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Privacy online, un tema su cui le persone sono sempre più pessimiste

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Privacy online, un tema su cui le persone sono sempre più pessimiste

Oggi la privacy su internet dei propri dati preoccupa la popolazione al punto che da una recente ricerca Kaspersky Lab emerge che una persona su 3 non sa come proteggersi: ecco preziosi consigli su come comportarsi

23 Ago 2019

di Redazione

La quantità di dati personali condivisi sul Web è in continua crescita, è sempre più diffusa la convinzione che azioni di protezione della privacy online siano destinate a fallire. Lo ha rilevato una ricerca sul tema privacy dei dati personali svolta da Kaspersky Lab alla fine dell’anno scorso che ha coinvolto quasi 12mila consumatori in tutto il mondo (poco meno di 500 in Italia). In tale studio è emerso che circa un utente su tre (il 32,3% a livello globale e il 24,8% in Italia) ha dichiarato di non sapere come proteggere del tutto la propria privacy online. Questo senso di impotenza nei confronti dei problemi legati alla privacy digitale, definito “privacy fatigue” (stanchezza da privacy), si associa spesso e paradossalmente alla tendenza a una condivisione eccessiva di informazioni sui social network, senza prestare attenzione ai possibili rischi per la sicurezza.

Privacy in Internet oggi, lo scenario

In questo preciso momento storico, nel quale nove persone su dieci a livello globale (89,3%) e addirittura il 97,4% a livello italiano, dichiarano di essere online più volte al giorno, Internet è diventato qualcosa di essenziale per tutti. Questa tendenza ha portato gli utenti ad affrontare una sfida enorme: quella di tenere sotto controllo tutti i loro dati personali online. Secondo i dati Kaspersky Lab, quasi un utente su cinque (17,3%) ha dichiarato di aver visto online informazioni private, o su sé stesso o sui propri familiari, che non avrebbero dovuto essere di dominio pubblico. Relativamente al campione italiano, questa percentuale è leggermente più bassa, al 10,5%. Questo dato, a livello generale, sale a quasi un quarto (22,3%) degli intervistati se si considerano le persone che hanno dei figli sotto i 18 anni.

La “privacy fatigue” si collega allora al vivere sempre sotto pressione, con una sensazione costante che terze persone possano approfittare delle informazioni personali e che ogni forma di resistenza verso questo fenomeno sia inutile. Alcuni, infatti, pensano di non essere in grado di opporsi alla violazione della loro privacy digitale, addirittura un utente su dieci (13,4%) avrebbe perso del tutto interesse rispetto a come migliorare ulteriormente il proprio livello di privacy (in Italia siamo quasi al 10%).

Questo senso di inadeguatezza nei confronti delle questioni relative alla privacy ha influenzato anche il comportamento online delle persone. Circa un quinto (18,9% a livello globale e 17,2% per il campione italiano) degli intervistati ammette di non compiere alcuno sforzo ulteriore (come cancellare regolarmente la propria cronologia di navigazione o utilizzare speciali componenti aggiuntivi per bloccare le funzioni di monitoraggio online) per la protezione della propria privacy mentre naviga su Internet dai propri dispositivi.

Ecco come combattere la digital privacy fatigue

“La crescita dei casi di violazione dei dati, insieme alle difficoltà che si possono incontrare nella gestione dei dati personali online – ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab – porta spesso gli utenti a percepire una sorta di perdita di controllo; pensare alla loro privacy digitale è qualcosa di stancante o faticoso. Anche se non esistono soluzioni definitive, ci sono comunque tanti modi grazie ai quali è possibile ridurre i rischi. Al primo posto c’è una basilare attitudine alla “cyber hygiene”, ma è importante anche dotarsi di strumenti avanzati e di tecnologie che sono in grado di aiutare le persone a tenere sotto controllo lo stato della loro privacy digitale.”
Questa sorta di “apatia” sul lungo periodo può anche portare a conseguenze problematiche. Oggi sono molti i cybercriminali che sono disposti a sfruttare la privacy delle persone per trarre un profitto di carattere economico, anche manipolando le informazioni degli utenti.

L’ideale è invece: iniziare a gestire in modo consapevole la propria vita digitale: è importante avere una lista dei propri account e controllare regolarmente se i dati sono diventati accessibili a livello pubblico. È utile anche avere un secondo account per le email.

Quindi: utilizzare tool digitali speciali che permettono di navigare online in modo sicuro, come il Private Browsing, per esempio, o verificare che applicazioni non attendibili non abbiano accesso alla webcam o al microfono dei dispositivi connessi.

Infine: installare soluzioni di sicurezza affidabili che includano anche un insieme di funzionalità per ridurre al minimo gli eventuali rischi di una violazione della privacy, come Kaspersky Security Cloud, Kaspersky Secure Connection o Kaspersky Password Manager.

R

Redazione

Nel corso degli anni ZeroUno ha esteso la sua originaria focalizzazione editoriale, sviluppata attraverso la rivista storica, in un più ampio sistema di comunicazione oggi strutturato in un portale, www.zerounoweb.it, una linea di incontri con gli utenti e numerose altre iniziative orientate a creare un proficuo matching tra domanda e offerta.

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