttura sottostante, grazie al disaccoppiamento delle componenti hardware e software. «In questo modo – commenta – abbiamo assicurato la portabilità delle applicazioni e la compatibilità con il passato, semplificando l’aggiornamento tecnologico del sistema. Ma esiste il rovescio della medaglia: alcuni clienti, infatti, continuano a utilizzare programmi obsoleti, magari sviluppati negli anni Novanta e mai aggiornati, basati su interfacce old-style. Per questo motivo hanno la falsa percezione che il sistema AS/400, come molti si ostinano ancora a chiamarlo, sia una tecnologia desueta, quando in realtà ha subito una profonda evoluzione».

La flessibilità e la scalabilità sono altri due fattori essenziali nella strategia di IBM. «I server IBM Power con sistema operativo IBM i – continua Bernasconi – offrono un sistema gestionale che si indirizza a qualsiasi settore, dall’industria manifatturiera alla Distribuzione, dalle Banche alle Assicurazioni. Grazie alla scalabilità dell’offerta hardware (le macchine hanno taglio diverso e processori più o meno potenti, ndr), la soluzione può adattarsi alle esigenze di qualunque azienda, indipendentemente dalle dimensioni e dal numero di utenze (da dieci a migliaia). Il motore tecnologico, ovvero il processore Power, è sempre lo stesso, a disposizione di qualsivoglia tipologia di organizzazione».

Tra le caratteristiche di IBM Power con IBM i, Bernasconi cita inoltre l’alta affidabilità (“difficilmente le aziende riscontrano problemi o interruzioni di funzionamento”) e la sicurezza intrinseca nell’architettura del sistema, che attrae la domanda dei settori più sensibili al tema della data protection, come gli istituti finanziari.

Interoperabilità tecnologica e modernizzazione applicativa

Rispetto al predecessore OS/400, il più recente IBM i, pur continuando a essere un sistema proprietario (gira esclusivamente sui server Power), ha compiuto un notevole balzo in avanti in termini di interoperabilità.

«Abbiamo indirizzato gli sforzi e investito economicamente – afferma Polichetti – per aprire il sistema operativo agli standard di mercato. Se il mondo AS/400 obbligava alla scrittura dei programmi nel linguaggio proprietario RPG, l’attuale IBM i supporta una serie di oltre 350 strumenti open-source, come Java, Web Services, XML, PHP, Python, Ruby, Node.js e Git. Tali strumenti sono disponibili in IBM i nativamente (quindi non richiedono la presenza di una partizione Linux sul server Power) e vanno a complementare la componente “più tradizionale”, ovvero i programmi RPG».

Luca Polichetti, Senior Power Sales Manager di IBM Italia

Tuttavia, come sottolinea Polichetti, anche il linguaggio RPG ha subito un’evoluzione, diventando a formato completamente libero e utilizzabile attraverso Rational Developer for i , ovvero l’ambiente di sviluppo integrato (IDE) a marchio IBM, basato sulla piattaforma Eclipse.

Il concetto alla base è sempre il connubio tra continuità e innovazione. «Le soluzioni sviluppate dai clienti e dagli Independent Software Vendor – sostiene Polichetti – hanno un inestimabile valore di business per le aziende. La garanzia di portabilità attraverso le varie generazioni di sistemi IBM è quindi un grande plus. Certo, i vecchi programmi vanno modernizzati per essere fruibili in ambienti ibridi e multicloud. Non basta cambiare interfaccia, bisogna piuttosto re-ingegnerizzare l’architettura in ottica di microservizi e container, preservando le logiche di business e intervenendo sul frontend. IBM i ingloba tutte le funzionalità per intraprendere un percorso di modernizzazione applicativa, come dimostra ad esempio il recente lancio della piattaforma Modernization Engine for Lifecycle Integration, ovvero un insieme di strumenti a supporto degli sviluppatori, eseguiti nei container Red Hat OpenShift».

Percorsi formativi per gli specialisti IBM i

L’innovazione tecnologica, tuttavia, rimane una promessa vaga se non viene accompagnata da un’altrettanta evoluzione delle competenze. «Per introdurre novità nel mondo IBM i – suggerisce Bernasconi – occorre affiancare le giovani risorse a colleghi più esperti. Tuttavia, nelle scuole superiori e negli istituti universitari mancano percorsi di formazione dedicati, nonostante sul mercato ci sia la richiesta di figure specifiche».

Le iniziative didattiche di Big Blue partono da qui, con l’obiettivo di colmare il gap tra domanda e offerta, formando i nuovi specialisti IBM i .

«Da diversi anni – precisa Polichetti – IBM, con la collaborazione della rete di partner e della community di sviluppatori italiana IBM i Faq400, organizza corsi di formazione gratuiti dedicati al mondo IBM i per giovani neo-diplomati, con massimo 25 anni di età».

«Con l’IBM i Academy – asserisce Bernasconi -, arrivata alla terza edizione, offriamo una grande opportunità ai ragazzi che non intendono proseguire gli studi universitari, ma preferiscono entrare direttamente nel mondo del lavoro, dopo avere completato le scuole superiori (un istituto tecnico o comunque con indirizzo informatico). Le classi sono composte al massimo da 25 persone, perché possano essere svolte agevolmente sia le lezioni teoriche sia le esercitazioni pratiche. Il corso ha la durata di un mese e permette di apprendere le basi del sistema operativo IBM i, quindi della programmazione in RPG e nei linguaggi più moderni».

Ancora una volta, l’incontro tra sfera tradizionale e innovativa si rivela vincente: secondo Bernasconi, gli alunni delle passate IBM i Academy hanno trovato collocazione in azienda, presso clienti finali o partner di Big Blue, nell’arco di un mese dalla fine del corso.

La forte domanda di professioni IBM i è un segnale che, il sistema AS/400, nella sua veste moderna, continua a essere una tecnologia ampiamente diffusa e richiesta dalle aziende.

«IBM – conclude Polichetti – ha avuto la capacità di sfruttare una storia vincente, investendo sull’evoluzione dei sistemi hardware, della componente software e del capitale umano. Compito di clienti, partner, ISV e consulenti è effettuare gli opportuni aggiornamenti tecnologici, in termini di macchine e sistema operativo, per beneficiare appieno dell’innovazione e non rimanere ancorati a sistemi obsoleti e fuori supporto».

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Arianna Leonardi

Giornalista

Collaboratrice e redattrice per numerose pubblicazioni tecniche, specializzate in Informatica, Automazione ed Elettronica, Arianna Leonardi ha maturato una significativa esperienza anche nel campo della fotografia, dell’industria video e dei media online. In ambito giornalistico, segue principalmente le tematiche legate alla digitalizzazione delle imprese, con un focus su cloud transformation, big data analytics e intelligenza artificiale. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti dal 2008 e all’Associazione Nazionale dei Fotografi Professionisti, lavora con ZeroUno dal 2013.

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