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Come iniziare un progetto di Internet of Things in 4 domande (e 4 risposte)

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Internet of Things

Come iniziare un progetto di Internet of Things in 4 domande (e 4 risposte)

09 Feb 2017

di TechTarget

Il diffondersi dell’Internet of Things sta modificando i requisiti di rete e di storage richiesti ai data center per operare in condizioni ottimali. Per rimanere al passo, gli amministratori devono analizzare e conoscere questi cambiamenti e gestire l’IT di conseguenza. Tips and Tricks degli esperti, utili ad avviare un’implementazione IoT

L’Internet of Things rappresenta una grande opportunità per il business, grazie alla grande quantità di dati che possono essere raccolti attraverso i sensori che rendono gli oggetti intelligenti e connessi.

Questi sensori, però, per funzionare in maniera ottimale richiedono un’architettura corretta e adeguate attività di implementazione, gestione e supporto, oltre ad avere particolari esigenze di storage e di conservazione. La continuità operativa della Internet of Things è parte integrante di una sicurezza nativa a livello di infrastruttura, di sistema, di connessione e di servizio.

Per questi motivi i progettisti e gli architetti IT,  prima di intraprendere un’iniziativa IoT, devono valutare attentamente le implicazioni di questa tecnologia e apportare le modifiche necessarie per accoglierla e implementarla con successo.

1) La mia rete è adatta alla Internet of Things?

Ogni dispositivo IoT produce dati che attraversano la rete e devono poi essere memorizzati ed elaborati: ogni sensore moltiplica questo traffico di informazioni. Per questi motivi, uno dei primi ostacoli per la distribuzione IoT è rappresentato dalle limitazioni di banda della rete che possono causare colli di bottiglia e un peggioramento delle prestazioni. Questo può essere un problema complesso; l’idoneità della rete dipende dal luogo in cui i dispositivi IoT sono fisicamente collocati, dalla capacità di larghezza della banda e dall’architettura della rete stessa. Per esempio, se molti dispositivi intelligenti sono collocati a distanza si possono verificare casi di latenza nel collegamento internet tra il data center e il sito remoto.

Se i dispositivi sono collocati a livello locale, invece, la latenza può verificarsi sui segmenti di rete dove questi dispositivi risiedono. Per capire il modo in cui i dispositivi IoT impattano sulle performance della rete gli esperti consigliano di effettuare test, monitorare il traffico e misurare le prestazioni della rete. Per le reti IoT locali, occorre aggiornare i segmenti più lenti per velocizzare la larghezza di banda e distribuire più collegamenti per migliorarla o riformulare l’architettura di rete per ridurre i conflitti nel traffico IoT. Per le implementazioni IoT remote, invece, è consigliabile prendere in considerazione l’edge computing per per archiviare e trasformare i dati IoT e riportare al data center per l’uso solo i dati pre-processati.

2) Come gestire un’implementazione IoT?

Al di là dei requisiti fisici di installazione, manutenzione e sostituzione, i team IT devono configurare, testare e gestire tutti i dispositivi IoT. Idealmente, un’implementazione Internet of Things è gestibile da remoto, proprio come la maggior parte degli attuali dispositivi server, storage e di rete. La gestione di dispositivi IoT normalmente coinvolge un tool software reso disponibile dal fornitore, ma secondo gli esperti gli amministratori dovrebbero prendere in considerazione il modo in cui questo software si integra con gli strumenti di gestione attuali, come ad esempio System Center Operations Manager.

Se un fornitore offre un plug-in che aggiunge un supporto IoT a una piattaforma di gestione principale ciò potrebbe ridurre al minimo (o addirittura eliminare del tutto) qualsiasi problema di integrazione. La  gestione dei dispositivi IoT potrebbe incidere sui  workload dell’IT, soprattutto quando questi flussi di lavoro sono formalizzati in sistemi di orchestrazione e automazione. Gli amministratori potrebbero  avere bisogno di orchestrare i workload  IT per gestire la configurazione iniziale e la sperimentazione di nuovi dispositivi IoT. Inoltre, potrebbe essere necessario aggiornare flussi di lavoro esistenti per aggiungere passi e policy riguardanti i dispositivi IoT.  Le modifiche dei flussi di lavoro possono essere pratiche ingombranti e richiedere la convalida e l’autorizzazione degli alti dirigenti aziendali.

3) Quanto storage serve per i dati IoT (e il ruolo del cloud)

In primo luogo, gli esperti consigliano di valutare il luogo in cui è necessario memorizzare i dati. Tradizionalmente, i dati passano attraverso la rete e vengono poi memorizzati nel data center principale dove l’azienda può esercitare il massimo controllo e mantenere il livello di sicurezza ottimale. Questo, però, impone anche significativi investimenti  in infrastrutture e può portare alla formazione di colli di bottiglia nella rete. In alternativa, l’azienda potrebbe spostare i dati su un impianto in outsourcing che si trova più vicino ai dispositivi IoT, riducendo la latenza pur mantenendo un’infrastruttura centralizzata.

Tuttavia, sempre più aziende stanno optando per memorizzare i dati grezzi IoT ai margini (edge), ponendo le risorse di calcolo e di storage il più vicino possibile al punto in cui vengono distribuiti i dispositivi dell’Internet degli oggetti, passando poi al data center  principale solo i dati lavorati o trasformati. Se, da un lato, questo può alleviare alcuni potenziali problemi legati alle prestazioni di rete, dall’altro complica l’infrastruttura complessiva.

Un luogo di archiviazione più dinamico e flessibile per i dati IoT è rappresentato dal cloud pubblico che elimina le spese di stoccaggio. Successivamente, gli esperti consigliano di valutare la quantità di storage di cui si ha bisogno. Potrebbe sembrare un banale problema di pianificazione della capacità, ma i volumi dei dati IoT e i periodi di conservazione possono dare luogo a capacità di stoccaggio e modelli di utilizzo instabili.

Risulta impossibile definire con precisione la quantità di capacità IoT, poiché questo elemento dipende dall’ammontare dei dati che si raccolgono e dalla frequenza con cui li si usa. Ad esempio, se si stanno raccogliendo i dati da appena ventiquattro ore prima di eseguire un’analisi, si avrà bisogno di molta meno capacità di archiviazione rispetto a quanto richiesto da un progetto di raccolta e analisi dei dati della durata di trenta o novanta giorni.

4) Per quanto tempo è necessario conservare i dati IoT?

Le preoccupazioni relative alla conservazione dei dati non sono di certo una novità per gli operatori del settore, ma l’Internet of Things aggiunge una nuova dimensione a questo problema. Esistono già alcuni standard per la conservazione dei dati IoT, ma quest’ultima avrà sempre un impatto sui requisiti di capacità di archiviazione. In generale, secondo gli esperti, la conservazione dei dati per un’implementazione IoT dipende dai dati che vengono raccolti e da come vengono usati.

Per fare un esempio: se un’azienda connette dati IoT da sensori presenti intorno a un aeroplano commerciale o a un impianto industriale, quei dati probabilmente affronteranno un lungo periodo di conservazione per permettere le relative attività di analisi e modellazione. Se invece si stanno utilizzando sensori IoT per misurare il traffico di acquirenti in un negozio durante le festività, i dati raccolti saranno utili sono per prendere decisioni a breve termine e potranno quindi essere eliminati più velocemente.

 

TechTarget

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