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Mobile Device Management: cosa significa per le aziende italiane lo spiega una survey

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SURVEY

Mobile Device Management: cosa significa per le aziende italiane lo spiega una survey

13 Set 2016

di Laura Zanotti

I dispositivi mobili stanno impegnando le aziende italiane su più fronti. Il 76% delle organizzazioni consente ai dipendenti di accedere ai sistemi aziendali in mobilità utilizzando una piattaforma di EMM, ma solo la metà va oltre la mera gestione delle email. Tra COPE, COBO e BYOD, vince il primo, scelto dal 69% delle imprese

Mobile Device Management (o MDM) significa saper gestire i device mobili che ogni dipendente porta con sé, dentro e fuori all’azienda. Non è solo una questione di quantità di dispositivi quanto, piuttosto, della complessità di una governance legata alla quantità di servizi e di vincoli di sicurezza associati.

Corsi e ricorsi storici, con il Mobile Device Management l’IT si ritrova di fronte a un problema già affrontato in passato: il crescere incontrollato di un parco installato che porta grande eterogeneità di dispositivi e sistemi. La diversificazione delle tecnologie mobile e di quel software che ha trovato la sua apoteosi fuzionale nelle app, hanno moltiplicato all’ennesima potenza la complessità gestionale.

La quantità di sistemi operativi e applicazioni che le aziende dovranno via via risolvere rappresentano una sfida alla voglia di razionalizzazione e di sicurezza delle orgamizzazioni. Le criticità sono legate a un parco hardware potenzialmente a capacità infinita: ragionando in prospettiva, infatti, da qui ai prossimi anni le wearable technologies cresceranno, smart watch e smart glasses in testa. Sono e saranno tutti interallacciati a delle app in cloud e costituiranno un’evoluzione della mobility. Quando si parla di Mobile Device Management, infatti, bisogna guardare oltre al contingente, ragionando con un po’ di anticipo per non rimanere nuovamente al palo. 

Mobile Device Management in una fotografia tutta italiana

Già oggi le imprese più lungimiranti hanno saputo adottare in fretta soluzioni a supporto di una centralizzazione organizzata, scegliendo piattaforme di Enterprise Mobility Management capaci di garantire agli amministratori il controllo sui dispositivi, sugli accessi, sulle applicazioni, sui dati aziendali da proteggere. A raccontarlo è una survey condotta da NetworkDigital4 in collaborazione con MobileIron su un panel di 400 aziende italiane, operanti in tutti i settori di cui il 34% appartenenti all’industria e il 66% nei servizi.

A rispondere alle domande degli analisti CIO e responsabili IT (91% del campione) che hanno aiutato a costruire una fotografia molto dettagliata dello stato dell’arte tecnologico rispetto al tema del Mobile Device Management. Un dato interessante, ad esempio, è che quasi otto aziende si dieci (il 76%) consente al personale che lavora in mobilità di accedere ai sistemi aziendali e di questo campione sempre un 76% utilizza una piattaforma di MDM. 

Il 24% delle aziende non permette ai dipendenti in mobilità di accedere ai sistemi informativi aziendali, ma il 9% di queste ci sta pensando. Un dato che dà evidenza del trend è che di questo 24% di aziende, quasi 8 su 10 hanno già in casa una soluzione di MDM il che significa chiaramente una forte consapevolezza rispetto a quanto la forza lavoro in mobilità abbia bisogno di nuove risorse integrate per fare in modo che produttività individuale e business continuity aziendale funzionino attraverso un’unica soluzione di continuità.

Produttività individuale ancora non fa rima con business continuity

Semplificare la gestione dei dispositivi mobili attraverso l’utilizzo di un’unica piattaforma capace di garantire il controllo e la sicurezza di dispositivi, dati e applicazioni è una scelta strategica perché permette di normalizzare e standardizzare una serie di attività che altrimenti devono essere fatte tutto in modo puntuale e dispersivo. Andando nel dettaglio della ricerca, però, si scopre che la metà delle aziende ancora non sfrutta davvero questa opportunità: solo il 50% del campione consente agli utenti in mobilità di accedere a documenti, alla intranet aziendale, ricevendo anche assistenza remota in caso di necessità. L’altra metà delle imprese, infatti, permette solo l’accesso alla posta elettronica aziendale.

La bidirezionalità inaugurata dalle piattaforme di MDM, invece, apre nuove modalità di relazione e di sviluppo che consentono agli amministratori di sistema non soltanto di tracciare in maniera più adeguata e puntuale i servizi ma anche di monitorare eventuali criticità per una gestione più proattiva e customer centrica, con una reportistica automatica che aiuta a fare il punto senza aspettare che siano gli utenti a fare le loro segnalazioni.

Enterprise Mobility Management: meglio COPE che BYOD

Secondo l’analisi del campione, rispetto al tema del Bring Your Own Device il modello adottato da 7 aziende su 10 è il COPE (Corporate Only, Personal Enabled) mentre 3 aziende su 10 scelgono il COBO (Corporate Owner, Business Only). Solo il 2% delle aziende offre massima libertà di accesso ai sistemi informativi dell’organizzazione sia dai dispositivi personali che da quelli aziendali.

Andando a mappare meglio le priorità delle aziende che consentono ai dipendenti in mobilità di accedere ai sistemi aziendali e che hanno una piattaforma di MDM si scopre che la sicurezza rimane al primo posto (70%). Al secondo, a distanza, viene segnalata la necessità di ulteriore flessibilità nella gestione dei dispositivi (24%). La gestione della mobile workforce è un altro aspetto importante, ma solo per il 6% del campione.

I ricercatori, dalle risposte raccolte hanno potuto rilevare come già nell’anno in corso il tema del BYOD è comunque messo sul tavolo dal 15% del campione. Nell’ottica di un miglioramento o di un’evoluzione, la priorità segnalata è una gestione sempre più integrata dei dispostivi mobile aziendali, seguita dall’adozione di soluzioni più evolute (16%) e da una gestione integrata dei dispositivi personali dei dipendenti.

 

 

Laura Zanotti

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