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Decennio Digitale 2030, a che punto siamo rispetto agli obiettivi della CE

Secondo lo studio Deloitte, commissionato da Vodafone, l’Italia è caratterizzata da un gap in tutte le aree evidenziate nella vision dell’UE per la trasformazione digitale

Pubblicato il 20 Apr 2022

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Il Decennio Digitale dell’UE, che stabilisce obiettivi chiave su diverse aree digitali fino al 2030, rappresenta la visione dell’UE per la trasformazione digitale dell’Europa e un elemento cruciale per l’Europa per mantenere la sua competitività globale in un mondo in rapido cambiamento.

Secondo un rapporto realizzato recentemente da Deloitte e commissionato da Vodafone, in Italia, la percentuale di imprese che utilizzano la tecnologia cloud deve aumentare significativamente di 37 punti percentuali per raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla Commissione Europea.

Secondo lo studio, nel nostro Paese solo il 38% delle imprese utilizza attualmente i servizi di cloud computing, con il suddetto gap rispetto all’obiettivo del 75% da raggiungere entro il 2030. I servizi cloud possono contribuire a rendere i dati maggiormente sicuri, a guidare un processo di efficienza, ad aiutare le aziende a crescere, ad offrire nuovi insight e a ridurre i costi per le imprese: risultano dunque fondamentali per il successo delle aziende, per la loro crescita e per supportare in generale la competitività dell’Europa.

Non sono solo le aziende a non raggiungere gli obiettivi previsti. Complessivamente, la percentuale di households coperte da reti VHCN – Very high-capacity networks è del 34% nel 2021, il che significa che esiste ancora un gap di 66 punti percentuali. Colmare questo divario potrebbe rivelarsi impegnativo per la maggior parte, se non per tutti gli Stati membri, a causa dei costi elevati e delle sfide operative nella distribuzione di queste reti in aree rurali.

Anche la mancanza di specialisti ICT sta contribuendo a rallentare il percorso verso gli obiettivi del Decennio Digitale, mettendo a rischio la capacità dell’Europa di scalare le tecnologie necessarie per essere leader a livello globale. In UE, il numero di specialisti ICT è attualmente di 8,43 milioni, un numero che avrebbe bisogno almeno di raddoppiare per raggiungere l’obiettivo dei 20 milioni di specialisti ICT previsti dal Decennio Digitale.

L’intensità digitale delle PMI è rimasta relativamente piatta negli ultimi cinque anni, con un tasso medio di crescita annuale in tutta l’UE tra il 2016 e il 2021 pari a solo il 2%. L’intensità digitale è definita secondo il Digital Intensity Index che misura la disponibilità di 12 diverse tecnologie digitali, tra cui l’accesso alla banda larga veloce (30 Mbps o superiore) e la disponibilità di specialisti ICT.

In alcuni casi, gli Stati membri sono attualmente più indietro rispetto ai loro obiettivi rispetto al 2019, come la Repubblica Ceca (-14 punti percentuali) o il Portogallo (-9 punti percentuali). L’Italia è invece tra i Paesi che ha avuto una crescita di 11 punti percentuali.

Gli Stati membri il cui PIL è crollato più del previsto, avranno un aumento dei fondi e delle sovvenzioni a loro disposizione da parte della Commissione Europea. La Germania, il Portogallo e la Spagna potrebbero vedere i maggiori aumenti relativi delle sovvenzioni, mentre l’Irlanda, la Romania e i Paesi Bassi potrebbero vedere le maggiori diminuzioni relative delle sovvenzioni a causa di aumenti del PIL migliori del previsto.

Il rapporto evidenzia quattro strumenti politici chiave, che potrebbero aiutare a realizzare gli obiettivi del Decennio Digitale:

  1. Coordinamento tra i governi: una collaborazione efficace tra i governi degli Stati membri (autorità nazionali, regionali e locali) potrebbe aiutare a garantire che gli investimenti digitali siano effettivamente mirati, sincronizzati e tempestivi.
  2. Collegamento degli ecosistemi digitali: l’emergere di nuovi ecosistemi digitali dipenderà da una gamma diversificata di organizzazioni che lavorano insieme, con i governi che contribuiscono a facilitare.
  3. Condivisione dei dati: garantire che i dati siano accessibili, riutilizzabili e sicuri aiuterà a facilitare la condivisione e a sostenere gli ecosistemi digitali, comprese le smart city, la sanità digitale, la smart energy e la mobilità.
  4. Dimostrazione del Digital Value: dimostrare il valore degli investimenti digitali attraverso progetti pilota e valutazione dei benefici concreti può aiutare a sbloccare ulteriori investimenti pubblici e può contribuire a fornire informazioni utili per i processi decisionali su investimenti futuri.

Joakim Reiter, Chief External Affairs Officer del Gruppo Vodafone, ha dichiarato: “È fondamentale per l’Europa colmare le carenze sugli obiettivi del Decennio Digitale evidenziati in questo rapporto. Senza specialisti ICT e senza PMI digitalizzate e adatte al futuro, sarà difficile per l’Europa competere nei mercati globali e costruire le soluzioni industriali digitali di domani. Tutti i paesi devono partecipare al rafforzamento e al miglioramento delle capacità digitali del nostro continente. I progressi che coinvolgono solo alcuni Stati membri non saranno sufficienti per raggiungere le ambizioni digitali dell’Europa. Mentre questi gap restano, la nostra visione di un’Europa competitiva, più ”verde” e più resiliente si allontana. Infatti, il Parlamento europeo ha recentemente stimato che il costo dell’inazione sarà di 1,3 trilioni di euro entro il 2032”.

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