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Lo Iam per aprire nuove opportunità di business

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Lo Iam per aprire nuove opportunità di business

20 Giu 2014

di Riccardo Cervelli

Non è tanto per essere compliant o rispettare le norme sulla privacy: oggi le aziende cercano soluzioni avanzate di Identity & Access Management per acquisire nuovi vantaggi competitivi. “Sempre di più i clienti – spiega Antonio Rizzi, Responsabile del team di sicurezza nell’ambito dei servizi professionali di Ca Technologies nel Sud Europa – guardano agli strumenti Iam come a veicoli per aprire nuovi canali di business”.

Ca Technologies affronta il tema dell’Iam dall’epoca dei mainframe: “Ma anno dopo anno – continua Rizzi –, anche attraverso acquisizioni, la nostra offerta si è evoluta e oggi vantiamo una proposta veramente completa. Con la suite Cloud Minder, in particolare, offriamo soluzioni Iam per tre tipologie di problemi: quello più tradizionale dell’Identity Management; quello del Single Sign On (Sso) e della federazione degli strumenti di gestione delle identità non solo all’interno di un’organizzazione, ma anche all’esterno; e quella dell’Advanced Authentication, che protegge le applicazioni e i dati da accessi non autorizzati attraverso molteplici forme di strong authentication e analisi dei rischi al fine di convalidare l’identità di un utente. Si tratta di una piattaforma organica, alla quale i clienti possono accedere per passi successivi” sottolinea Rizzi, che prosegue: “Se poi si sceglie di fruirla as-a-service, attraverso i data center di Ca Technologies o dei suoi partner, si possono abbattere i costi iniziali e velocizzarne l’adozione. Questo modello, inoltre, risulta accessibile anche da parte delle Pmi”.

Antonio Rizzi, Responsabile del team di sicurezza nell’ambito dei servizi professionali di Ca Technologies nel Sud Europa

Gli ultimi sviluppi della piattaforma Iam di Ca Technologies mirano soprattutto a facilitare la vita degli utenti mobili: “I device mobili, compresi quelli del Bring-your-own-device – afferma Rizzi – devono garantire un accesso sicuro alle applicazioni. Questo è possibile se si riesce a legare in modo certo il device all’identità dell’utente senza complicarne la vita”. Ecco quindi che Ca Technologies parla di Byoid, o Bring-your-own-identity.
Ma fondamentale, soprattutto in un’ottica di crescente convergenza fisso-mobile, on-premise e cloud, e di evoluzione del concetto di “azienda estesa”, resta il modello di Single Sign On e di federazione, che già oggi emerge chiaramente, per esempio, con l’utilizzo delle identità social: “In futuro – prevede Rizzi – si andrà sempre più verso poche entità [Facebook o Google tanto per fare due degli esempi più comuni – ndr] che gestiscono le identità degli utenti di molteplici servizi di più operatori, con svariati device”. Un modello che tenderà a espandersi all’Internet delle cose (IoT), dove anche il funzionamento degli oggetti dovrà essere autorizzato in base al riconoscimento di chi ha il diritto a utilizzarli.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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