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Virtualizzazione desktop: tre tendenze

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Virtualizzazione desktop: tre tendenze

18 Mar 2013

di redazione TechTarget

Un’indagine condotta lo scorso anno su un campione di 662 CIO di tutto il mondo fa luce sui trend delle tecnologie VDI. Eccoli

Si può essere scioccati nell’apprendere che molte organizzazioni hanno implementato la virtualizzazione a livello desktop (VDI).

Ecco, allora, quali sono le tre tendenze più significative nell’adozione di questa tecnologia.

Project VRC ha presentato di recente i risultati di uno studio sull’adozione della virtualizzazione desktop (Desktop Virtualization State of the Industry), condotto l’anno scorso su un campione di 662 CIO e manager IT di tutto il mondo. Ecco quello che è emerso dall’indagine.


Il VDI è più diffuso del previsto

Secondo il sondaggio, il 32% degli intervistati utilizza principalmente la VDI in modalità stateless – singole immagini incontaminate che si fondono con le immagini specifiche dell’utente ogni volta che un utente fa il login. Questo approccio al deployment della virtualizzazione desktop è un processo complesso, che impone alle aziende di camminare lungo una sottile linea di confine, sempre in bilico tra storage, gestione e flessibilità dell’utente finale. In passato molti progetti di questo tipo sono falliti, incagliati sulla duna dell’eccessiva complessità.

Gli analisti di tutto il mondo hanno utilizzato tale complessità per spiegare perché la distribuzione tipica del VDI non deve essere stateless ma persistente. La virtualizzazione desktop persistente ricalca, nella sostanza, il deployment dei desktop fisici. Ogni utente ha la sua propria quota di storage e la sua propria virtual machine. Ci sono vantaggi e svantaggi di ogni metodo di distribuzione della VDI, ma la linea di fondo è che le organizzazioni trovano in genere la VDI persistente più facile da implementare.

L’indagine indica, però, un cambiamento nel modo in cui le aziende utilizzano la virtualizzazione desktop. Occorre, pertanto, verificare quali sono i fattori guida e, forse, identificare nuovi casi d’uso. Un ulteriore 36% delle organizzazioni ha sperimentato la VDI stateful, ma non è dato sapere con quale grado di penetrazione.

 

C’è ancora spazio per crescere

Negli ambienti VDI, il 25% degli intervistati ha dichiarato di non utilizzare alcun tipo di virtualizzazione delle applicazioni. Microsoft App-V è stato il prodotto di punta in uso, seguito da VMware ThinApp e Citrix XenApp Streaming. Quelli che non utilizzano alcuna tipologia di streaming sono probabilmente “desktop persistenti”, ma potrebbe anche essere che stiano attuando un baking delle loro applicazioni con le relative immagini.

Negli ambienti server-based computing (SBC), quasi il 36% degli intervistati ha dichiarato di non usare la virtualizzazione delle applicazioni, anche se un po’ di più (il 37%) ha sostenuto di utilizzare App-V. Citrix XenApp Streaming si posiziona subito dietro (con il 19% delle citazioni), seguita da VMware ThinApp (5%) e, a seguire, da tutti gli altri.

Questo significa, in sostanza, che c’è parecchio spazio perché la virtualizzazione delle applicazioni possa crescere. Si tratta di una tecnologia che permette di gestire meglio i desktop e offre la possibilità di abbracciare in modo più rapido altri metodi di deployment dei desktop. Se è già stata implementata la virtualizzazione delle applicazioni sui desktop fisici e si vuole fare VDI o SBC, sarà sufficiente trasferire in questi ambienti l’applicazione specifica e il gioco sarà fatto.

 

I casi d’uso delle PMI

Sulla base dei risultati, la maggior parte degli intervistati appartenenti a grandi aziende e imprese di medie dimensioni ritiene auspicabile ampliare la portata della virtualizzazione desktop all’interno della propria organizzazione nei prossimi due o tre anni.

Le medie imprese si aspettano di non modificare il tasso di adozione della VDI nello stesso lasso di tempo, mentre nelle piccole imprese potrebbe essere in calo. Le piccole imprese potrebbero più probabilmente decidere di abbracciare il Desktop-as-a-Service (DAAS) o altre forme di servizio gestito.

L’alternativa è che potrebbero effettivamente cercare di estendere la portata della VDI e rendersi conto che non è così facile fare da soli. Si dovrà lavorare molto duramente per convincere una piccola impresa senza personale IT qualificato a intraprendere la strada della VDI. DAAS e VDI si incastrano perfettamente tra loro, quindi questa potrebbe essere un’indicazione utile per le piccole imprese, per decidere di perseguire la via dei servizi gestiti piuttosto che cercare di fare da soli.

redazione TechTarget

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