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Progettare la virtualizzazione del desktop

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Opinioni

Progettare la virtualizzazione del desktop

26 Apr 2010

di redazione TechTarget

Ecco come avviare un’efficiente transizione all’ambiente virtuale e le best practice per testare la soluzione per evitare che diventi un incubo sia per gli utenti sia per il dipartimento IT

L’enterprise desktop virtualization è un’ottimo metodo per una revisione delle infrastrutture, ma bisogna prestare molta attenzione nelle fasi di progettazione e sperimentazione.

Il rischio infatti è che sia invisa dagli utenti e dal business nel momento in cui vengono rilevati scarsi livelli di performance.

 

Profilo dell’utente

Durante il progetto, molte imprese fanno il possibile per ricreare il profilo di ogni utente desktop. Invece di ridurre al minimo il numero di immagini desktop, semplificando la gestione di un fattore che può arrivare all’80%, le aziende stanno sovraccaricando i server virtuali con troppe immagini, ha dichiarato Kevin Vogl, Vice Presidente della virtualizzazione presso il system integrator Champion Solutions Group di Boca Raton, in Florida

“Ho visto imprese che hanno preso un piccolo gruppo di utenti e, invece di riservare a tale gruppo una o due immagini, hanno finito con attribuirgliene almeno sei perché alcuni di tali utenti utilizzano un’applicazione che gli altri non usano” ha dichiarato Vogl. Le applicazioni che sono usate solo da pochi utenti dovrebbero essere fornite separatamente, attraverso la virtualizzazione delle applicazioni. In caso contrario, l’impresa si potrebbe trovare a dover supportare migliaia di immagini, ha affermato Vogl.

 

Boot simultaneo

Il boot simultaneo di un gran numero di utenti è spesso visto come un altro potenziale incubo per l’allocazione di storage o l’assegnazione della capacità di rete associati con l’enterprise desktop virtualization. Questo “boot storm” può anche essere evitato in fase di progettazione, se viene utilizzata la memoria condivisa (disponibile nella maggior parte dei prodotti di virtualizzazione attuali).

Quando viene caricata la prima immagine di Windows 7, per esempio, la tecnologia di memoria condivisa elimina la necessità di riservare della memoria per tale immagine la prossima volta che un utente avvia Windows 7, ha detto Vogl.

A differenza di quanto sostengono alcuni esperti della virtualizzazione, Vogl è dell’opinione che i desktop hosted mettano meno pressione sulla rete (se l’infrastruttura è impostata correttamente): gli utenti devono effettuare un numero minore di salti da server a server, il che, a sua volta, riduce il carico sul network quando le immagini desktop e i server sono collegati allo switch principale nel datacenter.

“A differenza del modello spoke-and-wheel, dove tutti gli switch finali sono connessi all’hub centrale e ogni Pc raggiunge tale hub da differenti punti, con la virtualizzazione desktop ogni risorsa è collegata allo stesso switch aziendale o hub, quindi la rete è attraversata da un minore traffico”, ha evidenziato Vogl. In aggiunta, le tecnologie di virtualizzazione dello storage, come thin provisioning e snapshot, possono contribuire a limitare i requisiti di storage della virtualizzazione desktop.

Durante la progettazione di un’infrastruttura virtualizzata, il CIO dovrà probabilmente aggiornare gli skill dell’organizzazione IT. Può essere necessario un amministratore dei server per imparare a gestire i desktop virtualizzati, mentre un amministratore dei desktop è fondamentale per “costruire” la macchina virtuale; altre figure dovranno capire come allocare lo storage a fronte del nuovo paradigma. “Le discipline IT per la virtualizzazione desktop sono ancora da definire: questo è un aspetto che le imprese stanno imparando”, ha detto Mark Margevicius, Research Vice President di Gartner e responsabile dell’end user computing.

Nuovi servizi vengono spostati verso il datacenter o creati per la prima volta. Quando le immagini del desktop migrano nel datacenter, il personale IT diventa responsabile del backup dei dati degli utenti. “Quante aziende fanno un backup individuale dei dispositivi dei loro utenti? Con la nuova struttura, l’IT diventa responsabile per il disaster recovery anche se non ha in atto una strategia per i computer portatili o i desktop”, ha dichiarato Mark Bowker, analista di Enterprise Strategy Group (ESG) di Milford, nel Massachusetts.

 

Scegliere gruppi di test per la virtualizzazione desktop

Tutti questi preparativi possono essere inutili, se il CIO non sceglie la strada giusta per l’installazione in azienda. Nell’esperienza di Vogl, il miglior modo per effettuare il primo test non è puntare su un gruppo selezionato di persone, ma sul top management aziendale. “Loro hanno meno probabilità di perdere il controllo se le prestazioni non sono poi così buone e vi diranno esattamente ciò che deve essere messo a punto. Inoltre, è una questione di percezione. Le persone degli altri livelli della società vedono che i responsabili hanno qualcosa di nuovo, e lo vogliono anche loro”, ha puntualizzato Vogl.

Un’altra “cavia” per l’enterprise desktop virtualization è il training. “La produzione non è influenzata dai corsi di formazione e un’ampia varietà di nuovi corsi può essere creata in modo rapido e semplice installando differenti immagini sui thin client in funzione dei diversi tipi di formazione, ha detto Vogl. “E dal momento che un sacco di gente in tutta l’organizzazione fa formazione in qualche forma, questa area può diventare un banco di prova per la produzione e l’accettazione da parte dell’utente”, ha sottolineato Vogl.

Alcune imprese stanno anche considerando come candidati alla virtualizzazione del desktop i dipendenti che non hanno necessariamente configurazioni statiche ma che lavorano soltanto in ufficio e a casa. Un’altra raccomandazione è di adattare le soluzioni di desktop virtualization ai dipendenti. Gli utenti che hanno bisogno di un sacco di potenza elaborativa sul proprio desktop locale o quelli che lavorano spesso non online non sono candidati ideali per la virtualizzazione desktop.

Gli utenti mobili di computer portatili rappresentano ancora un gap per l’enterprise desktop virtualization. “Per il segmento mobile, la questione è legata al tethering con la rete; in questo caso, l’unica soluzione è ancora un computer portatile con una propria capacità e proprie applicazioni”, ha sostenuto Margevicius. La virtualizzazione del desktop può però avere senso per i lavoratori che usano computer portatili a casa e in ufficio e non viaggiano. “Credo che circa il 65-70% delle abitazioni abbiano accesso alla banda larga e sto vedendo molte aziende che cercano di dare ai dipendenti thin client da usare a casa e in ufficio”, ha concluso Margevicius.

redazione TechTarget

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