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Clusit: l’importanza di Ricerca & Innovazione per la sicurezza informatica

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Clusit: l’importanza di Ricerca & Innovazione per la sicurezza informatica

Per attuare una strategia efficace di cyber difesa, secondo gli esperti Clusit, adeguati investimenti in Ricerca e Innovazione dovrebbero prevedere anche forme condivise di sapere e collaborazione tra pubblico e privato, così come la proposizione di un programma formativo nazionale

04 Dic 2020

di Redazione

Secondo l’ultimo Rapporto Clusit, il primo semestre di quest’anno è stato il peggiore di sempre a livello globale.

In particolare, secondo i dati del Rapporto Clusit 2020, gli attacchi perpetrati verso le Infrastrutture Critiche sono aumentati dell’85% nei primi sei mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2019; verso i Gov Contractors del 73,3%; gli attacchi che hanno avuto come obiettivo il settore della Ricerca e delle Istituzioni scolastiche sono cresciuti del 63%. Nel semestre si è inoltre registrato un incremento degli attacchi rivolti alle stesse istituzioni governative pari al 5,6%, sempre rispetto allo stesso semestre dello scorso anno.

“Di fronte a questo scenario, che sottende un’accelerazione del cyber crimine con logiche industriali, crediamo che sia fondamentale sviluppare la Ricerca e l’Innovazione, anche attraverso il finanziamento a startup e iniziative imprenditoriali italiane nel settore della cybersecurity” ha affermato Gabriele Faggioli, presidente Clusit.

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Cybersecurity

L’avvio di imprese nel settore della cybersecurity sembra incontrare maggiori criticità nel nostro Paese rispetto al resto del mondo. I dati dell’Osservatorio Cyber Security & Data Protection del Politecnico di Milano evidenziano infatti che su un totale di 254 start up nell’ambito della cybersecurity avviate nel mondo a partire dal 2015, solo il 2% è italiano; in termini di finanziamento, la media italiana è stata di un milione di dollari, a fronte dei 15 milioni di dollari ricevuti in media nel resto del mondo.

Per attuare una strategia efficace di cyber difesa, secondo gli esperti Clusit, adeguati investimenti in Ricerca e Innovazione dovrebbero prevedere anche forme condivise di sapere e collaborazione tra pubblico e privato, così come la proposizione di un programma formativo nazionale che sviluppi a lungo termine le competenze necessarie. In particolare, le tecnologie “dual use” oggi disponibili sul mercato e il loro utilizzo da parte dei diversi stakeholder rappresentano l’asset emblematico di questa cooperazione.

“Pensiamo che questi siano i primi e urgenti passi da compiere per mettere in moto un processo virtuoso di crescita non solo tecnologica, ma anche economica dell’intero sistema Paese. Lavoriamo in questa direzione anche con le istituzioni; in gioco ci sono continuità sociale ed economica” ha concluso Faggioli.

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Redazione

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