Resilienza operativa, valore strategico del dato e automazione intelligente. È a partire da questi tre pilastri che IBM ha presentato alla stampa la nuova generazione dei sistemi storage, FlashSystem, e l’introduzione dell’approccio agentico. Un passaggio che, nelle intenzioni dell’azienda, segna l’evoluzione da infrastruttura tecnica a componente attiva della strategia IT.
«Non capita spesso di lanciare un aggiornamento così ampio del nostro portafoglio storage. L’AI entra nello storage con FlashSystem.AI per migliorare la produttività dei clienti e aiutare a gestire sistemi dove girano le applicazioni più critiche per il business» ha esordito Sam Werner, General Manager di IBM Storage. Un tema che si inserisce in un contesto ancora più ampio e attuale, in cui la crescita dei dati e l’adozione di applicazioni basate su intelligenza artificiale stanno decisamente cambiando il ruolo dello storage.
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Resilienza prima di tutto
Il messaggio che il manager di IBM ha voluto subito portare è che lo storage non è più solo capacità e prestazioni, ma continuità operativa e protezione del dato. «Se lo storage primario si ferma, il business si ferma. La resilienza operativa è il primo requisito» ha ricordato. FlashSystem.AI introduce servizi che monitorano l’infrastruttura, individuano anomalie e suggeriscono o attivano azioni correttive.
Tre gli elementi evidenziati durante la conferenza stampa: il rilevamento di attacchi ransomware in meno di un minuto; la capacità di intervenire automaticamente per mantenere i livelli di servizio; la riduzione fino al 90% delle attività manuali di gestione dello storage. Calcolo che, come ha espresso lo stesso Werner, va considerato principalmente in tempo risparmiato.
Sicurezza dei dati e telemetria
Quando si è parlato di sicurezza, è stata evidenziata la capacità dei sistemi di analizzare in tempo reale ogni operazione di input/output sui drive. «Guardiamo ogni I/O che entra nel sistema, in tempo reale. Nessun’altra soluzione può reagire così velocemente» ha sottolineato Werner.
La combinazione con la tecnologia di copia protetta consente di ridurre drasticamente il Recovery Point Objective (RPO), limitando la quantità di dati potenzialmente persi in caso di attacco.
Il tema della protezione dei dati, centrale anche per i responsabili della sicurezza, si intreccia, così, con quello della continuità operativa: più rapida è la rilevazione, più efficace è il piano di ripristino. I modelli, assicurano i manager IBM, vengono addestrati su dati tecnici raccolti dai sistemi installati senza trasferire dati dei clienti.
SLA e continuità operativa: il ruolo dell’AI
Un passaggio centrale riguarda il tema degli SLA (Service Level Agreement) ovvero i livelli di servizio concordati in termini di disponibilità, prestazioni e tempi di risposta dei sistemi. Durante l’incontro, è stato evidenziato come l’intelligenza artificiale consenta di monitorare in tempo reale questi parametri e intervenire quando le prestazioni rischiano di scendere al di sotto delle soglie stabilite.
Secondo quanto spiegato da Werner, l’AI è in grado di rilevare deviazioni dai livelli di servizio, avvisare gli amministratori e suggerire o attivare la riallocazione dei carichi di lavoro su risorse disponibili per ristabilire le prestazioni. Lo storage diventa un sistema capace di reagire dinamicamente alle condizioni di utilizzo.
L’impatto riguarda anche il lavoro quotidiano dei team IT. «Gli amministratori sono professionisti esperti, ma spesso devono investire molto tempo per analizzare dati e diagnosticare problemi. L’AI può farlo in anticipo e, in alcuni casi, intervenire direttamente» ha spiegato Werner. Il manager ha evidenziato il ruolo di FlashSystem Grid che permette di distribuire e bilanciare i carichi tra sistemi diversi in modo trasparente, mantenendo sotto controllo prestazioni e costi.
FlashCore Module 5 e il valore della tecnologia proprietaria
Sul fronte hardware, la novità principale è la quinta generazione di FlashCore Module, drive proprietari progettati da IBM. La scelta di progettare internamente questi componenti non è solo industriale poiché consente di integrare capacità di analisi e sicurezza direttamente nell’unità di storage.
Alistair Symon, Vice President Storage Systems Development, ha sottolineato il ruolo strategico di questa tecnologia: «Parliamo della densità più elevata per workload enterprise. Le unità da 105 TB combinano tecnologie diverse con proprietà intellettuale IBM per garantire prestazioni e durata anche su carichi intensivi».
Il punto chiave, ha spiegato Symon, non è solo la capacità massima dichiarata, ma la capacità sostenibile nel contesto reale. «A differenza di molti drive concorrenti, spesso ottimizzati per scenari di sola lettura, questi moduli mantengono alte prestazioni e affidabilità anche su workload enterprise ad alta intensità di scrittura».
Verso una piattaforma di storage unificata
Durante la conferenza è emersa la visione di lungo periodo dell’azienda. L’approccio agentico non si limiterà allo storage a blocchi, ma verrà esteso a file e oggetti, con l’obiettivo di creare una gestione unificata dell’infrastruttura dati. «È solo il primo passo verso una piattaforma enterprise per il cloud ibrido, capace di integrare tutti i dati e supportare le applicazioni AI del futuro» ha spiegato Werner.
Per IBM il ruolo dello storage nelle organizzazioni ha ormai superato il mero approccio tecnico e ha assunto un compito molto più ampio: quello di apportare un cambiamento. «L’AI applicata allo storage è l’elemento più trasformativo che abbia visto nella mia carriera. Permette di gestire l’infrastruttura in modo diverso e di liberare risorse per investire nelle nuove applicazioni e nell’innovazione» ha concluso Werner.
Il punto non è solo l’adozione di una nuova tecnologia ma la possibilità di governare ambienti critici con maggiore controllo mentre l’infrastruttura si “allena” ad anticipare i problemi e supportare il business in modo diretto.
Un passaggio che riflette una tendenza più ampia del mercato ovvero portare intelligenza e automazione sempre più vicino al dato, trasformando lo storage da infrastruttura passiva a componente attiva della strategia digitale.


















